Il lavoro che vorrei: da dove partire

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Inizio il mio primo post proprio dal titolo del blog: “Il lavoro che vorrei…”.

office-381228_1280Quanti possono dire di svolgere il lavoro che hanno sempre desiderato di avere? Quanti giovani sono alla ricerca del primo lavoro, inconsapevoli, talvolta, di quello che vorrebbero fare? E chi invece un lavoro già ce l’ha, si può dire soddisfatto o forse pensa che da un’altra parte sarebbe meglio?

Inoltre, per noi donne, dopo la nascita dei figli, emergono esigenze diverse che ci fanno pensare che conciliare lavoro e famiglia sia una missione impossibile.

Sicuramente se chiedessi a ciascuno di voi quale potrebbe essere il lavoro dei vostri sogni, le risposte sarebbero molteplici e diversificate.
Forse vi starete chiedendo come fare allora a trovare il lavoro che tanto vi piacerebbe fare….ebbene, non ci sono formule magiche né tanto meno trattasi solo di pura fortuna…il segreto, se così si può dire, é quello di avere “talento” (uso questo termine in senso molto ampio, intendendolo anche come conoscenza, capacità nel saper fare) e poi sì, dare la possibilità al nostro talento di trovare un’occasione in cui potersi esprimere e mettersi alla prova.
Mi viene pertanto da dire che il primo passo consista proprio nel partire da una buona conoscenza di se stessi, in termini di capacità, conoscenze, ma anche di attitudini, di motivazioni, di aspetti caratteriali che ci possono guidare nella scelta di una direzione piuttosto che di un’altra. Tutto questo spesso è il risultato di quello che si indica, generalmente, come bilancio di competenze, argomento che sarà sicuramente oggetto di maggiori approfondimenti in successivi miei posts.

Ad una conoscenza approfondita di noi stessi, deve seguire una buona conoscenza di quello che ci offre il mercato o, se il lavoro dobbiamo costruircelo, dell’offerta che potremmo creare.

Ed infine dovremo trovare il modo di far combaciare le nostre attitudini, necessità, interessi e passioni con il lavoro che è attualmente disponibile, perchè ricordiamo che “Il Lavoro Che Vorrei” deve essere come un vestito confezionato appositamente per noi.

Come trasformare un buon proposito in un’azione

Come trasformare un buon proposito in un’azione

come trasformare un buon proposito in un'azioneSettembre: mese dei buoni propositi

Il mese di Settembre per me è sempre stato un mese di inizio. Il mese in cui progettare il mio anno e soprattutto il mese in cui cerco di trasformare i buoni propositi, che di solito arrivano durante l’estate, in azioni concrete.

Ma purtroppo sappiamo che spesso ciò non accade, generando in noi un profondo senso di frustrazione.

Per questo provo a fornirti i miei cinque consigli per trasformare un buon proposito in un’azione concreta, per evitare la frustrazione derivante dal non riuscire a concretizzare.

Sarà che a Settembre rincomincia la scuola, ma, per me, Settembre è sempre stato un mese  che mi ha portato a generare tante nuove idee e molti buoni propositi.

Di solito a Settembre divento molto creativa e questo mi porta a ripensarmi. L’intento che ho è sempre quello di cercare di migliorarmi. Infatti, alla base di tutti i miei progetti, c’è sempre questa idea di fondo: nasciamo, cresciamo e quindi cambiamo, ma sempre con una spinta interiore a cambiare in meglio la nostra vita. Almeno così è sempre stato per me. E questo pensiero mi ha sempre dato tanta motivazione nello sperimentarmi in nuovi progetti.

L’idea che in un futuro non lontano, solitamente un arco temporale di un anno, possa cambiare effettivamente qualcosa della mia esistenza che mi consenta di farmi stare meglio, è sempre stato un grande aiuto per spronarmi ad impegnarmi.

Non sempre un buon proposito si trasforma in azione

Ma spesso poi accade che quello che è un buon proposito, difficilmente, o con grande fatica, si trasforma in un’azione concreta. E questo, diciamocelo, genera, almeno in me, una grande frustrazione.

Ti è mai capitato di dire: “da Settembre mi metto a dieta!” oppure: “da Settembre inizio ad andare in palestra!”, senza che poi effettivamente il buon proposito si trasformasse in azione concreta? Capita che, riprendendo la vita di sempre, si ritorni ad essere la stessa persona che si era prima dell’estate, sopraffatta dai soliti impegni quotidiani che ti fanno dimenticare di tutto, distraendoci dalle nostre migliori e più pure buone intenzioni.

Ma allora come fare?

Ti racconto come faccio io o, come almeno, cerco di fare. Ammetto però che non sempre ci riesco!

La mia “ricetta” per trasformare un buon proposito in azione consiste:

  1. nel comunicare la mia intenzione a più persone. Così facendo, mi creo una sorta di “obbligo morale” che voglio assolutamente rispettare per non sentirmi in difetto. Può sembrare una banalità, ma vi assicuro, invece, che si tratta di uno stratagemma fortissimo, soprattutto, per chi ama essere di parola con gli altri.
  2. altro stratagemma che utilizzo per trasformare un buon proposito in azione è quello di fissare una scadenza entro la quale devo assolutamente mettere in atto la mia intenzione. Darsi un obiettivo temporale spesso ci aiuta a mantenere l’impegno preso.
  3. utilizzo la tecnica della visualizzazione, immaginandomi nei momenti successivi in cui ho trasformato la mia buona intenzione in un’azione. Questa è una tecnica che aiuta tantissimo per auto motivarsi.
  4. faccio l’elenco di tutte le scuse che mi portano ad allontanarmi dal mio buon proposito e cerco di smontarle una dopo l’altra, facendole miseramente cadere.
  5. infine mi faccio aiutare dalle persone che mi vogliono bene e che so essere in grado di spronarmi e rassicurarmi, perchè spesso dietro ad un buon proposito che non si trasforma in azione c’è la grande paura di fallire o di non essere in grado di raggiungere il risultato che si desidera tramite l’azione che si sta mettendo in atto.

Con questi consigli ti ho illustrato come trasformare un buon proposito in un’azione. Ma mi farebbe molto piacere sapere quali sono i tuoi stratagemmi!

Ti va di scriverlo nei commenti?

I 6 errori da evitare al primo colloquio

Quali sono i 6 errori da evitare al primo colloquio?

Nessuna domanda e nessuna risposta è di per se sbagliata, ma, talvolta lo sono i tempi e le modalità che usiamo.

Mi è capitato più di una volta, durante la mia attività da recruiter, di riscontrare alcuni errori comuni in cui inciampano alcuni candidati, durante il primo colloquio, indipendentemente dall’esperienza che hanno.

Vorrei pertanto condividere con te quelli che riscontro essere i 6 errori da evitare al primo colloquio, per non cadere sulla classica buccia di banana.

Cominciamo.

Errore Nr.1

Dopo un bel colloquio, in cui ti sei dichiarato/a una persona disponibile in termini di orari, di flessibilità, di mobilita….alla fatidica domanda del selezionatore: “ha domande?”, chiedi: “ecco….si….vorrei sapere: ma…qual è l’orario di lavoro?”

…..No!!! Ti prego: non chiedere questi dettagli al primo colloquio….se andrai avanti nella selezione, avrai tutto il tempo per approfondire questi aspetti.

E poi, comunque, considera che, se ti stai candidando per un lavoro d’ufficio, l’orario di ingresso potrà essere alle 8.00 del mattino, oppure alle 9.00, per proseguire con le classiche 8 ore giornaliere. Generalmente ormai, tra l’altro, quasi tutte le Aziende consentono una certa elasticità nell’orario di ingresso e di uscita, almeno che non si tratti di un lavoro particolare che richieda la presenza in un determinato orario.

Inoltre, in molte realtà, oramai è in uso lo Smart Working,sempre che la tipologia di attività svolta dall’Aziende e/o il tipo di professione per la quale stai sostenendo il colloquio, sia compatibile con questa modalità di lavoro.

Se l’orario invece dovesse essere su turni di lavoro, solitamente dovresti aver trovato già all’interno del testo dell’inserzione la richiesta di disponibilità a svolgere lavoro su turni e magari anche durante i giorni festivi…

Ad ogni modo, inoltre, personalmente quando mi è capitato di assumere per orari di lavoro su turni, l’ho sempre esplicitato durante il primo colloquio perchè, ovviamente, mi interessa capire se la persona è disponibile ad un’attività che è articolato su un orario non di giornata.

Errore Nr. 2

Altra classica buccia di banana da primo colloquio è chiedere a quanto ammonta la retribuzione….

Non è domanda da fare al primo colloquio.

Non tanto perché si pensi che possa essere una domanda un po’ indiscreta, ma piuttosto perché spesso la retribuzione è in funzione del profilo che il selezionatore reperirà sul mercato.

Infatti, a patto di riconoscere una retribuzione in linea con quanto determinato dai contratti nazionali di lavoro, si deciderà di ricompensare di più o di meno a seconda di alcuni fattori, come ad esempio in funzione della maggiore o minore seniority. Sicuramente chi seleziona ha in testa un range, ma non è necessario che, al primo colloquio, tu ti metta ad investigare questo aspetto. Ricorda che, anche per questo genere di domande, ci sarà l’occasione per approfondire, se passerai alle fasi successive.

Al primo colloquio, ma direi anche in qualche colloquio successivo, interessati maggiormente alla tipologia di lavoro. Cerca di capire se quello che ti stanno proponendo è in linea con quello che ti piace fare; è in linea con i tuoi valori; quali opportunità per il futuro ci possono essere per la crescita dell’Azienda e, di conseguenza, per la tua crescita professionale. Approfondisci, facendo anche tu domande. Chiedi se, nel ruolo che ti stanno proponendo, avrai l’occasione di sviluppare nuove competenze che potrebbero servirti anche in futuro.

Ricorda sempre che un colloquio è, prima di tutto, una relazione tra persone e un rapporto tra pari: bisogna scegliersi a vicenda!

Errore Nr.3

Un altro consiglio che mi sento di darti è quello di evitare di essere così limpido e trasparente da dichiarare, (almeno che non sia il recruiter stesso a farti una domanda in tal senso), che stai valutando anche altre offerte di lavoro.

Personalmente ti ringrazio per l’onestà, ma, per evitare di venire scartati a priori perché stai dando un’immagine (magari anche solo sbagliata per pura ingenuità), che, sì, ti piace quello che ti sto proponendo, ma potresti anche decidere di andare da un’altra parte a fare tutt’altro…magari a patto che mi paghino meglio di quello che mi potresti offrire tu oppure perchè l’altro lavoro è più vicino a casa…ecco, direi che è assolutamente inopportuno, quanto meno ad un primo colloquio e, la risposta che potresti ottenere sarebbe: “le lascio scegliere l’altra opportunità che ha tra le mani…Mi sembra, in effetti, più adatto!”.

Tutto ciò almeno che tu non abbia una professionalità talmente ricercata e difficile da reperire sul mercato, che quindi tu sia oggetto di una corte sfrenata da parte di più recruiters.

Errore Nr. 4

Evita di presentarti ad un colloquio (sempre che tu ci tenga veramente ad ottenere quel posto di lavoro) senza sapere assolutamente nulla dell’azienda, o, peggio ancora, fingendo di saperne qualcosa e quindi uscendo con frasi molto banali e generali, del tipo: “trovo molto interessante quello che producete”.

Informati prima bene su quello che fa l’Azienda alla quale ti stai proponendo; cerca anche di capire quale siano i tuoi punti di contatto con quella realtà e che cosa tu possa apportare come valore aggiunto…

E, tutto ciò, è possibile solo ed esclusivamente se prima ti sei informato/a! Cosa che, al giorno d’oggi è facilissimo da fare, tra l’altro.

Errore Nr. 5

Quando ti viene chiesto; “Perché vorrebbe venire a lavorare da noi?”

Risposta: “ perché così mi avvicinerei a casa”…..ci può anche stare, ma solo ed esclusivamente come corollario ad una motivazione che sia effettivamente legata all’azienda e a quello che tu potresti portare di nuovo e positivo a quella realtà.

Cerca di circostanziare perchè sei attratto/a da questo posto di lavoro piuttosto che da un altro, fai trasparire la tua motivazione, la tua energia e la passione che vorresti mettere in quel lavoro per il quale ci stiamo conoscendo.

Errore Nr. 6

Difficilmente un colloquio si chiuderà senza che il recruiter  ti abbia chiesto: “Ha domande?”

Non terminare il colloquio dicendo: “no, grazie, non ho domande, è tutto chiaro” soprattutto se, nel corso del colloquio hai sempre e solo risposto senza aver mai avanzato le tue domande al selezionatore.

Ti ricordo: il colloquio è una relazione, una comunicazione tra due persone. Tu vai anche ad ascoltare e a conoscere quello che ti stanno proponendo, e il recruiter cerca di conoscerti per capire se tu puoi essere la persona giusta per il ruolo proposto.

Un colloquio non è mai un interrogatorio!

Se sei arrivato/a a leggere fin quì, forse avrai capito che, quello che è importante far trapelare al primo colloquio è la tua MOTIVAZIONE, che deve emergere forte e chiara, evitando di inciampare nei fatidici 6 errori.

E tu adesso sei pronto/a per il tuo prossimo primo colloquio?

Come attrarre un recruiter con il tuo CV

Come tutti gli HR Manager ricevo ogni giorno molti CV. Per questo vorrei provare, in questo post, a dare un consiglio, che reputo chiave, di come attrarre un recruiter con il vostro CV.

Aprirli e leggerli è una degli aspetti più belli del mio lavoro. E sapete perché? Perché per chi si occupa di inserire le persone in Azienda, non c’è cosa più bella che poter aprire un CV e pensare…”Finalmente! Potrebbe essere la persona che fa per noi!”


Di cosa ha bisogno il vostro CV per poter attrarre un recruiter che lavora in Azienda?

E’ di fondamentale importanza che si possa evincere immediatamente che c’è una rispondenza tra chi siete e l’Azienda per cui vi state candidando.

Attrarre un recruiter

Giusto per spiegarmi meglio. Io, attualmente, sono HR Manager in un’Azienda altamente tecnologica che si occupa di applicazioni superconduttive. E’ chiaro che se mi ritrovo a leggere un CV in cui veda scritta la parola “superconduttività” mi incuriosisco subito e inizio a leggerlo più nel dettaglio.

Questo per dire che cosa? E’ INUTILE inviare CV a pioggia senza avere idea di cosa si occupi l’Azienda.Quindi, all’interno di un CV, dovete sempre fare in modo che ci sia un qualcosa che possa attirare l’attenzione di chi lo sta leggendo, altrimenti, difficilmente, chi si accinge a leggerlo sarà interessato a proseguire nella lettura. Su questo aspetto vi consiglio di leggere un post che avevo scritto sul “Self Marketing“.

Altro aspetto importante è che quanto può essere di interesse per l’Azienda alla quale state inviando il vostro CV, emerga chiaramente (quindi magari evidenziato in grassetto o sottolineato) e che possa essere catturato molto velocemente anche ad una rapida lettura.

In Sintesi. Come attrarre un recruiter con il tuo CV? Inviate solo CV mirati in funzione dei punti in comune che potete individuare di avere con le Aziende per le quali vi state candidando.

Suggerimento: per chi è in cerca di lavoro suggerisco di seguire la Prof. Silvia Vianello, che fornisce utili e preziosi consigli sul mondo del lavoro.

Press “restart”!

Press “Restart”!

“È da parecchio tempo che i tuoi lettori non ricevono tue notizie”.

Così Facebook ha continuato per mesi e mesi a ricordarmi che la mia pagina stava lentamente spegnendosi perché non stavo più scrivendo nuovi posts.

Purtroppo è la verità! E non posso imputare questa lunga assenza alla sola mancanza di tempo.

Il tempo, come leggo un po’ ovunque, si può trovare. Ho letto di chi si alza alle cinque per mantenere vivo il proprio blog, o di chi scrive in qualsiasi minimo ritaglio di tempo.

Ho anche pensato che, grazie alla tecnologia dei nostri telefonini, oggi giorno potremmo anche utilizzare le note vocali, mentre siamo nel traffico per raggiungere il lavoro.

Ma allora come mai non ho più scritto nulla?

Me lo sono chiesto più e più volte e ho trovato le seguenti risposte.

La prima risposta che mi sono data risiede nel cambio di focus, rispetto al recente passato. Nel 2018 ho cambiato casa e Azienda e queste importanti novità hanno assorbito la maggior parte delle mie attenzioni ed energie.

L’attuale azienda in cui lavoro ha deciso di creare l’ufficio risorse umane, partendo quasi da zero e, nel contempo, ha attraversato un periodo di forti cambiamenti che mi hanno portato a focalizzarmi del tutto su questo nuovo progetto. Entusiasmante per certi versi, ma con un altissimo assorbimento di energie.

In secondo luogo mi sono accorta di non essere pienamente convinta di quello che stavo facendo. Mi spiego meglio. Non ero certa dell’obiettivo che con questo blog intendevo perseguire. Mi stavo sentendo molto confusa, perchè non era chiaro neppure a me stessa quale fosse il mio target di riferimento. Avevo intenzione di rivolgermi esclusivamente alle donne, mamme in cerca di lavoro? Oppure alle donne, mamme animate dal bisogno di trovare una migliore conciliazione famiglia-lavoro?

O forse mi stavo rivolgendo a tutti, donne e uomini, interessati a tematiche lavorative?

Per questo ho avuto necessità di fermarmi (forse anche troppo!) per poter far chiarezza, prima di tutto in me stessa.

Questa mancanza ha portato ad un’assenza totale di pianificazione di posts da scrivere, che mi hanno portato lentamente ad abbandonare.

Come sempre l’inizio di un anno nuovo, che per me inizia sempre a Settembre, ci porta a fare dei buoni propositi. Ecco. Il mio è proprio questo, riprendere a scrivere!

Ma possono bastare delle buone intenzioni? Purtroppo no. Lo sappiamo benissimo che l’intenzione per quanto sia buona, se non è accompagnata da una pianificazione, non ci può portare da nessuna parte.

E allora? Proviamo a pianificare assieme? Che cosa mi suggerireste di iniziare a fare? Grazie a chi avrà voglia di fornirmi qualche suggerimento!

Vuoi lavorare come baby-sitter? 8 consigli per iniziare

Nei vari gruppi dei social network mi capita sovente di trovare annunci di donne, anche già madri, che si offrono come baby-sitter.

Ma può essere sufficiente essere madri per potersi proporre come baby sitter?

Mi permetto di dire di no perchè un conto è occuparsi dei propri figli e un altro prendersi cura dei figli di altri, facendolo diventare un vero  e proprio lavoro.

Ci vuole tanta passione per i bimbi e, in questo caso, non solo per i propri, ma anche per i figli di altre persone. Non può trattarsi di un lavoro di ripiego. Questo perchè i bambini possono mettere a dura prova il nostro sistema nervoso, oltre che fisico e, se non si è più che appassionati, si rischierebbe di fare questo lavoro male e controvoglia.

I requisiti necessari

Tra i requisiti che ritengo indispensabili per pensare di potersi offrire come baby sitter, ci sono, a mio avviso, i seguenti:

1) E’ necessario aver seguito dei corsi di formazione appositi.

Oggi giorno nessuno si fida più di lasciare i propri figli a persone che non hanno le dovute qualifiche.

L’aver ottenuto una certificazione costituirà sicuramente un valore aggiunto rispetto alla concorrenza. In partcolare, poi, se ci si propone per bambini sotto l’anno di età, l’aver seguito un corso che fornisce nozioni di puericultura, potrebbe essere l’asso nella manica per essere scelte tra la moltitudine di offerte.

2) Da un punto di vista personale, è necessario essere molto responsabili.

Nessuno lascerebbe il figlio in mano a qualcuno che, magari, pur avendo l’impegno, si dimentica un giorno di andarlo a prendere a scuola o che, dice di starci attento e poi al parco trascorre tutto il proprio tempo a guardare facebook!

3) E’ necessario essere persone che mostrano di aver cura della propria igiene personale.

Lo so sembra un aspetto insignificante, ma per una mamma l’idea che un’altra donna prenda in braccio il proprio pargoletto, è di assoluta priorità. Personalmente apprezzo molto che quando una persona entra in casa e magari ha preso un autobus, prima di toccare la mia creatura, chieda di andare in bagno per lavarsi le mani! Attenzione che difficilmente noto.

4) Bisogna essere in grado di saper coinvolgere i bambini con giochi vari ed attività.

Divertendo e divertendosi perchè solo così si può creare la giusta sintonia.

5) Saper comunicare con i bambini. Intendo una comunicazione che spesso è più emotiva che verbale. Un bambino ha bisogno di essere compreso, perdonato, ma anche ripreso se necessario. Quindi ci vuole una persona che sappia trasmettere sicurezza al bambino, facendosi rispettare nel ruolo di baby sitter.

6) Avere rispetto per le regole che i genitori ci chiederanno di far rispettare, anche se magari non le condividiamo pienamente.

7) Instaurare un rapporto di fiducia e trasparenza con la famiglia.

Al bando le bugie del tipo: “ha mangiato tutto!” e poi scoprire che non ha mangiato nulla!

8) Dimostrarsi disponibili ad aiutare in qualche piccola faccenda domestica, soprattutto se si tratta di bimbi neonati che dormiranno molte ore. Chi dimostra buona volontà e la voglia di non rimanere con le mani in mano sono sicuramente aspetti apprezzabili.

Infine, aggiungerei che sarebbe opportuno presentarsi sempre con un buon CV quando ci si presenta e, possibilmente, con delle referenze nel caso si abbia già esperienza.

E tu lo hai già un buon Curriculum?

Se ti serve una rapida consulenza per valutare se il tuo CV è attraente e se hai bisogno di qualche consiglio per miglioralo, chiedimi pure, sarò lieta di aiutarti!

Ottenere successo con un piano di self marketing

Come ottenere successo con il self marketing

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi giorno fare self marketing.

Essenziale per trovare o cambiare lavoro, indispensabile per fare carriera.

C’è chi pensa: “se sono bravo/a nel mio lavoro, sicuramente tutti mi noteranno e avrò riconoscimenti senza dovermi mettere in mostra”.

Ebbene, il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato che non è sempre così.

Anzi, talvolta, più aumenta l’anzianità aziendale, più rischi di diventare parte dei cespiti dell’azienda!!

A meno che, in maniera costante, tu sia tanto abile da riuscire a venderti bene in tutte le occasioni lavorative ed anche nelle occasioni business casual, che si presentano…in che modo?

Non credo esista una ricetta universale, penso che ciascuno debba creare il proprio piano di self-marketing.

Con questa maggiore consapevolezza, unitamente alle tue competenze, potrai trovare il lavoro che vuoi oppure potrai fare carriera, se un’occupazione già ce l’hai.

Non so se sia sempre stato così, ma credo che questa esigenza di fare marketing di se stessi, sia, ora più che mai, necessaria.

In tempi di crisi la domanda è superiore all’offerta di lavoro, pertanto sviluppando un buon piano di self marketing potremmo sbaragliare la numerosa concorrenza.

La capacità di sapere presentare se stessi come un “ottimo prodotto da acquistare” è uno strumento che può consentirti di raggiungere l’obiettivo, sia esso la ricerca del primo lavoro oppure di un nuovo lavoro.

Il piano di self marketing

Conoscere il prodotto, ovvero noi stessi

Per prima cosa dovremo conoscere molto bene il prodotto che vogliamo sponsorizzare, ovvero noi stessi.

Per far questo sarà opportuno analizzare i nostri punti di forza e i punti di debolezza.

Analisi della concorrenza

Successivamente, grazie ormai agli strumenti social rivolti al lavoro, come LinkedIN, potremmo analizzare la concorrenza. Visionare chi ha ruoli e profili simili ai nostri.

Questo studio della concorrenza ci consentirà di capire in cosa siamo diversi rispetto agli altri.

Ci servirà inoltre per fare chiarezza su cosa possiamo elevare a punti di forza del nostro profilo professionale.

Se poi siamo alla ricerca di un lavoro sarà utile scrivere il nostro CV proprio mettendo in evidenza quelle caratteristiche che ci differenziano dagli altri. Quelle skills che sono distintive per essere scelti rispetto ad altri candidati.

Strategia di Comunicazione

Una volta aggiornato il nostro CV inizia il lavoro di comunicazione, sponsorizzazione.

Non più solo attraverso l’invio di CV, ma anche attraverso il passa parola e i social.

Per quanto riguarda l’invio dei CV sarà utile definire il nostro mercato target. Individuare quel settore che potrebbe essere interessato alla nostra professionalità.

Definire il prezzo, ovvero il nostro valore

Sarà importante anche essere in grado di definire il nostro valore di mercato.

Per questo si possono trovare delle indagini retributive che ci consentono di sapere quanto vale la nostra professione. Si prenderanno in considerazione vari parametri, quali, ad esempio, le nostre competenze, gli anni di esperienza, il contesto nel quale abbiamo o stiamo lavorando.

Analizzare i risultati e correggere il tiro

Realizzato quanto sopra, potremo analizzare i risultati del nostro piano di self marketing ed apportare eventuali correzioni, modifiche, in base ai riscontri ottenuti.

Per approfondimenti suggerisco questo libro, “Il marketing personale. Il self-marketing della persona e della carriera” di Antonio Foglio, Ed. Franco Angeli.

Consigli per richiedere il part-time

Quante mamme lavoratrici sognano un lavoro part-time?

Scommetto che siamo in tante.

Infatti un lavoro part-time consente sia di avere un’occupazione e quindi un guadagno seppur inferiore ad un lavoro full time, sia di poter dedicare parte della giornata alla propria famiglia.

Il tutto nell’ottica di un migliore work life balance.

I diritti delle neo mamme

Il rientro al lavoro dopo la maternità è solitamente vissuto dalle neo mamme con una certa apprensione.

Ma, fortunatamente, possiamo contare su alcuni istituti che ci consentono di riprendere gradualmente contatto con l’ambiente di lavoro.

Fino al compimento del primo anno del bambino le neo mamme lavoratrici hanno diritto a due ore di allattamento al giorno.

Ci viene poi incontro  la normativa del Decreto 81/2015 e successivamente il Job Act che offrono la possibilità di rinunciare al congedo parentale per ottenere in cambio sei mesi di lavoro part-time.

Un’altra interessante novità è la possibilità di poter sfruttare il congedo parentale ad ore, spalmandolo sul proprio orario di lavoro, con la possibilità, quindi, di costruirsi un part time sulle proprie esigenze.

In base alla mia recente esperienza, mi permetto di aggiungere una piccola postilla sul congedo parentale per chi lavora dal lunedì al venerdì.

Come evitare che nel computo del congedo parentale vengano inclusi anche i sabati e le domeniche.

Si possono utilizzare le ferie per coprire le giornate di lunedì e di venerdì, sfruttando così il congedo parentale solo da martedì a giovedì. In questo modo andremo a “risparmiare” giornate di congedo parentale da poter utilizzare successivamente. 😜

Ma cosa fare una volta terminate le ore previste per l’allattamento e le ore di congedo parentale?

Una necessaria premessa

Prima di procedere con i consigli per richiedere il part time ci tengo a  precisare un aspetto.

Con l’ottenimento della riduzione dell’orario si potrebbe andare incontro ad un ridimensionamento del proprio ruolo.

Carriera e part time sono difficilmente compatibili

Questo, almeno, è quanto accade nelle realtà aziendali in cui si viene retribuiti più per il tempo che si lavora che per l’effettiva efficacia del nostro lavoro.

In molte Aziende si è rimasti ancorati al concetto di retribuzione per ora di lavoro, anzichè a quello di compenso in funzione degli obiettivi raggiunti.

Quello che, solitamente,  viene retribuito, nel rapporto di lavoro dipendente non è tanto la professionalità, quanto piuttosto il tempo che dedichiamo al lavoro.

Sono certa che se la mentalità delle imprese si orientasse sempre più verso una retribuzione basata sull’efficacia e l’efficienza del lavoro, piuttosto che sul tempo che mettiamo a disposizione dell’organizzazione nella quale lavoriamo, forme di flessibilità dell’orario sarebbero accolte con più facilità e meno stress per chi si trova a dover gestire il personale.

Detto questo, vediamo alcuni consigli per richiedere il part time.

Consigli per richiedere il part time

1. Affrontare l’argomento con il proprio diretto responsabile.

Prima di recarsi all’ufficio personale, è opportuno un colloquio con il proprio capo per permetterci di capire alcuni importanti aspetti.

Ad esempio ci potrebbe aiutare a capire il momento che sta attraversando l’azienda.

Infatti se è un momento di difficoltà, l’Azienda stessa potrebbe essere interessata a concedere qualche part-time in più.

Oltre a questo il nostro capo ci potrà aiutare a capire se, per il ruolo che svolgiamo e l’organico presente all’interno del reparto nel quale lavoriamo, sia possibile una trasformazione del contratto di lavoro da full time a part time.

E’ ovvio, infatti, che, se siamo solo noi a svolgere un certo lavoro e magari anche di responsabilità, sarà assai difficile che possano concederci il part time, a meno che non si vengano a creare le giuste condizioni.

Per “giuste condizioni” intendo, ad esempio, una redistribuzione del nostro carico di lavoro. Oppure l’assunzione di una figura di back up per il nostro ruolo. In alternativa il nostro spostamento ad un’altra mansione.

2. Mettersi nei panni dell’Azienda.

Se si vuole richiedere una trasformazione del proprio contratto di lavoro da full time a part time dobbiamo avere chiaro che, se non ricorrono particolari motivi di interesse per l’Azienda a concederlo, stiamo creando un problema organizzativo al quale la nostra Società dovrà far fronte.

Per questo è importante presentarsi già con qualche possibile proposta che possa venire incontro alle esigenze dell’azienda.

Dimostrare un atteggiamento aperto e propositivo, può essere assai apprezzato.

Ad esempio rendendosi disponibili a lavorare durante la pausa pranzo.

Oppure garantendo la nostra disponibilità a portare del lavoro a casa da terminare alla sera.

Ed ancora potrebbe essere utile far presente alcune innovazioni per velocizzare determinate attività del nostro ruolo.

Riusciremo così a dimostrare che quanto veniva svolto in 8 ore giornaliere può essere portato a termine anche in minor tempo.

Quanto sopra sono solo alcune esemplificazioni per sottolineare un concetto di fondo. Assicurare, in maniera ovviamente realistica, al nostro interlocutore aziendale, che, con la trasformazione da full time a part time, si cercherà di arrecare il minor disagio possibile all’azienda, garantendo sempre una buona qualità del nostro lavoro.

3. Negoziare

Potrebbe accadere che sia necessario negoziare la riduzione dell’orario.

Intendo dire che l’Azienda potrebbe non accettare da subito una riduzione del 50% dell’orario, ma magari solo del 30%.  Consideratelo già un buon inizio per negoziare, in futuro, un’ulteriore riduzione di orario, se necessaria.

Nell’ambito della negoziazione, potrebbe essere utile partire con una richiesta di part time solo per un determinato periodo, piuttosto che per un tempo indeterminato.

Questa apertura da parte del lavoratore a prendere in considerazione una ripresa a tempo pieno fornisce all’azienda un ulteriore punto di incontro per poter concedere il part time.

L’interlocutore aziendale si sentirà più sereno nella concessione, sapendo di poter riconvertire, un domani, il part time in full time.

4. Motivare la richiesta

A parte per i casi previsti dal Decreto 81/2015, che ha ampliato il target di lavoratori ai quali può essere concessa la trasformazione del contratto da full time a part time, è opportuno, a mio avviso, presentare delle motivazioni concrete e sostenibili, circostanziando le necessità che ci spingono ad avanzare tale richiesta.

Concludo facendo presente che, salvo i casi previsti dalla normativa di riferimento sul contratto di lavoro part time, l’Azienda non è obbligata a concedere la trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale.

Al contempo è sempre necessario l’accordo del lavoratore per trasformare un full time in part time.

Quando torni a lavorare?  10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

“Quando torni a lavorare?”

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono poste da quando sono diventata mamma.

Sapete cosa mi piacerebbe rispondere? “Quando io e la mia bambina ci sentiremo pronte di poterci allontanare per un po’ l’una dall’altra”. Ecco. Questo vorrei poter fare.

Vorrei poter scegliere quando rientrare al lavoro, senza sensi di colpa nei confronti della mia piccola e, con la serenità, che il mio lavoro ci sia sempre.

E, diciamolo, io sono già tra quelle fortunate che oltre all’astensione obbligatoria, posso usufruire anche del periodo di astensione facoltativa.

Ciò nonostante il pensiero di lasciare un esserino di nove mesi, dopo che abbiamo vissuto in simbiosi per tutto questo periodo, mi getta nello sconforto.

Per questo mi sono chiesta cosa possa fare io per cercare di vivere al meglio il momento del distacco.

10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

1) organizzare per tempo il momento in cui si dovrà tornare al lavoro.

Come? Avendo già individuato e “testato” chi ci sostituirà (che siano i nonni, la tata o il nido).

2) aver già considerato anche l’eventuale sostituzione della scelta effettuata.

Si sa che i bambini, soprattutto se mandati al nido, sono più soggetti ad ammalarsi.

Per questo motivo la scelta del nido potrà comportare qualche ansia in più dal punto di vista organizzativo.

Al contempo, però, per esperienza con il primo figlio, posso dire che ne vale la pena per gli anni successivi della scuola materna.

Intanto, prima o poi, gli anticorpi se li devono fare!

3) avere instaurato un rapporto di piena fiducia con chi dovrà occuparsi della piccolo/del piccolo.

Nel mio caso, il nido che abbiamo scelto è già stato testato con il primo figlio e questo, ovviamente, mi da molta serenità perché, conoscendolo, so cosa aspettarmi e so che posso fidarmi.

4) aver già affiancato anche la persona che dovrà occuparsi della bimba in nostra assenza.

Favorire una buona reciproca conoscenza è importantissimo per evitare di farsi venire le ansie quando il nostro cucciolo si troverà da solo con la persona delegata.

5) preparare anche noi stesse a quel momento.

Pensare anche a noi mamme è importante.

Infatti ricordo di aver versato qualche lacrima i primi giorni in cui, finito l’inserimento al nido, dovetti lasciare il mio bimbo, per più di qualche ora.

Consiglio di iniziare gradualmente a distaccarsi dalla nostra creatura, in modo che non sia un trauma per il piccolo, ma soprattutto per noi stesse.

6) tenere sempre alta l’attenzione sui segnali che i nostri bimbi ci mandano quando torniamo a casa.

Ricordo che il mio piccolo era felicissimo di poter andare a giocare con altri bimbi al nido. Questo, naturalmente, mi aveva dato la sicurezza che stessi facendo la scelta appropriate per il mio piccolo. Al contempo mi consentì  di affrontare la situazione del distacco con maggiore serenità.

Ma è ovvio che se così non fosse stato ed avessi invece avvertito qualche malumore da parte del mio bimbo, avrei dovuto affrontare la situazione, individuando una soluzione alternativa, come, ad esempio, ricorrendo ad una tata fidata.

7) imparare a delegare.

Io sono una di quelle persone che ha sempre portato avanti la teoria del cosiddetto “chi fa per sè, fa per tre!”.

Ma quando si è fisicamente distanti, bisogna essere in grado di delegare gli altri per l’accudimento dei propri bimbi e, se non si è psicologicamente pronti a farlo, potrebbe rivelarsi molto frustrante la lontananza.

8) sapersi autogestire e saper porre dei limiti.

Ricordo che, quando rientrai al lavoro, dopo la prima gravidanza, non riuscii quasi mai ad usufruire delle due ore di allattamento.

Sicuramente c’era molto lavoro da sbrigare ed io dovevo riprendere il giusto ritmo. Con il senno del poi, però, tutto questo non poteva giustificare la mia rinuncia ad un diritto di tutte le lavoratrice madri.

9) chiedere non costa nulla.

Un’altra cosa che si può pensare di fare è chiedere al proprio datore di lavoro se c’è la possibilità di usufruire di un orario ridotto o del telelavoro, almeno per I primi periodi, quando ancora la presenza della mamma è fondamentale.

10) ultimo consiglio: allontaniamo i sensi di colpa!

Sembra facile a dirsi, ma poi, inevitabilmente, questi verranno a galla, perchè ci sembrerà di trascurare I nostri bimbi. Ma non cadiamo in questo errore, perchè se il lavoro ci consente di realizzarci come donne, saremo anche mamme serene.

E poi ricordiamoci che non stiamo lavorando per la gloria.

Nella maggior parte dei casi, realizzazione personale a parte, lavoriamo per contribuire al sostentamento della nostra famiglia.

E con questo concludo, augurando buon lavoro a tutte le neo mamme!

 

 

Da dove partire per cambiare lavoro

Una scelta consapevole

Quante volte ci è capitato di dire: “Basta! Sono stufo! Ora mi cerco un nuovo lavoro!”.
Prima di prendere decisioni avventate, e, per così dire “di pancia”, sarebbe più opportuno fare un bilancio della situazione e cercare di prendere una decisione basata su una scelta razionale.

Da dove partire, quindi, per cambiare lavoro?

La Ruota del Lavoro

Forse già conosci la ruota della vita, con la quale si valuta il proprio livello di soddisfazione in vari ambiti, come ad esempio: la vita affettiva, il lavoro in generale, le attività sociali, le finanze, ecc.
Ti propongo il medesimo approccio anche per il lavoro.
Ho pertanto creato la seguente Ruota del Lavoro: (altro…)

Strategie per giornate più produttive

Strategie per giornate più produttive

Individuare strategie per giornate più produttive, utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

Ultimamente mi sono chiesta se è vero che una mamma che sta a casa abbia più tempo a disposizione.

Domanda che mi era sorta spontanea quando ero a casa per la maternità, in attesa di accogliere tra le braccia la mia bimba.

La sensazione che avevo era che il tempo mi scivolasse tra le mani più velocemente rispetto a quando lavoravo.

Quando lavoravo,  immaginavo cosa avrei potuto fare stando a casa.

Mi ero ripromessa di riuscire a mettere ordine a quei cassetti che di solito è meglio non aprire.

Immaginavo quanto sarebbe stato bello poter andare a far la spesa tutte le mattina.

Pensavo che avrei avuto più tempo per rilassarmi un po’. Per leggere un libro, ascoltare della musica e per andare in piscina tutti i giorni.

Immaginavo di riuscire ad andare a prendere il mio bimbo a scuola molto presto, rispetto al solito.

Pensavo anche che avrei avuto parecchio tempo da dedicare a questo blog.

Ecco, in realtà tutto questo non è successa ed anzi mi sono ritrovata ad essere più in affanno di prima!

Mancanza di tempo o di organizzazione?

Con il passare dei giorni è affiorata in me una maggiore consapevolezza. Non si trattava di mancanza di tempo, ma di  mancanza di organizzazione della giornata.

Quando lavoro, nel mio caso full time e mi reco in ufficio tutti i giorni, il tempo è scandito in maniera più precisa e routinaria. So che devo uscire di casa ad una certa ora per riuscire ad essere in ufficio in orario.

So che arriverò a casa alle 18.30/19.00 e che quindi avrò solo il tempo da dedicare alla cena.

So che devo aver fatto la spesa il Sabato mattina per riuscire ad avere gli ingredienti per le cene.

Ma quando lavoro sogno di fare molte cose che poi non riesco sistematicamente a realizzare.

Per poi consolarmi dicendo a me stessa che non ho il tempo per farle! Insomma ho una buona scusa!

Per questo ho deciso di riflettere su quali strategie avrei potuto usare per riuscire ad avere giornate più produttive.

Strategie per giornate più produttive

  • Darsi degli obiettivi mensili, settimanali, giornalieri.
  • Declinare gli obiettivi in azioni concrete.
  • Pianificare! Usare strumenti di organizzazione e pianificazione per il mese, la settimana, la giornata.
  • Usare una To Do List e decidere le priorità della giornata.
  • Schematizzare una giornata tipo, con gli orari.
  • Individuare i detrattori di tempo (Social Networks, telefonate, giri a zonzo per negozi).
  • Evitare distrazioni quando si sta svolgendo un compito.

Per mettere in pratica le strategie per giornate più produttive, ho recentemente scoperto un modo di organizzarsi utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

In rete si possono trovare tantissimi esempi di questo metodo. Quello che mi ha colpito è che ciascuno di noi la può personalizzare, come meglio ritiene si addica alle proprie esigenze.

Un vero “Bullet Journal” è tutto scritto a mano, spesso con una splendida calligrafia e molta fantasia. Allego quì il sito del Bullet Journal in Italiano ( https://bulletjournal.it/), dove potete trovare molti articoli interessanti ed esempi.

Prendendo spunto da più fonti, ho cercato di adattare il metodo del “bullet journal” alle mie esigenze, prima tra tutte, disporre di uno strumento di pianificazione ed organizzazione semplice, efficace e poco dispendioso in termini di tempo. Quindi ho creato delle pagine preformate da stampare ed inserire in un’agenda ad anelli (tipo l’agenda “filofax”), da utilizzare nella maniera più efficace possibile.

Allego quì, le pagine del mio “Bullet Journal”, che potete scaricare e stampare in formato A5.

My Bullet Journal