Come attrarre un recruiter con il tuo CV

Come attrarre un recruiter con il tuo CV

Come tutti gli HR Manager ricevo ogni giorno molti CV. Per questo vorrei provare, in questo post, a dare un consiglio, che reputo chiave, di come attrarre un recruiter con il vostro CV.

Aprirli e leggerli è una degli aspetti più belli del mio lavoro. E sapete perché? Perché per chi si occupa di inserire le persone in Azienda, non c’è cosa più bella che poter aprire un CV e pensare…”Finalmente! Potrebbe essere la persona che fa per noi!”


Di cosa ha bisogno il vostro CV per poter attrarre un recruiter che lavora in Azienda?

E’ di fondamentale importanza che si possa evincere immediatamente che c’è una rispondenza tra chi siete e l’Azienda per cui vi state candidando.

Attrarre un recruiter

Giusto per spiegarmi meglio. Io, attualmente, sono HR Manager in un’Azienda altamente tecnologica che si occupa di applicazioni superconduttive. E’ chiaro che se mi ritrovo a leggere un CV in cui veda scritta la parola “superconduttività” mi incuriosisco subito e inizio a leggerlo più nel dettaglio.

Questo per dire che cosa? E’ INUTILE inviare CV a pioggia senza avere idea di cosa si occupi l’Azienda.Quindi, all’interno di un CV, dovete sempre fare in modo che ci sia un qualcosa che possa attirare l’attenzione di chi lo sta leggendo, altrimenti, difficilmente, chi si accinge a leggerlo sarà interessato a proseguire nella lettura. Su questo aspetto vi consiglio di leggere un post che avevo scritto sul “Self Marketing“.

Altro aspetto importante è che quanto può essere di interesse per l’Azienda alla quale state inviando il vostro CV, emerga chiaramente (quindi magari evidenziato in grassetto o sottolineato) e che possa essere catturato molto velocemente anche ad una rapida lettura.

In Sintesi. Come attrarre un recruiter con il tuo CV? Inviate solo CV mirati in funzione dei punti in comune che potete individuare di avere con le Aziende per le quali vi state candidando.

Suggerimento: per chi è in cerca di lavoro suggerisco di seguire la Prof. Silvia Vianello, che fornisce utili e preziosi consigli sul mondo del lavoro.

Press “restart”!

Press “Restart”!

“È da parecchio tempo che i tuoi lettori non ricevono tue notizie”.

Così Facebook ha continuato per mesi e mesi a ricordarmi che la mia pagina stava lentamente spegnendosi perché non stavo più scrivendo nuovi posts.

Purtroppo è la verità! E non posso imputare questa lunga assenza alla sola mancanza di tempo.

Il tempo, come leggo un po’ ovunque, si può trovare. Ho letto di chi si alza alle cinque per mantenere vivo il proprio blog, o di chi scrive in qualsiasi minimo ritaglio di tempo.

Ho anche pensato che, grazie alla tecnologia dei nostri telefonini, oggi giorno potremmo anche utilizzare le note vocali, mentre siamo nel traffico per raggiungere il lavoro.

Ma allora come mai non ho più scritto nulla?

Me lo sono chiesto più e più volte e ho trovato le seguenti risposte.

La prima risposta che mi sono data risiede nel cambio di focus, rispetto al recente passato. Nel 2018 ho cambiato casa e Azienda e queste importanti novità hanno assorbito la maggior parte delle mie attenzioni ed energie.

L’attuale azienda in cui lavoro ha deciso di creare l’ufficio risorse umane, partendo quasi da zero e, nel contempo, ha attraversato un periodo di forti cambiamenti che mi hanno portato a focalizzarmi del tutto su questo nuovo progetto. Entusiasmante per certi versi, ma con un altissimo assorbimento di energie.

In secondo luogo mi sono accorta di non essere pienamente convinta di quello che stavo facendo. Mi spiego meglio. Non ero certa dell’obiettivo che con questo blog intendevo perseguire. Mi stavo sentendo molto confusa, perchè non era chiaro neppure a me stessa quale fosse il mio target di riferimento. Avevo intenzione di rivolgermi esclusivamente alle donne, mamme in cerca di lavoro? Oppure alle donne, mamme animate dal bisogno di trovare una migliore conciliazione famiglia-lavoro?

O forse mi stavo rivolgendo a tutti, donne e uomini, interessati a tematiche lavorative?

Per questo ho avuto necessità di fermarmi (forse anche troppo!) per poter far chiarezza, prima di tutto in me stessa.

Questa mancanza ha portato ad un’assenza totale di pianificazione di posts da scrivere, che mi hanno portato lentamente ad abbandonare.

Come sempre l’inizio di un anno nuovo, che per me inizia sempre a Settembre, ci porta a fare dei buoni propositi. Ecco. Il mio è proprio questo, riprendere a scrivere!

Ma possono bastare delle buone intenzioni? Purtroppo no. Lo sappiamo benissimo che l’intenzione per quanto sia buona, se non è accompagnata da una pianificazione, non ci può portare da nessuna parte.

E allora? Proviamo a pianificare assieme? Che cosa mi suggerireste di iniziare a fare? Grazie a chi avrà voglia di fornirmi qualche suggerimento!

Vuoi lavorare come baby-sitter? 8 consigli per iniziare

Nei vari gruppi dei social network mi capita sovente di trovare annunci di donne, anche già madri, che si offrono come baby-sitter.

Ma può essere sufficiente essere madri per potersi proporre come baby sitter?

Mi permetto di dire di no perchè un conto è occuparsi dei propri figli e un altro prendersi cura dei figli di altri, facendolo diventare un vero  e proprio lavoro.

Ci vuole tanta passione per i bimbi e, in questo caso, non solo per i propri, ma anche per i figli di altre persone. Non può trattarsi di un lavoro di ripiego. Questo perchè i bambini possono mettere a dura prova il nostro sistema nervoso, oltre che fisico e, se non si è più che appassionati, si rischierebbe di fare questo lavoro male e controvoglia.

I requisiti necessari

Tra i requisiti che ritengo indispensabili per pensare di potersi offrire come baby sitter, ci sono, a mio avviso, i seguenti:

1) E’ necessario aver seguito dei corsi di formazione appositi.

Oggi giorno nessuno si fida più di lasciare i propri figli a persone che non hanno le dovute qualifiche.

L’aver ottenuto una certificazione costituirà sicuramente un valore aggiunto rispetto alla concorrenza. In partcolare, poi, se ci si propone per bambini sotto l’anno di età, l’aver seguito un corso che fornisce nozioni di puericultura, potrebbe essere l’asso nella manica per essere scelte tra la moltitudine di offerte.

2) Da un punto di vista personale, è necessario essere molto responsabili.

Nessuno lascerebbe il figlio in mano a qualcuno che, magari, pur avendo l’impegno, si dimentica un giorno di andarlo a prendere a scuola o che, dice di starci attento e poi al parco trascorre tutto il proprio tempo a guardare facebook!

3) E’ necessario essere persone che mostrano di aver cura della propria igiene personale.

Lo so sembra un aspetto insignificante, ma per una mamma l’idea che un’altra donna prenda in braccio il proprio pargoletto, è di assoluta priorità. Personalmente apprezzo molto che quando una persona entra in casa e magari ha preso un autobus, prima di toccare la mia creatura, chieda di andare in bagno per lavarsi le mani! Attenzione che difficilmente noto.

4) Bisogna essere in grado di saper coinvolgere i bambini con giochi vari ed attività.

Divertendo e divertendosi perchè solo così si può creare la giusta sintonia.

5) Saper comunicare con i bambini. Intendo una comunicazione che spesso è più emotiva che verbale. Un bambino ha bisogno di essere compreso, perdonato, ma anche ripreso se necessario. Quindi ci vuole una persona che sappia trasmettere sicurezza al bambino, facendosi rispettare nel ruolo di baby sitter.

6) Avere rispetto per le regole che i genitori ci chiederanno di far rispettare, anche se magari non le condividiamo pienamente.

7) Instaurare un rapporto di fiducia e trasparenza con la famiglia.

Al bando le bugie del tipo: “ha mangiato tutto!” e poi scoprire che non ha mangiato nulla!

8) Dimostrarsi disponibili ad aiutare in qualche piccola faccenda domestica, soprattutto se si tratta di bimbi neonati che dormiranno molte ore. Chi dimostra buona volontà e la voglia di non rimanere con le mani in mano sono sicuramente aspetti apprezzabili.

Infine, aggiungerei che sarebbe opportuno presentarsi sempre con un buon CV quando ci si presenta e, possibilmente, con delle referenze nel caso si abbia già esperienza.

E tu lo hai già un buon Curriculum?

Se ti serve una rapida consulenza per valutare se il tuo CV è attraente e se hai bisogno di qualche consiglio per miglioralo, chiedimi pure, sarò lieta di aiutarti!

 

 

Ottenere successo con un piano di self marketing

Come ottenere successo con il self marketing

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi giorno fare self marketing.

Essenziale per trovare o cambiare lavoro, indispensabile per fare carriera.

C’è chi pensa: “se sono bravo/a nel mio lavoro, sicuramente tutti mi noteranno e avrò riconoscimenti senza dovermi mettere in mostra”.

Ebbene, il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato che non è sempre così.

Anzi, talvolta, più aumenta l’anzianità aziendale, più rischi di diventare parte dei cespiti dell’azienda!!

A meno che, in maniera costante, tu sia tanto abile da riuscire a venderti bene in tutte le occasioni lavorative ed anche nelle occasioni business casual, che si presentano…in che modo?

Non credo esista una ricetta universale, penso che ciascuno debba creare il proprio piano di self-marketing.

Con questa maggiore consapevolezza, unitamente alle tue competenze, potrai trovare il lavoro che vuoi oppure potrai fare carriera, se un’occupazione già ce l’hai.

Non so se sia sempre stato così, ma credo che questa esigenza di fare marketing di se stessi, sia, ora più che mai, necessaria.

In tempi di crisi la domanda è superiore all’offerta di lavoro, pertanto sviluppando un buon piano di self marketing potremmo sbaragliare la numerosa concorrenza.

La capacità di sapere presentare se stessi come un “ottimo prodotto da acquistare” è uno strumento che può consentirti di raggiungere l’obiettivo, sia esso la ricerca del primo lavoro oppure di un nuovo lavoro.

Il piano di self marketing

Conoscere il prodotto, ovvero noi stessi

Per prima cosa dovremo conoscere molto bene il prodotto che vogliamo sponsorizzare, ovvero noi stessi.

Per far questo sarà opportuno analizzare i nostri punti di forza e i punti di debolezza.

Analisi della concorrenza

Successivamente, grazie ormai agli strumenti social rivolti al lavoro, come LinkedIN, potremmo analizzare la concorrenza. Visionare chi ha ruoli e profili simili ai nostri.

Questo studio della concorrenza ci consentirà di capire in cosa siamo diversi rispetto agli altri.

Ci servirà inoltre per fare chiarezza su cosa possiamo elevare a punti di forza del nostro profilo professionale.

Se poi siamo alla ricerca di un lavoro sarà utile scrivere il nostro CV proprio mettendo in evidenza quelle caratteristiche che ci differenziano dagli altri. Quelle skills che sono distintive per essere scelti rispetto ad altri candidati.

Strategia di Comunicazione

Una volta aggiornato il nostro CV inizia il lavoro di comunicazione, sponsorizzazione.

Non più solo attraverso l’invio di CV, ma anche attraverso il passa parola e i social.

Per quanto riguarda l’invio dei CV sarà utile definire il nostro mercato target. Individuare quel settore che potrebbe essere interessato alla nostra professionalità.

Definire il prezzo, ovvero il nostro valore

Sarà importante anche essere in grado di definire il nostro valore di mercato.

Per questo si possono trovare delle indagini retributive che ci consentono di sapere quanto vale la nostra professione. Si prenderanno in considerazione vari parametri, quali, ad esempio, le nostre competenze, gli anni di esperienza, il contesto nel quale abbiamo o stiamo lavorando.

Analizzare i risultati e correggere il tiro

Realizzato quanto sopra, potremo analizzare i risultati del nostro piano di self marketing ed apportare eventuali correzioni, modifiche, in base ai riscontri ottenuti.

Per approfondimenti suggerisco questo libro, “Il marketing personale. Il self-marketing della persona e della carriera” di Antonio Foglio, Ed. Franco Angeli.

Consigli per richiedere il part-time

Quante mamme lavoratrici sognano un lavoro part-time?

Scommetto che siamo in tante.

Infatti un lavoro part-time consente sia di avere un’occupazione e quindi un guadagno seppur inferiore ad un lavoro full time, sia di poter dedicare parte della giornata alla propria famiglia.

Il tutto nell’ottica di un migliore work life balance.

I diritti delle neo mamme

Il rientro al lavoro dopo la maternità è solitamente vissuto dalle neo mamme con una certa apprensione.

Ma, fortunatamente, possiamo contare su alcuni istituti che ci consentono di riprendere gradualmente contatto con l’ambiente di lavoro.

Fino al compimento del primo anno del bambino le neo mamme lavoratrici hanno diritto a due ore di allattamento al giorno.

Ci viene poi incontro  la normativa del Decreto 81/2015 e successivamente il Job Act che offrono la possibilità di rinunciare al congedo parentale per ottenere in cambio sei mesi di lavoro part-time.

Un’altra interessante novità è la possibilità di poter sfruttare il congedo parentale ad ore, spalmandolo sul proprio orario di lavoro, con la possibilità, quindi, di costruirsi un part time sulle proprie esigenze.

In base alla mia recente esperienza, mi permetto di aggiungere una piccola postilla sul congedo parentale per chi lavora dal lunedì al venerdì.

Come evitare che nel computo del congedo parentale vengano inclusi anche i sabati e le domeniche.

Si possono utilizzare le ferie per coprire le giornate di lunedì e di venerdì, sfruttando così il congedo parentale solo da martedì a giovedì. In questo modo andremo a “risparmiare” giornate di congedo parentale da poter utilizzare successivamente. 😜

Ma cosa fare una volta terminate le ore previste per l’allattamento e le ore di congedo parentale?

Una necessaria premessa

Prima di procedere con i consigli per richiedere il part time ci tengo a  precisare un aspetto.

Con l’ottenimento della riduzione dell’orario si potrebbe andare incontro ad un ridimensionamento del proprio ruolo.

Carriera e part time sono difficilmente compatibili

Questo, almeno, è quanto accade nelle realtà aziendali in cui si viene retribuiti più per il tempo che si lavora che per l’effettiva efficacia del nostro lavoro.

In molte Aziende si è rimasti ancorati al concetto di retribuzione per ora di lavoro, anzichè a quello di compenso in funzione degli obiettivi raggiunti.

Quello che, solitamente,  viene retribuito, nel rapporto di lavoro dipendente non è tanto la professionalità, quanto piuttosto il tempo che dedichiamo al lavoro.

Sono certa che se la mentalità delle imprese si orientasse sempre più verso una retribuzione basata sull’efficacia e l’efficienza del lavoro, piuttosto che sul tempo che mettiamo a disposizione dell’organizzazione nella quale lavoriamo, forme di flessibilità dell’orario sarebbero accolte con più facilità e meno stress per chi si trova a dover gestire il personale.

Detto questo, vediamo alcuni consigli per richiedere il part time.

Consigli per richiedere il part time

1. Affrontare l’argomento con il proprio diretto responsabile.

Prima di recarsi all’ufficio personale, è opportuno un colloquio con il proprio capo per permetterci di capire alcuni importanti aspetti.

Ad esempio ci potrebbe aiutare a capire il momento che sta attraversando l’azienda.

Infatti se è un momento di difficoltà, l’Azienda stessa potrebbe essere interessata a concedere qualche part-time in più.

Oltre a questo il nostro capo ci potrà aiutare a capire se, per il ruolo che svolgiamo e l’organico presente all’interno del reparto nel quale lavoriamo, sia possibile una trasformazione del contratto di lavoro da full time a part time.

E’ ovvio, infatti, che, se siamo solo noi a svolgere un certo lavoro e magari anche di responsabilità, sarà assai difficile che possano concederci il part time, a meno che non si vengano a creare le giuste condizioni.

Per “giuste condizioni” intendo, ad esempio, una redistribuzione del nostro carico di lavoro. Oppure l’assunzione di una figura di back up per il nostro ruolo. In alternativa il nostro spostamento ad un’altra mansione.

2. Mettersi nei panni dell’Azienda.

Se si vuole richiedere una trasformazione del proprio contratto di lavoro da full time a part time dobbiamo avere chiaro che, se non ricorrono particolari motivi di interesse per l’Azienda a concederlo, stiamo creando un problema organizzativo al quale la nostra Società dovrà far fronte.

Per questo è importante presentarsi già con qualche possibile proposta che possa venire incontro alle esigenze dell’azienda.

Dimostrare un atteggiamento aperto e propositivo, può essere assai apprezzato.

Ad esempio rendendosi disponibili a lavorare durante la pausa pranzo.

Oppure garantendo la nostra disponibilità a portare del lavoro a casa da terminare alla sera.

Ed ancora potrebbe essere utile far presente alcune innovazioni per velocizzare determinate attività del nostro ruolo.

Riusciremo così a dimostrare che quanto veniva svolto in 8 ore giornaliere può essere portato a termine anche in minor tempo.

Quanto sopra sono solo alcune esemplificazioni per sottolineare un concetto di fondo. Assicurare, in maniera ovviamente realistica, al nostro interlocutore aziendale, che, con la trasformazione da full time a part time, si cercherà di arrecare il minor disagio possibile all’azienda, garantendo sempre una buona qualità del nostro lavoro.

3. Negoziare

Potrebbe accadere che sia necessario negoziare la riduzione dell’orario.

Intendo dire che l’Azienda potrebbe non accettare da subito una riduzione del 50% dell’orario, ma magari solo del 30%.  Consideratelo già un buon inizio per negoziare, in futuro, un’ulteriore riduzione di orario, se necessaria.

Nell’ambito della negoziazione, potrebbe essere utile partire con una richiesta di part time solo per un determinato periodo, piuttosto che per un tempo indeterminato.

Questa apertura da parte del lavoratore a prendere in considerazione una ripresa a tempo pieno fornisce all’azienda un ulteriore punto di incontro per poter concedere il part time.

L’interlocutore aziendale si sentirà più sereno nella concessione, sapendo di poter riconvertire, un domani, il part time in full time.

4. Motivare la richiesta

A parte per i casi previsti dal Decreto 81/2015, che ha ampliato il target di lavoratori ai quali può essere concessa la trasformazione del contratto da full time a part time, è opportuno, a mio avviso, presentare delle motivazioni concrete e sostenibili, circostanziando le necessità che ci spingono ad avanzare tale richiesta.

Concludo facendo presente che, salvo i casi previsti dalla normativa di riferimento sul contratto di lavoro part time, l’Azienda non è obbligata a concedere la trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale.

Al contempo è sempre necessario l’accordo del lavoratore per trasformare un full time in part time.

Quando torni a lavorare?  10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

“Quando torni a lavorare?”

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono poste da quando sono diventata mamma.

Sapete cosa mi piacerebbe rispondere? “Quando io e la mia bambina ci sentiremo pronte di poterci allontanare per un po’ l’una dall’altra”. Ecco. Questo vorrei poter fare.

Vorrei poter scegliere quando rientrare al lavoro, senza sensi di colpa nei confronti della mia piccola e, con la serenità, che il mio lavoro ci sia sempre.

E, diciamolo, io sono già tra quelle fortunate che oltre all’astensione obbligatoria, posso usufruire anche del periodo di astensione facoltativa.

Ciò nonostante il pensiero di lasciare un esserino di nove mesi, dopo che abbiamo vissuto in simbiosi per tutto questo periodo, mi getta nello sconforto.

Per questo mi sono chiesta cosa possa fare io per cercare di vivere al meglio il momento del distacco.

10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

1) organizzare per tempo il momento in cui si dovrà tornare al lavoro.

Come? Avendo già individuato e “testato” chi ci sostituirà (che siano i nonni, la tata o il nido).

2) aver già considerato anche l’eventuale sostituzione della scelta effettuata.

Si sa che i bambini, soprattutto se mandati al nido, sono più soggetti ad ammalarsi.

Per questo motivo la scelta del nido potrà comportare qualche ansia in più dal punto di vista organizzativo.

Al contempo, però, per esperienza con il primo figlio, posso dire che ne vale la pena per gli anni successivi della scuola materna.

Intanto, prima o poi, gli anticorpi se li devono fare!

3) avere instaurato un rapporto di piena fiducia con chi dovrà occuparsi della piccolo/del piccolo.

Nel mio caso, il nido che abbiamo scelto è già stato testato con il primo figlio e questo, ovviamente, mi da molta serenità perché, conoscendolo, so cosa aspettarmi e so che posso fidarmi.

4) aver già affiancato anche la persona che dovrà occuparsi della bimba in nostra assenza.

Favorire una buona reciproca conoscenza è importantissimo per evitare di farsi venire le ansie quando il nostro cucciolo si troverà da solo con la persona delegata.

5) preparare anche noi stesse a quel momento.

Pensare anche a noi mamme è importante.

Infatti ricordo di aver versato qualche lacrima i primi giorni in cui, finito l’inserimento al nido, dovetti lasciare il mio bimbo, per più di qualche ora.

Consiglio di iniziare gradualmente a distaccarsi dalla nostra creatura, in modo che non sia un trauma per il piccolo, ma soprattutto per noi stesse.

6) tenere sempre alta l’attenzione sui segnali che i nostri bimbi ci mandano quando torniamo a casa.

Ricordo che il mio piccolo era felicissimo di poter andare a giocare con altri bimbi al nido. Questo, naturalmente, mi aveva dato la sicurezza che stessi facendo la scelta appropriate per il mio piccolo. Al contempo mi consentì  di affrontare la situazione del distacco con maggiore serenità.

Ma è ovvio che se così non fosse stato ed avessi invece avvertito qualche malumore da parte del mio bimbo, avrei dovuto affrontare la situazione, individuando una soluzione alternativa, come, ad esempio, ricorrendo ad una tata fidata.

7) imparare a delegare.

Io sono una di quelle persone che ha sempre portato avanti la teoria del cosiddetto “chi fa per sè, fa per tre!”.

Ma quando si è fisicamente distanti, bisogna essere in grado di delegare gli altri per l’accudimento dei propri bimbi e, se non si è psicologicamente pronti a farlo, potrebbe rivelarsi molto frustrante la lontananza.

8) sapersi autogestire e saper porre dei limiti.

Ricordo che, quando rientrai al lavoro, dopo la prima gravidanza, non riuscii quasi mai ad usufruire delle due ore di allattamento.

Sicuramente c’era molto lavoro da sbrigare ed io dovevo riprendere il giusto ritmo. Con il senno del poi, però, tutto questo non poteva giustificare la mia rinuncia ad un diritto di tutte le lavoratrice madri.

9) chiedere non costa nulla.

Un’altra cosa che si può pensare di fare è chiedere al proprio datore di lavoro se c’è la possibilità di usufruire di un orario ridotto o del telelavoro, almeno per I primi periodi, quando ancora la presenza della mamma è fondamentale.

10) ultimo consiglio: allontaniamo i sensi di colpa!

Sembra facile a dirsi, ma poi, inevitabilmente, questi verranno a galla, perchè ci sembrerà di trascurare I nostri bimbi. Ma non cadiamo in questo errore, perchè se il lavoro ci consente di realizzarci come donne, saremo anche mamme serene.

E poi ricordiamoci che non stiamo lavorando per la gloria.

Nella maggior parte dei casi, realizzazione personale a parte, lavoriamo per contribuire al sostentamento della nostra famiglia.

E con questo concludo, augurando buon lavoro a tutte le neo mamme!

 

 

Da dove partire per cambiare lavoro

Una scelta consapevole

Quante volte ci è capitato di dire: “Basta! Sono stufo! Ora mi cerco un nuovo lavoro!”.
Prima di prendere decisioni avventate, e, per così dire “di pancia”, sarebbe più opportuno fare un bilancio della situazione e cercare di prendere una decisione basata su una scelta razionale.

Da dove partire, quindi, per cambiare lavoro?

La Ruota del Lavoro

Forse già conosci la ruota della vita, con la quale si valuta il proprio livello di soddisfazione in vari ambiti, come ad esempio: la vita affettiva, il lavoro in generale, le attività sociali, le finanze, ecc.
Ti propongo il medesimo approccio anche per il lavoro.
Ho pertanto creato la seguente Ruota del Lavoro: Leggi tutto “Da dove partire per cambiare lavoro”

Strategie per giornate più produttive

Strategie per giornate più produttive

Individuare strategie per giornate più produttive, utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

Ultimamente mi sono chiesta se è vero che una mamma che sta a casa abbia più tempo a disposizione.

Domanda che mi era sorta spontanea quando ero a casa per la maternità, in attesa di accogliere tra le braccia la mia bimba.

La sensazione che avevo era che il tempo mi scivolasse tra le mani più velocemente rispetto a quando lavoravo.

Quando lavoravo,  immaginavo cosa avrei potuto fare stando a casa.

Mi ero ripromessa di riuscire a mettere ordine a quei cassetti che di solito è meglio non aprire.

Immaginavo quanto sarebbe stato bello poter andare a far la spesa tutte le mattina.

Pensavo che avrei avuto più tempo per rilassarmi un po’. Per leggere un libro, ascoltare della musica e per andare in piscina tutti i giorni.

Immaginavo di riuscire ad andare a prendere il mio bimbo a scuola molto presto, rispetto al solito.

Pensavo anche che avrei avuto parecchio tempo da dedicare a questo blog.

Ecco, in realtà tutto questo non è successa ed anzi mi sono ritrovata ad essere più in affanno di prima!

Mancanza di tempo o di organizzazione?

Con il passare dei giorni è affiorata in me una maggiore consapevolezza. Non si trattava di mancanza di tempo, ma di  mancanza di organizzazione della giornata.

Quando lavoro, nel mio caso full time e mi reco in ufficio tutti i giorni, il tempo è scandito in maniera più precisa e routinaria. So che devo uscire di casa ad una certa ora per riuscire ad essere in ufficio in orario.

So che arriverò a casa alle 18.30/19.00 e che quindi avrò solo il tempo da dedicare alla cena.

So che devo aver fatto la spesa il Sabato mattina per riuscire ad avere gli ingredienti per le cene.

Ma quando lavoro sogno di fare molte cose che poi non riesco sistematicamente a realizzare.

Per poi consolarmi dicendo a me stessa che non ho il tempo per farle! Insomma ho una buona scusa!

Per questo ho deciso di riflettere su quali strategie avrei potuto usare per riuscire ad avere giornate più produttive.

Strategie per giornate più produttive

  • Darsi degli obiettivi mensili, settimanali, giornalieri.
  • Declinare gli obiettivi in azioni concrete.
  • Pianificare! Usare strumenti di organizzazione e pianificazione per il mese, la settimana, la giornata.
  • Usare una To Do List e decidere le priorità della giornata.
  • Schematizzare una giornata tipo, con gli orari.
  • Individuare i detrattori di tempo (Social Networks, telefonate, giri a zonzo per negozi).
  • Evitare distrazioni quando si sta svolgendo un compito.

Per mettere in pratica le strategie per giornate più produttive, ho recentemente scoperto un modo di organizzarsi utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

In rete si possono trovare tantissimi esempi di questo metodo. Quello che mi ha colpito è che ciascuno di noi la può personalizzare, come meglio ritiene si addica alle proprie esigenze.

Un vero “Bullet Journal” è tutto scritto a mano, spesso con una splendida calligrafia e molta fantasia. Allego quì il sito del Bullet Journal in Italiano ( https://bulletjournal.it/), dove potete trovare molti articoli interessanti ed esempi.

Prendendo spunto da più fonti, ho cercato di adattare il metodo del “bullet journal” alle mie esigenze, prima tra tutte, disporre di uno strumento di pianificazione ed organizzazione semplice, efficace e poco dispendioso in termini di tempo. Quindi ho creato delle pagine preformate da stampare ed inserire in un’agenda ad anelli (tipo l’agenda “filofax”), da utilizzare nella maniera più efficace possibile.

Allego quì, le pagine del mio “Bullet Journal”, che potete scaricare e stampare in formato A5.

My Bullet Journal

 

 

 

 

 

Rientro al lavoro dopo la maternità

giovanna_mezzogiorno_1<<È stata una lunga pausa, da una parte voluta e dall’altra forzata. La maternità è una gioia, ma che fatica. Con due gemelli poi è ancora un’altra storia. Dopo il parto non ero in grado di rimettermi subito a lavorare, lo ammetto: la gravidanza mi ha distrutta, ho impiegato tre anni per riprendermi>>.

Giovanna Mezzogiorno Confessa: “La Gravidanza mi ha Distrutta”

Prendo spunto dalla dichiarazione di Giovanna Mezzogiorno per affrontare il tema del rientro al lavoro dopo la maternità.

Il senso di inadeguatezza quando si rientra al lavoro dopo la maternita’

Ricordo che anche il mio rientro al lavoro dopo la maternità fu piuttosto faticoso, sebbene abbia avuto la possibilità di utilizzare sia il  congedo obbligatorio che quello facoltativo.

Ricordo la difficoltà di riprendere a lavorare otto ore di fila; la stanchezza quando rientravo a casa, con la necessità di essere presente al 100% per la mia famiglia.

Svolgendo un lavoro d’ufficio, ricordo la difficoltà inziale a riprendere il ritmo, la giusta concentrazione.

La sensazione che provavo era come quando avevo cominciato a lavorare per la prima volta. Sentivo un brivido corrermi lungo la schiena, mentre mi irrigidivo al pensiero di dover fare cose che prima della maternità mi parevano del tutto normali e molto semplici. Mi sentivo come quando si impara a guidare. Devi stare con gli occhi ben aperti e pensare a quale marcia inserire. Nulla mi veniva più in automatico, come prima.

Pensavo di non essere più adeguata per un ruolo che pure già svolgevo da tanti anni.

Che cosa cambia rispetto a prima?

In fin conti si era trattata di una pausa di circa nove mesi. Cosa poteva essere cambiato in un arco temporale così breve?

Eppure molte cose mi sembravano cambiate, soprattutto sentivo le persone cambiate o forse ero solo cambiata io. E quello che prima non vedevo nei miei colleghi e nella competitiva realtà multinazionale, adesso lo guardavo con occhi nuovi e diversi.

C’è voluto un po’ di mesi prima che riuscissi nuovamente a sentirmi un ingranaggio funzionante di questo grande orologio, che è l’azienda nella quale lavoro, fatta di obiettivi da raggiungere e da superare, di regole da rispettare quasi fosse un credo religioso.

Mi pareva di deludere le aspetattive dei mie Capi. Io che ero sempre stata molto efficiente, dopo questo periodi di assenza, durante il quale avevo completamente cambiato vita e “staccato la spina”, mi sembrava di non riuscire più ad integrarmi, come prima.

Allo stesso tempo provavo un senso di forte frustazione perchè il mio cuore e il mio pensiero erano verso il mio piccolo, che avevo deciso di lasciare alle cure di altri per rientrare al lavoro.

I pensieri autolimitanti al cambiamento

Più volte, dopo il rientro dalla maternità, mi è capitato di chiedermi che cosa ci facessi lì. Ma poi mettevo a tacere questa vocina perché la mia parte razionale mi ricordava quanto ero e sono fortunata ad avere un buon posto di lavoro.

Ecco. La sicurezza del posto di lavoro. Questo, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio pensiero autolimitante. Il mio pensiero ostacolo. Il pensiero che mi frena nel cambiare. Il  pensiero alibi per allontanarmi da quello che mi fa paura e cercare nuove strade.

Eppure, allo stesso tempo, lo sento come un’àncora di salvezza.

Quale possibile alternativa?

Ma L’alternativa? C’è un’alternativa a tutto questo?

A dire il vero ne sono ancora alla ricerca, anche perché mi piace il lavoro che svolgo. E’ un lavoro che mi realizza. Un lavoro al quale sono grata perchè siamo cresciuti insieme e mi ha fatto crescere non solo professionalmente, ma anche come persona.

Ora però è forse arrivato il tempo di cambiare qualcosa…..

Caratteristiche della leadership

clinton-vs-trumpUn’importante lezione dalle presidenziali americane 2016

La sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali del 2016 e la conseguente vittoria di Donald Trump, mi hanno fatto riflettere su alcune caratteristiche della leadership, che possono servire non solo ad un politico ma anche ad un manager aziendale, uomo o donna che sia.

L’energia, la forza psicologica e fisica che serve ad un Leader

Abbiamo visto quanta energia serva per calcare I palchi dei comizi. La forza psicologica per riuscire ad andare avanti, sempre e comunque, nonostante I forti e costanti stress psicologici.

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Anche la forza fisica ha giocato un ruolo importante nella sfida presidenziale. I “tour de force” a cui erano costretti I due candidati alla Casa Bianca hanno portato a qualche malore, soprattutto nel caso di Hillary.

Caratteristiche della leadership fondamentali anche per I Managers.

L’empatia e la capacità di comprendere I bisogni del nostro target

La capacità di “mettersi nei panni degli altri”, la capacità di capire I bisogni del popolo Americano pare abbiano giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni.

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E Trump (contro ogni pronostico) sembra essere riuscito molto meglio in questo aspetto rispetto alla Clinton. E’ riuscito a cogliere e a cavalcare la rabbia e la voglia di cambiamento del popolo Americano.

Non dare mai nulla per scontato

Neppure che un avversario improbabile come Donald Trump possa vincere le elezioni.

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Hillary, ad esempio, non si è neppure presentata in alcuni Stati pensando di averli già in pugno, essendo questi storicamente democratici.

La comunicazione e l’utilizzo dei social media

Si è detto spesso che Hillary, nella Sua comunicazione, è apparsa troppo algida. Al contrario di Donald Trump, un po’ sbruffone, arrogante ed irriverente. Eppure Trump ha fatto breccia nel popolo Americano. Perchè? Forse perchè si è mostrato, nel modo di pensare, più simile ad un Americano medio, rispetto all’altisonante Hillary.

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Forse è sembrato più umano e più vicino ad un Americano, nonostante sia un ricco milionario. Per la serie: essere se stessi nel bene e nel male paga sempre!

E poi, un ruolo fondamentale è stato giocato anche dai social media, che Trump ha saputo usare in maniera molto abile e a suo favore.

Questo ha dimostrato che ormai non si può più prescindere da una comunicazione non solo frontale, ma che sappia utilizzare in maniera sapiente anche tutti gli altri canali, come I social.

Avere il coraggio di andare contro corrente

Proporre innovazioni, uscire dagli schemi, andare contro il sistema esistente parrebbe una chiave di successo, almeno così si è dimostrata nella fase elettorale, per ottenere un buon seguito di americani.

Circondarsi di sponors altisonanti può non servire a nulla, se manca l’autenticità

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Abbiamo visto popolari esponenti della musica, della cultura, dello spettacolo accanto ad Hillary per perorare la sua causa. Eppure a nulla è servito, a dimostrazione che la gente apprezza di più l’autenticità di un leader, che un imponente spettacolo pirotecnico.

Monitorare l’andamento delle nostre attività

Sognare in grande è fondamentale per un leader, perchè solo sognando in grande si possono realizzare grandi cose. Ma queste elezioni hanno dimostrato che è altrettanto importante riuscire sempre a monitorare la realtà, rimanendo sospesi tra il sognare grandi eventi e mantenere sempre I piedi per terra.

L’ottimismo non può assolutamente mancare ad un Leader, ma va calibrato con la capacità di saper leggere gli accadimenti e la realtà che ci circonda.