Categoria: Strategie e consigli per chi lavora

Ottenere successo con un piano di self marketing

Come ottenere successo con il self marketing

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi giorno fare self marketing.

Essenziale per trovare o cambiare lavoro, indispensabile per fare carriera.

C’è chi pensa: “se sono bravo/a nel mio lavoro, sicuramente tutti mi noteranno e avrò riconoscimenti senza dovermi mettere in mostra”.

Ebbene, il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato che non è sempre così.

Anzi, talvolta, più aumenta l’anzianità aziendale, più rischi di diventare parte dei cespiti dell’azienda!!

A meno che, in maniera costante, tu sia tanto abile da riuscire a venderti bene in tutte le occasioni lavorative ed anche nelle occasioni business casual, che si presentano…in che modo?

Non credo esista una ricetta universale, penso che ciascuno debba creare il proprio piano di self-marketing.

Con questa maggiore consapevolezza, unitamente alle tue competenze, potrai trovare il lavoro che vuoi oppure potrai fare carriera, se un’occupazione già ce l’hai.

Non so se sia sempre stato così, ma credo che questa esigenza di fare marketing di se stessi, sia, ora più che mai, necessaria.

In tempi di crisi la domanda è superiore all’offerta di lavoro, pertanto sviluppando un buon piano di self marketing potremmo sbaragliare la numerosa concorrenza.

La capacità di sapere presentare se stessi come un “ottimo prodotto da acquistare” è uno strumento che può consentirti di raggiungere l’obiettivo, sia esso la ricerca del primo lavoro oppure di un nuovo lavoro.

Il piano di self marketing

Conoscere il prodotto, ovvero noi stessi

Per prima cosa dovremo conoscere molto bene il prodotto che vogliamo sponsorizzare, ovvero noi stessi.

Per far questo sarà opportuno analizzare i nostri punti di forza e i punti di debolezza.

Analisi della concorrenza

Successivamente, grazie ormai agli strumenti social rivolti al lavoro, come LinkedIN, potremmo analizzare la concorrenza. Visionare chi ha ruoli e profili simili ai nostri.

Questo studio della concorrenza ci consentirà di capire in cosa siamo diversi rispetto agli altri.

Ci servirà inoltre per fare chiarezza su cosa possiamo elevare a punti di forza del nostro profilo professionale.

Se poi siamo alla ricerca di un lavoro sarà utile scrivere il nostro CV proprio mettendo in evidenza quelle caratteristiche che ci differenziano dagli altri. Quelle skills che sono distintive per essere scelti rispetto ad altri candidati.

Strategia di Comunicazione

Una volta aggiornato il nostro CV inizia il lavoro di comunicazione, sponsorizzazione.

Non più solo attraverso l’invio di CV, ma anche attraverso il passa parola e i social.

Per quanto riguarda l’invio dei CV sarà utile definire il nostro mercato target. Individuare quel settore che potrebbe essere interessato alla nostra professionalità.

Definire il prezzo, ovvero il nostro valore

Sarà importante anche essere in grado di definire il nostro valore di mercato.

Per questo si possono trovare delle indagini retributive che ci consentono di sapere quanto vale la nostra professione. Si prenderanno in considerazione vari parametri, quali, ad esempio, le nostre competenze, gli anni di esperienza, il contesto nel quale abbiamo o stiamo lavorando.

Analizzare i risultati e correggere il tiro

Realizzato quanto sopra, potremo analizzare i risultati del nostro piano di self marketing ed apportare eventuali correzioni, modifiche, in base ai riscontri ottenuti.

Per approfondimenti suggerisco questo libro, “Il marketing personale. Il self-marketing della persona e della carriera” di Antonio Foglio, Ed. Franco Angeli.

Da dove partire per cambiare lavoro

Una scelta consapevole

Quante volte ci è capitato di dire: “Basta! Sono stufo! Ora mi cerco un nuovo lavoro!”.
Prima di prendere decisioni avventate, e, per così dire “di pancia”, sarebbe più opportuno fare un bilancio della situazione e cercare di prendere una decisione basata su una scelta razionale.

Da dove partire, quindi, per cambiare lavoro?

La Ruota del Lavoro

Forse già conosci la ruota della vita, con la quale si valuta il proprio livello di soddisfazione in vari ambiti, come ad esempio: la vita affettiva, il lavoro in generale, le attività sociali, le finanze, ecc.
Ti propongo il medesimo approccio anche per il lavoro.
Ho pertanto creato la seguente Ruota del Lavoro: (altro…)

Strategie per giornate più produttive

Strategie per giornate più produttive

Individuare strategie per giornate più produttive, utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

Ultimamente mi sono chiesta se è vero che una mamma che sta a casa abbia più tempo a disposizione.

Domanda che mi era sorta spontanea quando ero a casa per la maternità, in attesa di accogliere tra le braccia la mia bimba.

La sensazione che avevo era che il tempo mi scivolasse tra le mani più velocemente rispetto a quando lavoravo.

Quando lavoravo,  immaginavo cosa avrei potuto fare stando a casa.

Mi ero ripromessa di riuscire a mettere ordine a quei cassetti che di solito è meglio non aprire.

Immaginavo quanto sarebbe stato bello poter andare a far la spesa tutte le mattina.

Pensavo che avrei avuto più tempo per rilassarmi un po’. Per leggere un libro, ascoltare della musica e per andare in piscina tutti i giorni.

Immaginavo di riuscire ad andare a prendere il mio bimbo a scuola molto presto, rispetto al solito.

Pensavo anche che avrei avuto parecchio tempo da dedicare a questo blog.

Ecco, in realtà tutto questo non è successa ed anzi mi sono ritrovata ad essere più in affanno di prima!

Mancanza di tempo o di organizzazione?

Con il passare dei giorni è affiorata in me una maggiore consapevolezza. Non si trattava di mancanza di tempo, ma di  mancanza di organizzazione della giornata.

Quando lavoro, nel mio caso full time e mi reco in ufficio tutti i giorni, il tempo è scandito in maniera più precisa e routinaria. So che devo uscire di casa ad una certa ora per riuscire ad essere in ufficio in orario.

So che arriverò a casa alle 18.30/19.00 e che quindi avrò solo il tempo da dedicare alla cena.

So che devo aver fatto la spesa il Sabato mattina per riuscire ad avere gli ingredienti per le cene.

Ma quando lavoro sogno di fare molte cose che poi non riesco sistematicamente a realizzare.

Per poi consolarmi dicendo a me stessa che non ho il tempo per farle! Insomma ho una buona scusa!

Per questo ho deciso di riflettere su quali strategie avrei potuto usare per riuscire ad avere giornate più produttive.

Strategie per giornate più produttive

  • Darsi degli obiettivi mensili, settimanali, giornalieri.
  • Declinare gli obiettivi in azioni concrete.
  • Pianificare! Usare strumenti di organizzazione e pianificazione per il mese, la settimana, la giornata.
  • Usare una To Do List e decidere le priorità della giornata.
  • Schematizzare una giornata tipo, con gli orari.
  • Individuare i detrattori di tempo (Social Networks, telefonate, giri a zonzo per negozi).
  • Evitare distrazioni quando si sta svolgendo un compito.

Per mettere in pratica le strategie per giornate più produttive, ho recentemente scoperto un modo di organizzarsi utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

In rete si possono trovare tantissimi esempi di questo metodo. Quello che mi ha colpito è che ciascuno di noi la può personalizzare, come meglio ritiene si addica alle proprie esigenze.

Un vero “Bullet Journal” è tutto scritto a mano, spesso con una splendida calligrafia e molta fantasia. Allego quì il sito del Bullet Journal in Italiano ( https://bulletjournal.it/), dove potete trovare molti articoli interessanti ed esempi.

Prendendo spunto da più fonti, ho cercato di adattare il metodo del “bullet journal” alle mie esigenze, prima tra tutte, disporre di uno strumento di pianificazione ed organizzazione semplice, efficace e poco dispendioso in termini di tempo. Quindi ho creato delle pagine preformate da stampare ed inserire in un’agenda ad anelli (tipo l’agenda “filofax”), da utilizzare nella maniera più efficace possibile.

Allego quì, le pagine del mio “Bullet Journal”, che potete scaricare e stampare in formato A5.

My Bullet Journal

 

 

 

 

 

Caratteristiche della leadership

clinton-vs-trumpUn’importante lezione dalle presidenziali americane 2016

La sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali del 2016 e la conseguente vittoria di Donald Trump, mi hanno fatto riflettere su alcune caratteristiche della leadership, che possono servire non solo ad un politico ma anche ad un manager aziendale, uomo o donna che sia.

L’energia, la forza psicologica e fisica che serve ad un Leader

Abbiamo visto quanta energia serva per calcare I palchi dei comizi. La forza psicologica per riuscire ad andare avanti, sempre e comunque, nonostante I forti e costanti stress psicologici.

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Anche la forza fisica ha giocato un ruolo importante nella sfida presidenziale. I “tour de force” a cui erano costretti I due candidati alla Casa Bianca hanno portato a qualche malore, soprattutto nel caso di Hillary.

Caratteristiche della leadership fondamentali anche per I Managers.

L’empatia e la capacità di comprendere I bisogni del nostro target

La capacità di “mettersi nei panni degli altri”, la capacità di capire I bisogni del popolo Americano pare abbiano giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni.

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E Trump (contro ogni pronostico) sembra essere riuscito molto meglio in questo aspetto rispetto alla Clinton. E’ riuscito a cogliere e a cavalcare la rabbia e la voglia di cambiamento del popolo Americano.

Non dare mai nulla per scontato

Neppure che un avversario improbabile come Donald Trump possa vincere le elezioni.

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Hillary, ad esempio, non si è neppure presentata in alcuni Stati pensando di averli già in pugno, essendo questi storicamente democratici.

La comunicazione e l’utilizzo dei social media

Si è detto spesso che Hillary, nella Sua comunicazione, è apparsa troppo algida. Al contrario di Donald Trump, un po’ sbruffone, arrogante ed irriverente. Eppure Trump ha fatto breccia nel popolo Americano. Perchè? Forse perchè si è mostrato, nel modo di pensare, più simile ad un Americano medio, rispetto all’altisonante Hillary.

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Forse è sembrato più umano e più vicino ad un Americano, nonostante sia un ricco milionario. Per la serie: essere se stessi nel bene e nel male paga sempre!

E poi, un ruolo fondamentale è stato giocato anche dai social media, che Trump ha saputo usare in maniera molto abile e a suo favore.

Questo ha dimostrato che ormai non si può più prescindere da una comunicazione non solo frontale, ma che sappia utilizzare in maniera sapiente anche tutti gli altri canali, come I social.

Avere il coraggio di andare contro corrente

Proporre innovazioni, uscire dagli schemi, andare contro il sistema esistente parrebbe una chiave di successo, almeno così si è dimostrata nella fase elettorale, per ottenere un buon seguito di americani.

Circondarsi di sponors altisonanti può non servire a nulla, se manca l’autenticità

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Abbiamo visto popolari esponenti della musica, della cultura, dello spettacolo accanto ad Hillary per perorare la sua causa. Eppure a nulla è servito, a dimostrazione che la gente apprezza di più l’autenticità di un leader, che un imponente spettacolo pirotecnico.

Monitorare l’andamento delle nostre attività

Sognare in grande è fondamentale per un leader, perchè solo sognando in grande si possono realizzare grandi cose. Ma queste elezioni hanno dimostrato che è altrettanto importante riuscire sempre a monitorare la realtà, rimanendo sospesi tra il sognare grandi eventi e mantenere sempre I piedi per terra.

L’ottimismo non può assolutamente mancare ad un Leader, ma va calibrato con la capacità di saper leggere gli accadimenti e la realtà che ci circonda.

Come affrontare la ripresa del lavoro dopo le vacanze

Consigli e strategia per il primo giorno di rientro in ufficio

imageSettembre è il mese della ripresa delle nostre attività ed i ritmi tornano ad essere quelli di sempre. Chi torna al lavoro spesso lo fa con il “freno a mano ancora tirato” un po’ per le abitudini del relax vacanziero, un po’ per l’idea della routine e della fatica quotidiana che ci aspetta.

Come fare allora a ricaricarci di energia positiva?

Vi racconto la mia strategia

Innanzitutto cerco sempre di arrivare almeno un giorno prima dalle ferie, in modo da avere il tempo di organizzarmi a casa, prima di rincominciare con il lavoro.  In questa giornata, mi dedico alle faccende domestiche, in modo da riprendere contatto con la realtà del “fare” quotidiano e per prepararmi alla settimana lavorativa. Il giorno seguente, se è già giornata di ritorno al lavoro, cerco di arrivare abbastanza presto.

Come iniziare il primo giorno in ufficio

La prima giornata in ufficio è dedicata alla pianificazione e all’organizzazione.
Per prima cosa mi concentro sulle mails, filtrando per i mittenti che ritengo prioritari. Questo mi consente di eliminare velocemente l’eventuale spam. Successivamente, in tutta calma, prima dell’arrivo di colleghi e capi che, solitamente, introducono altre variabili, mi dedico alla lettura della posta elettronica ricevuta, in base alla priorità dell’oggetto della mail.

Per quelle che esigono una risposta urgente inserisco un “quick flag” e comincio a stilare la lista delle cose da fare. Quest’ultima  tiene conto delle mails e della posta cartacea arrivata, oltre delle eventuali attività che erano state rimandate alla ripresa lavorativa ed anche dei primi inputs che, già dal primo giorno lavorativo, iniziano ad arrivare dai miei Clienti interni.
Questa prima analisi mi consente di programmare le varie attività dividendole secondo il seguente criterio: importanti ma non urgenti; importanti ed urgenti; poco importanti ma urgenti; né importanti né urgenti.

Fatto questo screening, definisco le priorità con la scadenza richiesta. Per le attività importanti ed urgenti, di solito la deadline non deve superare la prima settimana dal rientro. Per le altre la tempistica varia a seconda delle necessità.
In generale, poi, per tutte le attività definisco chi deve occuparsene, ovvero se è possibile delegare o se ho necessità di un team di colleghi oppure se devo occuparmene io, in maniera autonoma.

Conclusioni

In conclusione posso dire che questa prima giornata di pianificazione mi consente di riprendere in modo soft la mia quotidianità e, soprattutto, di ripartire con organizzazione e focalizzazione sugli obiettivi da raggiungere a breve e/o a medio termine…..sempre pronta, naturalmente, a far fronte ad eventuali cambiamenti di programma….
E voi che strategia usate per ripartire con la giusta marcia?

Non è solo questione di soldi…

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Chi motiva chi? Ma soprattutto che cosa motiva le persone a svolgere con amore il proprio lavoro?
Alla prima domanda mi è facile rispondere: nessuno ci può motivare più di quanto possiamo fare noi stessi.
Ognuno di noi conosce bene le proprie leve motivazionali, indipendentemente da quello che fanno gli altri nei nostri confronti.
Dico ciò perché mi rendo conto che non sempre le organizzazioni nelle quali lavoriamo si rendono conto di cosa veramente motivi i propri collaboratori. Dove è che sbagliano? Probabilmente l’errore consiste nel non cercare di capire quali siano i reali bisogni delle persone.
Se solo cercassimo di approfondire questi bisogni, riusciremmo, probabilmente, a soddisfare di più i nostri collaboratori e questo li renderebbe persone più felici ed appagate e di riflesso anche le nostre organizzazioni lo sarebbero.
Talvolta addirittura tendiamo ad anticipare un bisogno di una persona, pensando di fare cosa gradita e non ci rendiamo conto che invece otteniamo solo l’effetto contrario perché il nostro gesto, pensiero non era stato esplicitato o richiesto dalla persona ma è nato solo dalla nostra presupponente convinzione che quello che abbiamo fatto era proprio quello che il collaboratore si aspettava dall’azienda.
Che cosa si può fare allora in ambito aziendale? Pensare solo all’aspetto della retribuzione fissa è sicuramente limitativo, soprattutto per quei dipendenti che hanno già raggiunto un range retributivo soddisfacente per la posizione ricoperta. Pertanto, appagato il bisogno di venir ricompensati in maniera equa per il valore del nostro lavoro, scatta la necessità, da parte dell’azienda, di trovare nuove e diverse leve motivazionali, come ad esempio:
1) Fornire obiettivi specifici, misurabili, legati al lavoro di ciascun dipendente, dando la possibilità ai dipendenti stessi di tracciarne l’andamento;

2) Legare il raggiungimento degli obiettivi ad un incentivo economico che abbia senso per la persona;

3) Offrire frequenti feedback ai propri collaboratori sulla prestazione, riconoscendone il merito;

4) Riconoscere e festeggiare i successi;

5) Dare possibilità di crescita, delegando;

6) Offrire opportunità di “Smart working”, nell’ottica di conferire una maggiore autonomia;

7) Prevedere percorsi di crescita, laddove possibile;

8) Fornire formazione, tramite attività di mentoring, coaching e training on the job;

9) Mettere a disposizione dei dipendenti benefit legati al welfare e al work life balance;

10) Stimolare lo spirito di gruppo per accrescere il senso di appartenenza e la conseguente motivazione a voler far parte del gruppo stesso.

Molte altre idee si potrebbero aggiungere alla mia lista, ma, riassumendo, ritengo che alla base della motivazione ci sia una spinta interiore personale, basata su un bisogno specifico, che le organizzazioni devono sforzarsi di conoscere per poter motivare in modo sempre più efficace.

Come superare brillantemente il periodo di prova

handshake-440959_1280Il periodo di prova è un momento fondamentale nel rapporto di lavoro.

Come in tutte le relazioni, i primi momenti sono fondamentali per creare il rapporto di fiducia con il nuovo datore di lavoro.

Pertanto, durante il periodo di prova si tende a valutare soprattutto gli atteggiamenti/comportamenti, i valori e le potenzialità che la persona appena inserita in Azienda manifesta più o meno apertamente, prima ancora delle sue reali capacità.

Ecco che allora diventa fondamentale, per il nuovo inserito, agire dei comportamenti che siano in linea con le aspettative di un datore di lavoro che, solo già per il fatto di aver scelto proprio te e non un altro candidato, parte con dei buoni presupposti e delle ottime intenzioni nel voler confermare l’idea positiva che si era mentalmente costruito durante i colloqui.

Consiglio, quindi, nel rispetto della propria identità e unicità alcuni atteggiamenti da mostrare, pensando a quello che generalmente un datore di lavoro si può aspettare da un nuovo assunto:
1.Curiosità nei confronti della nuova realtà e apertura all’apprendimento, con una buona predisposizione all’ascolto attivo;
2.Capacità di proporsi ai nuovi colleghi con positività, portando anche un nuovo punto di vista;
3.Umiltà nell’interagire con l’organizzazione, ponendo domande, prima di agire;
4.Entusiasmo, grinta ed energia, mostrandosi disposti a prendere in carico dei compiti di responsabilità;
5.Capacità di imparare dai propri errori;
6.Integrarsi con più colleghi, senza limitarsi a quelli del proprio ufficio;
7.Dimostrare che si è persone affidabili, che fanno quello che dicono;
8.Mantenere un atteggiamento onesto e trasparente;
9.Chiedere frequenti feedback sul proprio operato, in modo da essere allineati alle aspettative del datore di lavoro.

Tutto questo, unito ad una manifestazione di volontà di voler fare bene il proprio lavoro e, ripeto, all’instaurarsi di un solido rapporto di fiducia è sicuramente la chiave del successo per superare brillantemente qualsiasi periodo di prova.

Concludo con l’augurare in bocca al lupo a tutte le nuove leve!