Il lavoro che vorrei: da dove partire

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Inizio il mio primo post proprio dal titolo del blog: “Il lavoro che vorrei…”.

office-381228_1280Quanti possono dire di svolgere il lavoro che hanno sempre desiderato di avere? Quanti giovani sono alla ricerca del primo lavoro, inconsapevoli, talvolta, di quello che vorrebbero fare? E chi invece un lavoro già ce l’ha, si può dire soddisfatto o forse pensa che da un’altra parte sarebbe meglio?

Inoltre, per noi donne, dopo la nascita dei figli, emergono esigenze diverse che ci fanno pensare che conciliare lavoro e famiglia sia una missione impossibile.

Sicuramente se chiedessi a ciascuno di voi quale potrebbe essere il lavoro dei vostri sogni, le risposte sarebbero molteplici e diversificate.
Forse vi starete chiedendo come fare allora a trovare il lavoro che tanto vi piacerebbe fare….ebbene, non ci sono formule magiche né tanto meno trattasi solo di pura fortuna…il segreto, se così si può dire, é quello di avere “talento” (uso questo termine in senso molto ampio, intendendolo anche come conoscenza, capacità nel saper fare) e poi sì, dare la possibilità al nostro talento di trovare un’occasione in cui potersi esprimere e mettersi alla prova.
Mi viene pertanto da dire che il primo passo consista proprio nel partire da una buona conoscenza di se stessi, in termini di capacità, conoscenze, ma anche di attitudini, di motivazioni, di aspetti caratteriali che ci possono guidare nella scelta di una direzione piuttosto che di un’altra. Tutto questo spesso è il risultato di quello che si indica, generalmente, come bilancio di competenze, argomento che sarà sicuramente oggetto di maggiori approfondimenti in successivi miei posts.

Ad una conoscenza approfondita di noi stessi, deve seguire una buona conoscenza di quello che ci offre il mercato o, se il lavoro dobbiamo costruircelo, dell’offerta che potremmo creare.

Ed infine dovremo trovare il modo di far combaciare le nostre attitudini, necessità, interessi e passioni con il lavoro che è attualmente disponibile, perchè ricordiamo che “Il Lavoro Che Vorrei” deve essere come un vestito confezionato appositamente per noi.

Quando cambiare lavoro?

Quando cambiare lavoro?

Quando cambiare lavoro?

Dopo il COVID, stiamo assistendo ad un fenomeno di dimissioni mai visto in precedenza.

Molte donne e non solo stanno cambiando lavoro o stanno addirittura lasciando il proprio lavoro senza alcuna alternativa certa.

Che fine ha fatto il tanto amato “posto fisso”?

Quello che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo in questi ultimissimi anni, a seguito della pandemia, è un cambio totale di paradigma del mondo del lavoro.

E dalla mia prospettiva, vedo che le donne sono in prima linea nel portare questo cambiamento, nel mondo del lavoro e, più in generale, della nostra Società, attraverso la voglia e la grinta di reinventarsi, per trovare veramente la propria strada.

Molte donne hanno iniziato ad accorgersi che il lavoro che hanno svolto fino all’avvento del COVID, potrebbe essere svolto diversamente, con tempi, orari e flessibilità più consona ad una donna, lavoratrice, moglie e mamma.

Molte di noi hanno avuto il tempo, in questo periodo, di fermarsi e di riflettere su quello che stavamo facendo, su come lo stavamo facendo e forse anche a che cosa stavamo rinunciando, lavorando tutto il giorno, oltre allo spreco di tempo impiegato nei tragitti casa-lavoro.

Forse abbiamo iniziato a capire che non ne vogliamo più sapere di un lavoro che, ancora oggi, in molte realtà, vogliono farci intendere come un sacrificio o, peggio ancora, come “sofferenza”.

Queste mie riflessioni nascono proprio oggi da un interessante articolo di Corinna De Cesare, “Le grandi dimissioni: perché dopo il Covid molti stanno cambiando lavoro”

In questo articolo si legge che: “un’analisi di Microsoft afferma che il 40% della forza lavoro globale sta pensando di dimettersi entro l’anno.

Ma non per tutte le donne, cambiare lavoro, dare le dimissioni, è una scelta facile. Anzi, il più delle volte ci troviamo bloccate dai nostri pensieri, che ci fanno credere di non poter avere una scelta. Di non avere alternative.

Se stai leggendo questo post, forse anche a te sarà balenata l’idea di salutare capi e colleghi e ti starai chiedendo quando cambiare lavoro, nonostante tutte le paure, i “se” ed i “ma” del caso.

Molte donne si chiedono quando è il momento migliore per cambiare lavoro.

Alcune si preoccupano del fatto che se è passato troppo poco tempo da quando sono state assunte, si potrebbe apparire poco affidabili agli occhi di un potenziale futuro datore di lavoro.

Altre invece pensano il contrario, cioè che aver cambiato poche volte, potrebbe far pensare che si è una persone, che può apparire poco incline ai cambiamenti e molto abitudinaria.

Vuoi sapere la verità? Non esiste un momento perfetto per cambiare lavoro.

E’ una scelta che devi fare tu, in base alle tue valutazioni e, soprattutto quando ti sentirai pronta di fare questo importante passo.

Quindi, prova a valutare alcuni aspetti, che potrebbero aiutarti a prendere una decisione. Ti propongo una serie di domande.

  1. I valori dell’Azienda rispecchiano i tuoi valori?
  2. Ti sembra di non aver più nulla da imparare? Ti sembra che il tuo lavoro sia diventato un po’ troppo routinario?
  3. Hai appurato che all’interno della tua attuale organizzazione non ci possono essere opportunità di crescita professionale?
  4. Il rapporto con il tuo Capo è conflittuale?
  5. Il rapporto con i colleghi è difficile?
  6. Ti sembra di essere sottopagata rispetto a quanto pensi di valere?
  7. Hai l’impressione che l’Azienda investa poco su di te?
  8. Ti senti poco valorizzata?
  9. Fatichi a sopportare la pressione a cui ti senti sottoposta?
  10. Gli orari di lavoro sono troppo pesanti per poter avere un giusto bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata?

Se alla maggior parte di queste domande hai risposto SI, forse è arrivato il momento di cambiare lavoro.

Ti rimando anche ad altri contenuti relativi al tema del cambiamento: Il lavoro che vorrei: da dove partire; leggi anche: da dove partire per cambiare lavoro

Vorrei però farti riflettere bene su un aspetto. E, per questo, ti faccio un’ultima domanda.

Quello che pensi del tuo attuale lavoro è realmente vero, o è frutto di una tua proiezione, se non addirittura della proiezione di altri?

Se così non è, allora lasciati andare e vola verso nuove sfide! Ricordati che là fuori c’è un mondo di nuove opportunità!

Mi farebbe piacere sapere anche tu cosa ne pensi e, se sei confusa, se non sai che cosa fare con il tuo lavoro, contattami! Ti offrirò un’ora di coaching gratuito, in cambio di una condivisione di questo post.

Cosa dire ad un colloquio di lavoro

Sai cosa dire ad un colloquio di lavoro? E sai come dirlo?

Cosa dire al colloquio di lavoro

Ti è mai capitato di presentarti per un colloquio e, di fronte alla classica domanda: “mi parli di lei”, ti ritrovi a non sapere da che parte partire e non sai cosa dire?

Non ti preoccupare! E’ del tutto normale, soprattutto se sei ai tuoi primi colloqui.

In questo articolo, ti svelerò che cosa dire ad un colloquio di lavoro ed anche come dirlo.

Per prima cosa è importante arrivare ad un colloquio dopo aver attentamente letto l’annuncio, in modo da arrivare preparati su cosa stia cercando l’Azienda.

Dall’annuncio bisogna capire bene quali competenze l’Azienda sta cercando e per quali attività. Non sempre il job title pubblicato nell’annuncio corrisponde esattamente a quanto, magari, pensiamo noi di quello stesso ruolo.

Molto dipende anche dal contesto organizzativo, per cui può capitare che con il job title, ad esempio, di “Project Manager” non sempre si intendano gli stessi compiti ed attività in qualsiasi realtà aziendale.

Una volta che sei preparato su cosa sta cercando l’Azienda, è importante che tu riprenda in mano il tuo CV per trovare il fil rouge di tutto il tuo percorso accademico, professionale e/o extra professionale, che ti ha portato a candidarti per quella specifica posizione.

Crea il tuo storytelling per sapere cosa dire al colloquio, in modo da mettere in evidenza gli aspetti salienti che ti possono far sembrare, agli occhi del selezionatore, la persona giusta per la posizione che stanno cercando.

Quello che devi far capire a chi ti sta di fronte è il valore che tu potresti portare in quella data organizzazione.

Vale a dire che devi cercare di vendere (sempre senza esagerare!) le tue competenze, le tue capacità, mostrando tutta la tua motivazione.

E come fare per differenziarsi dagli altri?

Ti svelo un segreto. Chi ti sta selezionando, generalmente, valuta soprattutto il tuo atteggiamento, piuttosto che le tue capacità professionali. Queste sono sicuramente importantissime, ma le Aziende cercano persone positive, capaci di risolvere problemi, motivate al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Preparati, preparati e…Ancora Preparati! Non arrivare ad un colloquio senza esserti guardato il sito internet o senza aver la benchè minima informazione sull’Azienda.

In aggiunta, oltre a sapere che cosa dire ad un colloquio di lavoro, è importante anche il come si dice.

Sul come, fai trasparire tutto il tuo entusiasmo e di vivacità. Cerca di catturare l’attenzione dei tuoi interlocutori, raccontando in maniera scorrevole la tua esperienza.

Ed infine quello che si dice ad un colloquio di lavoro ed il come lo si dice devono sempre far risaltare la tua autenticità ed unicità.

Devi sempre essere te stesso. Non c’è nulla da inventare. Devi solo imparare come presentarti al meglio!

Ti consiglio di leggere anche questo articolo, sempre relativo al colloquio di lavoro: I 6 errori da evitare al primo colloquio

Se avessi bisogno di fare un colloquio di prova, scrivimi! Sarò ben felice di poterti aiutare.

Come superare la paura del fallimento

Come si può superare la paura del fallimento quando vuoi reinventarti, lasciando il tuo attuale lavoro a tempo indeterminato per crearti il tuo nuovo lavoro?

Generalmente si tratta di una delle principali paure auto limitanti e bloccanti nel prendere una decisione e ci rende impossibile passare all’azione.

In questo articolo ti mostrerò come poter superare questa paura, soprattutto quando ti impedisce di fare dei passi importanti nella tua vita.

La paura del fallimento quando vuoi reinventarti

Se anche tu, come me, senti il bisogno di trovare una nuova strada lavorativa per la quale lasciare il famigerato e tanto ambito posto fisso per trovare una strada che ti consenta di sentirti maggiormente realizzata, che possa valorizzare di più la tua essenza e che sia più vicina alla persona che veramente aspiri ad essere, ti troverai a dover superare la paura di poter fallire.

Quante volte ti capita di pensare: “Non ce la farò mai!”; “la scelta che sto facendo si rivelerà sbagliata e dovrò rendermi conto di aver fallito”. Sono certa che sono frasi che ti risuonano in testa ed anche provare a visualizzarti nel momento del successo, spesso, non ti aiuta a trasformare la tua paura in qualcosa di diverso. Lo so bene!

So bene cosa provi, perchè sono le stesse sensazioni che provo anch’io e sono i mei stessi pensieri, quando devo fare un cambiamento importante nella mia vita.

Qualche consiglio su come superare la paura del fallimento

Sai qual è il miglior modo per superare la paura del fallimento?

Fallire! Quando ti capita, poi ti accorgi che nulla è così tremendo e mostruoso come ce lo immaginavamo.

Molto spesso sono le nostre idee e la nostra immaginazione che ci fanno sembrare un fallimento una cosa tanto spaventosa.

Invece quando poi ci si ritrova, ci si accorge che:

  1. Non è nulla di così catastrofico come pensavamo;
  2. Possiamo trovare in noi stesse le energie e la forza di reagire e di riprendere in mano la nostra vita. Anzi, la capacità di rialzarci in piedi ci da anche grande soddisfazione;
  3. Spesso da un fallimento può nascere una nuova opportunità;
  4. Un fallimento è l’occasione per ripensare a quanto abbiamo fatto. Capire gli errori è un ottimo modo per evitare di ricaderci e di pensare a nuove soluzioni, che prima non avevamo pensato.

Qualche azione per ridurre al massimo il rischio di fallire

Considerato però che a nessuno piace fallire e immagino neanche a te, dobbiamo cercare di mettere in atto tutte le azioni possibili per ridurre al massimo questo rischio.

Come fare?

  1. Per poterlo fare è necessario iniziare con una buona pianificazione di ogni tappa della strada che intendiamo percorrere, indicando quali possono essere i possibili ostacoli che incontreremo sul nostro cammino e quindi definire le azioni che ci consentano di evitarli oppure di superarli in caso ci capiti, purtroppo, di finirci dentro.
  2. Suddividere i nostri macro obiettivi in micro obiettivi. Questo ci da la possibilità di poter fallire in uno o più dei micro obiettivi, senza fallire l’intero progetto. Ricorda: “una sconfitta non significa che abbiamo perso la guerra!”.
  3. Anticipare certe azioni che ci possono portare a raggiungere il nostro macro obiettivo, ci consente di giocare di anticipo e poter affrontare per tempo anche eventuali problemi che non avevamo previsto, all’inizio.

Se ti piace l’idea di superare la paura del fallimento quando vuoi lasciare il tuo attuale lavoro a tempo indeterminato, per intraprendere una nuova attività tutta tua, contattami.

Ti posso aiutare, attraverso un percorso di coaching, a trovare la TUA IDEA di BUSINESS e a lanciarti nella TUA nuova impresa, senza paura di fallire.

Come trasformare un buon proposito in un’azione

Come trasformare un buon proposito in un’azione

come trasformare un buon proposito in un'azioneSettembre: mese dei buoni propositi

Il mese di Settembre per me è sempre stato un mese di inizio. Il mese in cui progettare il mio anno e soprattutto il mese in cui cerco di trasformare i buoni propositi, che di solito arrivano durante l’estate, in azioni concrete.

Ma purtroppo sappiamo che spesso ciò non accade, generando in noi un profondo senso di frustrazione.

Per questo provo a fornirti i miei cinque consigli per trasformare un buon proposito in un’azione concreta, per evitare la frustrazione derivante dal non riuscire a concretizzare.

Sarà che a Settembre rincomincia la scuola, ma, per me, Settembre è sempre stato un mese  che mi ha portato a generare tante nuove idee e molti buoni propositi.

Di solito a Settembre divento molto creativa e questo mi porta a ripensarmi. L’intento che ho è sempre quello di cercare di migliorarmi. Infatti, alla base di tutti i miei progetti, c’è sempre questa idea di fondo: nasciamo, cresciamo e quindi cambiamo, ma sempre con una spinta interiore a cambiare in meglio la nostra vita. Almeno così è sempre stato per me. E questo pensiero mi ha sempre dato tanta motivazione nello sperimentarmi in nuovi progetti.

L’idea che in un futuro non lontano, solitamente un arco temporale di un anno, possa cambiare effettivamente qualcosa della mia esistenza che mi consenta di farmi stare meglio, è sempre stato un grande aiuto per spronarmi ad impegnarmi.

Non sempre un buon proposito si trasforma in azione

Ma spesso poi accade che quello che è un buon proposito, difficilmente, o con grande fatica, si trasforma in un’azione concreta. E questo, diciamocelo, genera, almeno in me, una grande frustrazione.

Ti è mai capitato di dire: “da Settembre mi metto a dieta!” oppure: “da Settembre inizio ad andare in palestra!”, senza che poi effettivamente il buon proposito si trasformasse in azione concreta? Capita che, riprendendo la vita di sempre, si ritorni ad essere la stessa persona che si era prima dell’estate, sopraffatta dai soliti impegni quotidiani che ti fanno dimenticare di tutto, distraendoci dalle nostre migliori e più pure buone intenzioni.

Ma allora come fare?

Ti racconto come faccio io o, come almeno, cerco di fare. Ammetto però che non sempre ci riesco!

La mia “ricetta” per trasformare un buon proposito in azione consiste:

  1. nel comunicare la mia intenzione a più persone. Così facendo, mi creo una sorta di “obbligo morale” che voglio assolutamente rispettare per non sentirmi in difetto. Può sembrare una banalità, ma vi assicuro, invece, che si tratta di uno stratagemma fortissimo, soprattutto, per chi ama essere di parola con gli altri.
  2. altro stratagemma che utilizzo per trasformare un buon proposito in azione è quello di fissare una scadenza entro la quale devo assolutamente mettere in atto la mia intenzione. Darsi un obiettivo temporale spesso ci aiuta a mantenere l’impegno preso.
  3. utilizzo la tecnica della visualizzazione, immaginandomi nei momenti successivi in cui ho trasformato la mia buona intenzione in un’azione. Questa è una tecnica che aiuta tantissimo per auto motivarsi.
  4. faccio l’elenco di tutte le scuse che mi portano ad allontanarmi dal mio buon proposito e cerco di smontarle una dopo l’altra, facendole miseramente cadere.
  5. infine mi faccio aiutare dalle persone che mi vogliono bene e che so essere in grado di spronarmi e rassicurarmi, perchè spesso dietro ad un buon proposito che non si trasforma in azione c’è la grande paura di fallire o di non essere in grado di raggiungere il risultato che si desidera tramite l’azione che si sta mettendo in atto.

Con questi consigli ti ho illustrato come trasformare un buon proposito in un’azione. Ma mi farebbe molto piacere sapere quali sono i tuoi stratagemmi!

Ti va di scriverlo nei commenti?

I 6 errori da evitare al primo colloquio

Quali sono i 6 errori da evitare al primo colloquio?

Nessuna domanda e nessuna risposta è di per se sbagliata, ma, talvolta lo sono i tempi e le modalità che usiamo.

Mi è capitato più di una volta, durante la mia attività da recruiter, di riscontrare alcuni errori comuni in cui inciampano alcuni candidati, durante il primo colloquio, indipendentemente dall’esperienza che hanno.

Vorrei pertanto condividere con te quelli che riscontro essere i 6 errori da evitare al primo colloquio, per non cadere sulla classica buccia di banana.

Cominciamo.

Errore Nr.1

Dopo un bel colloquio, in cui ti sei dichiarato/a una persona disponibile in termini di orari, di flessibilità, di mobilita….alla fatidica domanda del selezionatore: “ha domande?”, chiedi: “ecco….si….vorrei sapere: ma…qual è l’orario di lavoro?”

…..No!!! Ti prego: non chiedere questi dettagli al primo colloquio….se andrai avanti nella selezione, avrai tutto il tempo per approfondire questi aspetti.

E poi, comunque, considera che, se ti stai candidando per un lavoro d’ufficio, l’orario di ingresso potrà essere alle 8.00 del mattino, oppure alle 9.00, per proseguire con le classiche 8 ore giornaliere. Generalmente ormai, tra l’altro, quasi tutte le Aziende consentono una certa elasticità nell’orario di ingresso e di uscita, almeno che non si tratti di un lavoro particolare che richieda la presenza in un determinato orario.

Inoltre, in molte realtà, oramai è in uso lo Smart Working,sempre che la tipologia di attività svolta dall’Aziende e/o il tipo di professione per la quale stai sostenendo il colloquio, sia compatibile con questa modalità di lavoro.

Se l’orario invece dovesse essere su turni di lavoro, solitamente dovresti aver trovato già all’interno del testo dell’inserzione la richiesta di disponibilità a svolgere lavoro su turni e magari anche durante i giorni festivi…

Ad ogni modo, inoltre, personalmente quando mi è capitato di assumere per orari di lavoro su turni, l’ho sempre esplicitato durante il primo colloquio perchè, ovviamente, mi interessa capire se la persona è disponibile ad un’attività che è articolato su un orario non di giornata.

Errore Nr. 2

Altra classica buccia di banana da primo colloquio è chiedere a quanto ammonta la retribuzione….

Non è domanda da fare al primo colloquio.

Non tanto perché si pensi che possa essere una domanda un po’ indiscreta, ma piuttosto perché spesso la retribuzione è in funzione del profilo che il selezionatore reperirà sul mercato.

Infatti, a patto di riconoscere una retribuzione in linea con quanto determinato dai contratti nazionali di lavoro, si deciderà di ricompensare di più o di meno a seconda di alcuni fattori, come ad esempio in funzione della maggiore o minore seniority. Sicuramente chi seleziona ha in testa un range, ma non è necessario che, al primo colloquio, tu ti metta ad investigare questo aspetto. Ricorda che, anche per questo genere di domande, ci sarà l’occasione per approfondire, se passerai alle fasi successive.

Al primo colloquio, ma direi anche in qualche colloquio successivo, interessati maggiormente alla tipologia di lavoro. Cerca di capire se quello che ti stanno proponendo è in linea con quello che ti piace fare; è in linea con i tuoi valori; quali opportunità per il futuro ci possono essere per la crescita dell’Azienda e, di conseguenza, per la tua crescita professionale. Approfondisci, facendo anche tu domande. Chiedi se, nel ruolo che ti stanno proponendo, avrai l’occasione di sviluppare nuove competenze che potrebbero servirti anche in futuro.

Ricorda sempre che un colloquio è, prima di tutto, una relazione tra persone e un rapporto tra pari: bisogna scegliersi a vicenda!

Errore Nr.3

Un altro consiglio che mi sento di darti è quello di evitare di essere così limpido e trasparente da dichiarare, (almeno che non sia il recruiter stesso a farti una domanda in tal senso), che stai valutando anche altre offerte di lavoro.

Personalmente ti ringrazio per l’onestà, ma, per evitare di venire scartati a priori perché stai dando un’immagine (magari anche solo sbagliata per pura ingenuità), che, sì, ti piace quello che ti sto proponendo, ma potresti anche decidere di andare da un’altra parte a fare tutt’altro…magari a patto che mi paghino meglio di quello che mi potresti offrire tu oppure perchè l’altro lavoro è più vicino a casa…ecco, direi che è assolutamente inopportuno, quanto meno ad un primo colloquio e, la risposta che potresti ottenere sarebbe: “le lascio scegliere l’altra opportunità che ha tra le mani…Mi sembra, in effetti, più adatto!”.

Tutto ciò almeno che tu non abbia una professionalità talmente ricercata e difficile da reperire sul mercato, che quindi tu sia oggetto di una corte sfrenata da parte di più recruiters.

Errore Nr. 4

Evita di presentarti ad un colloquio (sempre che tu ci tenga veramente ad ottenere quel posto di lavoro) senza sapere assolutamente nulla dell’azienda, o, peggio ancora, fingendo di saperne qualcosa e quindi uscendo con frasi molto banali e generali, del tipo: “trovo molto interessante quello che producete”.

Informati prima bene su quello che fa l’Azienda alla quale ti stai proponendo; cerca anche di capire quale siano i tuoi punti di contatto con quella realtà e che cosa tu possa apportare come valore aggiunto…

E, tutto ciò, è possibile solo ed esclusivamente se prima ti sei informato/a! Cosa che, al giorno d’oggi è facilissimo da fare, tra l’altro.

Errore Nr. 5

Quando ti viene chiesto; “Perché vorrebbe venire a lavorare da noi?”

Risposta: “ perché così mi avvicinerei a casa”…..ci può anche stare, ma solo ed esclusivamente come corollario ad una motivazione che sia effettivamente legata all’azienda e a quello che tu potresti portare di nuovo e positivo a quella realtà.

Cerca di circostanziare perchè sei attratto/a da questo posto di lavoro piuttosto che da un altro, fai trasparire la tua motivazione, la tua energia e la passione che vorresti mettere in quel lavoro per il quale ci stiamo conoscendo.

Errore Nr. 6

Difficilmente un colloquio si chiuderà senza che il recruiter  ti abbia chiesto: “Ha domande?”

Non terminare il colloquio dicendo: “no, grazie, non ho domande, è tutto chiaro” soprattutto se, nel corso del colloquio hai sempre e solo risposto senza aver mai avanzato le tue domande al selezionatore.

Ti ricordo: il colloquio è una relazione, una comunicazione tra due persone. Tu vai anche ad ascoltare e a conoscere quello che ti stanno proponendo, e il recruiter cerca di conoscerti per capire se tu puoi essere la persona giusta per il ruolo proposto.

Un colloquio non è mai un interrogatorio!

Se sei arrivato/a a leggere fin quì, forse avrai capito che, quello che è importante far trapelare al primo colloquio è la tua MOTIVAZIONE, che deve emergere forte e chiara, evitando di inciampare nei fatidici 6 errori.

E tu adesso sei pronto/a per il tuo prossimo primo colloquio?

Come attrarre un recruiter con il tuo CV

Come tutti gli HR Manager ricevo ogni giorno molti CV. Per questo vorrei provare, in questo post, a dare un consiglio, che reputo chiave, di come attrarre un recruiter con il vostro CV.

Aprirli e leggerli è una degli aspetti più belli del mio lavoro. E sapete perché? Perché per chi si occupa di inserire le persone in Azienda, non c’è cosa più bella che poter aprire un CV e pensare…”Finalmente! Potrebbe essere la persona che fa per noi!”


Di cosa ha bisogno il vostro CV per poter attrarre un recruiter che lavora in Azienda?

E’ di fondamentale importanza che si possa evincere immediatamente che c’è una rispondenza tra chi siete e l’Azienda per cui vi state candidando.

Attrarre un recruiter

Giusto per spiegarmi meglio. Io, attualmente, sono HR Manager in un’Azienda altamente tecnologica che si occupa di applicazioni superconduttive. E’ chiaro che se mi ritrovo a leggere un CV in cui veda scritta la parola “superconduttività” mi incuriosisco subito e inizio a leggerlo più nel dettaglio.

Questo per dire che cosa? E’ INUTILE inviare CV a pioggia senza avere idea di cosa si occupi l’Azienda.Quindi, all’interno di un CV, dovete sempre fare in modo che ci sia un qualcosa che possa attirare l’attenzione di chi lo sta leggendo, altrimenti, difficilmente, chi si accinge a leggerlo sarà interessato a proseguire nella lettura. Su questo aspetto vi consiglio di leggere un post che avevo scritto sul “Self Marketing“.

Altro aspetto importante è che quanto può essere di interesse per l’Azienda alla quale state inviando il vostro CV, emerga chiaramente (quindi magari evidenziato in grassetto o sottolineato) e che possa essere catturato molto velocemente anche ad una rapida lettura.

In Sintesi. Come attrarre un recruiter con il tuo CV? Inviate solo CV mirati in funzione dei punti in comune che potete individuare di avere con le Aziende per le quali vi state candidando.

Suggerimento: per chi è in cerca di lavoro suggerisco di seguire la Prof. Silvia Vianello, che fornisce utili e preziosi consigli sul mondo del lavoro.

Press “restart”!

Press “Restart”!

“È da parecchio tempo che i tuoi lettori non ricevono tue notizie”.

Così Facebook ha continuato per mesi e mesi a ricordarmi che la mia pagina stava lentamente spegnendosi perché non stavo più scrivendo nuovi posts.

Purtroppo è la verità! E non posso imputare questa lunga assenza alla sola mancanza di tempo.

Il tempo, come leggo un po’ ovunque, si può trovare. Ho letto di chi si alza alle cinque per mantenere vivo il proprio blog, o di chi scrive in qualsiasi minimo ritaglio di tempo.

Ho anche pensato che, grazie alla tecnologia dei nostri telefonini, oggi giorno potremmo anche utilizzare le note vocali, mentre siamo nel traffico per raggiungere il lavoro.

Ma allora come mai non ho più scritto nulla?

Me lo sono chiesto più e più volte e ho trovato le seguenti risposte.

La prima risposta che mi sono data risiede nel cambio di focus, rispetto al recente passato. Nel 2018 ho cambiato casa e Azienda e queste importanti novità hanno assorbito la maggior parte delle mie attenzioni ed energie.

L’attuale azienda in cui lavoro ha deciso di creare l’ufficio risorse umane, partendo quasi da zero e, nel contempo, ha attraversato un periodo di forti cambiamenti che mi hanno portato a focalizzarmi del tutto su questo nuovo progetto. Entusiasmante per certi versi, ma con un altissimo assorbimento di energie.

In secondo luogo mi sono accorta di non essere pienamente convinta di quello che stavo facendo. Mi spiego meglio. Non ero certa dell’obiettivo che con questo blog intendevo perseguire. Mi stavo sentendo molto confusa, perchè non era chiaro neppure a me stessa quale fosse il mio target di riferimento. Avevo intenzione di rivolgermi esclusivamente alle donne, mamme in cerca di lavoro? Oppure alle donne, mamme animate dal bisogno di trovare una migliore conciliazione famiglia-lavoro?

O forse mi stavo rivolgendo a tutti, donne e uomini, interessati a tematiche lavorative?

Per questo ho avuto necessità di fermarmi (forse anche troppo!) per poter far chiarezza, prima di tutto in me stessa.

Questa mancanza ha portato ad un’assenza totale di pianificazione di posts da scrivere, che mi hanno portato lentamente ad abbandonare.

Come sempre l’inizio di un anno nuovo, che per me inizia sempre a Settembre, ci porta a fare dei buoni propositi. Ecco. Il mio è proprio questo, riprendere a scrivere!

Ma possono bastare delle buone intenzioni? Purtroppo no. Lo sappiamo benissimo che l’intenzione per quanto sia buona, se non è accompagnata da una pianificazione, non ci può portare da nessuna parte.

E allora? Proviamo a pianificare assieme? Che cosa mi suggerireste di iniziare a fare? Grazie a chi avrà voglia di fornirmi qualche suggerimento!

Vuoi lavorare come baby-sitter? 8 consigli per iniziare

Nei vari gruppi dei social network mi capita sovente di trovare annunci di donne, anche già madri, che si offrono come baby-sitter.

Ma può essere sufficiente essere madri per potersi proporre come baby sitter?

Mi permetto di dire di no perchè un conto è occuparsi dei propri figli e un altro prendersi cura dei figli di altri, facendolo diventare un vero  e proprio lavoro.

Ci vuole tanta passione per i bimbi e, in questo caso, non solo per i propri, ma anche per i figli di altre persone. Non può trattarsi di un lavoro di ripiego. Questo perchè i bambini possono mettere a dura prova il nostro sistema nervoso, oltre che fisico e, se non si è più che appassionati, si rischierebbe di fare questo lavoro male e controvoglia.

I requisiti necessari

Tra i requisiti che ritengo indispensabili per pensare di potersi offrire come baby sitter, ci sono, a mio avviso, i seguenti:

1) E’ necessario aver seguito dei corsi di formazione appositi.

Oggi giorno nessuno si fida più di lasciare i propri figli a persone che non hanno le dovute qualifiche.

L’aver ottenuto una certificazione costituirà sicuramente un valore aggiunto rispetto alla concorrenza. In partcolare, poi, se ci si propone per bambini sotto l’anno di età, l’aver seguito un corso che fornisce nozioni di puericultura, potrebbe essere l’asso nella manica per essere scelte tra la moltitudine di offerte.

2) Da un punto di vista personale, è necessario essere molto responsabili.

Nessuno lascerebbe il figlio in mano a qualcuno che, magari, pur avendo l’impegno, si dimentica un giorno di andarlo a prendere a scuola o che, dice di starci attento e poi al parco trascorre tutto il proprio tempo a guardare facebook!

3) E’ necessario essere persone che mostrano di aver cura della propria igiene personale.

Lo so sembra un aspetto insignificante, ma per una mamma l’idea che un’altra donna prenda in braccio il proprio pargoletto, è di assoluta priorità. Personalmente apprezzo molto che quando una persona entra in casa e magari ha preso un autobus, prima di toccare la mia creatura, chieda di andare in bagno per lavarsi le mani! Attenzione che difficilmente noto.

4) Bisogna essere in grado di saper coinvolgere i bambini con giochi vari ed attività.

Divertendo e divertendosi perchè solo così si può creare la giusta sintonia.

5) Saper comunicare con i bambini. Intendo una comunicazione che spesso è più emotiva che verbale. Un bambino ha bisogno di essere compreso, perdonato, ma anche ripreso se necessario. Quindi ci vuole una persona che sappia trasmettere sicurezza al bambino, facendosi rispettare nel ruolo di baby sitter.

6) Avere rispetto per le regole che i genitori ci chiederanno di far rispettare, anche se magari non le condividiamo pienamente.

7) Instaurare un rapporto di fiducia e trasparenza con la famiglia.

Al bando le bugie del tipo: “ha mangiato tutto!” e poi scoprire che non ha mangiato nulla!

8) Dimostrarsi disponibili ad aiutare in qualche piccola faccenda domestica, soprattutto se si tratta di bimbi neonati che dormiranno molte ore. Chi dimostra buona volontà e la voglia di non rimanere con le mani in mano sono sicuramente aspetti apprezzabili.

Infine, aggiungerei che sarebbe opportuno presentarsi sempre con un buon CV quando ci si presenta e, possibilmente, con delle referenze nel caso si abbia già esperienza.

E tu lo hai già un buon Curriculum?

Se ti serve una rapida consulenza per valutare se il tuo CV è attraente e se hai bisogno di qualche consiglio per miglioralo, chiedimi pure, sarò lieta di aiutarti!

Ottenere successo con un piano di self marketing

Come ottenere successo con il self marketing

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi giorno fare self marketing.

Essenziale per trovare o cambiare lavoro, indispensabile per fare carriera.

C’è chi pensa: “se sono bravo/a nel mio lavoro, sicuramente tutti mi noteranno e avrò riconoscimenti senza dovermi mettere in mostra”.

Ebbene, il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato che non è sempre così.

Anzi, talvolta, più aumenta l’anzianità aziendale, più rischi di diventare parte dei cespiti dell’azienda!!

A meno che, in maniera costante, tu sia tanto abile da riuscire a venderti bene in tutte le occasioni lavorative ed anche nelle occasioni business casual, che si presentano…in che modo?

Non credo esista una ricetta universale, penso che ciascuno debba creare il proprio piano di self-marketing.

Con questa maggiore consapevolezza, unitamente alle tue competenze, potrai trovare il lavoro che vuoi oppure potrai fare carriera, se un’occupazione già ce l’hai.

Non so se sia sempre stato così, ma credo che questa esigenza di fare marketing di se stessi, sia, ora più che mai, necessaria.

In tempi di crisi la domanda è superiore all’offerta di lavoro, pertanto sviluppando un buon piano di self marketing potremmo sbaragliare la numerosa concorrenza.

La capacità di sapere presentare se stessi come un “ottimo prodotto da acquistare” è uno strumento che può consentirti di raggiungere l’obiettivo, sia esso la ricerca del primo lavoro oppure di un nuovo lavoro.

Il piano di self marketing

Conoscere il prodotto, ovvero noi stessi

Per prima cosa dovremo conoscere molto bene il prodotto che vogliamo sponsorizzare, ovvero noi stessi.

Per far questo sarà opportuno analizzare i nostri punti di forza e i punti di debolezza.

Analisi della concorrenza

Successivamente, grazie ormai agli strumenti social rivolti al lavoro, come LinkedIN, potremmo analizzare la concorrenza. Visionare chi ha ruoli e profili simili ai nostri.

Questo studio della concorrenza ci consentirà di capire in cosa siamo diversi rispetto agli altri.

Ci servirà inoltre per fare chiarezza su cosa possiamo elevare a punti di forza del nostro profilo professionale.

Se poi siamo alla ricerca di un lavoro sarà utile scrivere il nostro CV proprio mettendo in evidenza quelle caratteristiche che ci differenziano dagli altri. Quelle skills che sono distintive per essere scelti rispetto ad altri candidati.

Strategia di Comunicazione

Una volta aggiornato il nostro CV inizia il lavoro di comunicazione, sponsorizzazione.

Non più solo attraverso l’invio di CV, ma anche attraverso il passa parola e i social.

Per quanto riguarda l’invio dei CV sarà utile definire il nostro mercato target. Individuare quel settore che potrebbe essere interessato alla nostra professionalità.

Definire il prezzo, ovvero il nostro valore

Sarà importante anche essere in grado di definire il nostro valore di mercato.

Per questo si possono trovare delle indagini retributive che ci consentono di sapere quanto vale la nostra professione. Si prenderanno in considerazione vari parametri, quali, ad esempio, le nostre competenze, gli anni di esperienza, il contesto nel quale abbiamo o stiamo lavorando.

Analizzare i risultati e correggere il tiro

Realizzato quanto sopra, potremo analizzare i risultati del nostro piano di self marketing ed apportare eventuali correzioni, modifiche, in base ai riscontri ottenuti.

Per approfondimenti suggerisco questo libro, “Il marketing personale. Il self-marketing della persona e della carriera” di Antonio Foglio, Ed. Franco Angeli.

Consigli per richiedere il part-time

Quante mamme lavoratrici sognano un lavoro part-time?

Scommetto che siamo in tante.

Infatti un lavoro part-time consente sia di avere un’occupazione e quindi un guadagno seppur inferiore ad un lavoro full time, sia di poter dedicare parte della giornata alla propria famiglia.

Il tutto nell’ottica di un migliore work life balance.

I diritti delle neo mamme

Il rientro al lavoro dopo la maternità è solitamente vissuto dalle neo mamme con una certa apprensione.

Ma, fortunatamente, possiamo contare su alcuni istituti che ci consentono di riprendere gradualmente contatto con l’ambiente di lavoro.

Fino al compimento del primo anno del bambino le neo mamme lavoratrici hanno diritto a due ore di allattamento al giorno.

Ci viene poi incontro  la normativa del Decreto 81/2015 e successivamente il Job Act che offrono la possibilità di rinunciare al congedo parentale per ottenere in cambio sei mesi di lavoro part-time.

Un’altra interessante novità è la possibilità di poter sfruttare il congedo parentale ad ore, spalmandolo sul proprio orario di lavoro, con la possibilità, quindi, di costruirsi un part time sulle proprie esigenze.

In base alla mia recente esperienza, mi permetto di aggiungere una piccola postilla sul congedo parentale per chi lavora dal lunedì al venerdì.

Come evitare che nel computo del congedo parentale vengano inclusi anche i sabati e le domeniche.

Si possono utilizzare le ferie per coprire le giornate di lunedì e di venerdì, sfruttando così il congedo parentale solo da martedì a giovedì. In questo modo andremo a “risparmiare” giornate di congedo parentale da poter utilizzare successivamente. 😜

Ma cosa fare una volta terminate le ore previste per l’allattamento e le ore di congedo parentale?

Una necessaria premessa

Prima di procedere con i consigli per richiedere il part time ci tengo a  precisare un aspetto.

Con l’ottenimento della riduzione dell’orario si potrebbe andare incontro ad un ridimensionamento del proprio ruolo.

Carriera e part time sono difficilmente compatibili

Questo, almeno, è quanto accade nelle realtà aziendali in cui si viene retribuiti più per il tempo che si lavora che per l’effettiva efficacia del nostro lavoro.

In molte Aziende si è rimasti ancorati al concetto di retribuzione per ora di lavoro, anzichè a quello di compenso in funzione degli obiettivi raggiunti.

Quello che, solitamente,  viene retribuito, nel rapporto di lavoro dipendente non è tanto la professionalità, quanto piuttosto il tempo che dedichiamo al lavoro.

Sono certa che se la mentalità delle imprese si orientasse sempre più verso una retribuzione basata sull’efficacia e l’efficienza del lavoro, piuttosto che sul tempo che mettiamo a disposizione dell’organizzazione nella quale lavoriamo, forme di flessibilità dell’orario sarebbero accolte con più facilità e meno stress per chi si trova a dover gestire il personale.

Detto questo, vediamo alcuni consigli per richiedere il part time.

Consigli per richiedere il part time

1. Affrontare l’argomento con il proprio diretto responsabile.

Prima di recarsi all’ufficio personale, è opportuno un colloquio con il proprio capo per permetterci di capire alcuni importanti aspetti.

Ad esempio ci potrebbe aiutare a capire il momento che sta attraversando l’azienda.

Infatti se è un momento di difficoltà, l’Azienda stessa potrebbe essere interessata a concedere qualche part-time in più.

Oltre a questo il nostro capo ci potrà aiutare a capire se, per il ruolo che svolgiamo e l’organico presente all’interno del reparto nel quale lavoriamo, sia possibile una trasformazione del contratto di lavoro da full time a part time.

E’ ovvio, infatti, che, se siamo solo noi a svolgere un certo lavoro e magari anche di responsabilità, sarà assai difficile che possano concederci il part time, a meno che non si vengano a creare le giuste condizioni.

Per “giuste condizioni” intendo, ad esempio, una redistribuzione del nostro carico di lavoro. Oppure l’assunzione di una figura di back up per il nostro ruolo. In alternativa il nostro spostamento ad un’altra mansione.

2. Mettersi nei panni dell’Azienda.

Se si vuole richiedere una trasformazione del proprio contratto di lavoro da full time a part time dobbiamo avere chiaro che, se non ricorrono particolari motivi di interesse per l’Azienda a concederlo, stiamo creando un problema organizzativo al quale la nostra Società dovrà far fronte.

Per questo è importante presentarsi già con qualche possibile proposta che possa venire incontro alle esigenze dell’azienda.

Dimostrare un atteggiamento aperto e propositivo, può essere assai apprezzato.

Ad esempio rendendosi disponibili a lavorare durante la pausa pranzo.

Oppure garantendo la nostra disponibilità a portare del lavoro a casa da terminare alla sera.

Ed ancora potrebbe essere utile far presente alcune innovazioni per velocizzare determinate attività del nostro ruolo.

Riusciremo così a dimostrare che quanto veniva svolto in 8 ore giornaliere può essere portato a termine anche in minor tempo.

Quanto sopra sono solo alcune esemplificazioni per sottolineare un concetto di fondo. Assicurare, in maniera ovviamente realistica, al nostro interlocutore aziendale, che, con la trasformazione da full time a part time, si cercherà di arrecare il minor disagio possibile all’azienda, garantendo sempre una buona qualità del nostro lavoro.

3. Negoziare

Potrebbe accadere che sia necessario negoziare la riduzione dell’orario.

Intendo dire che l’Azienda potrebbe non accettare da subito una riduzione del 50% dell’orario, ma magari solo del 30%.  Consideratelo già un buon inizio per negoziare, in futuro, un’ulteriore riduzione di orario, se necessaria.

Nell’ambito della negoziazione, potrebbe essere utile partire con una richiesta di part time solo per un determinato periodo, piuttosto che per un tempo indeterminato.

Questa apertura da parte del lavoratore a prendere in considerazione una ripresa a tempo pieno fornisce all’azienda un ulteriore punto di incontro per poter concedere il part time.

L’interlocutore aziendale si sentirà più sereno nella concessione, sapendo di poter riconvertire, un domani, il part time in full time.

4. Motivare la richiesta

A parte per i casi previsti dal Decreto 81/2015, che ha ampliato il target di lavoratori ai quali può essere concessa la trasformazione del contratto da full time a part time, è opportuno, a mio avviso, presentare delle motivazioni concrete e sostenibili, circostanziando le necessità che ci spingono ad avanzare tale richiesta.

Concludo facendo presente che, salvo i casi previsti dalla normativa di riferimento sul contratto di lavoro part time, l’Azienda non è obbligata a concedere la trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale.

Al contempo è sempre necessario l’accordo del lavoratore per trasformare un full time in part time.