Quando torni a lavorare?  10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

“Quando torni a lavorare?”

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono poste da quando sono diventata mamma.

Sapete cosa mi piacerebbe rispondere? “Quando io e la mia bambina ci sentiremo pronte di poterci allontanare per un po’ l’una dall’altra”. Ecco. Questo vorrei poter fare.

Vorrei poter scegliere quando rientrare al lavoro, senza sensi di colpa nei confronti della mia piccola e, con la serenità, che il mio lavoro ci sia sempre.

E, diciamolo, io sono già tra quelle fortunate che oltre all’astensione obbligatoria, posso usufruire anche del periodo di astensione facoltativa.

Ciò nonostante il pensiero di lasciare un esserino di nove mesi, dopo che abbiamo vissuto in simbiosi per tutto questo periodo, mi getta nello sconforto.

Per questo mi sono chiesta cosa possa fare io per cercare di vivere al meglio il momento del distacco.

10 consigli per rientrare al lavoro con serenità

1) organizzare per tempo il momento in cui si dovrà tornare al lavoro.

Come? Avendo già individuato e “testato” chi ci sostituirà (che siano i nonni, la tata o il nido).

2) aver già considerato anche l’eventuale sostituzione della scelta effettuata.

Si sa che i bambini, soprattutto se mandati al nido, sono più soggetti ad ammalarsi.

Per questo motivo la scelta del nido potrà comportare qualche ansia in più dal punto di vista organizzativo.

Al contempo, però, per esperienza con il primo figlio, posso dire che ne vale la pena per gli anni successivi della scuola materna.

Intanto, prima o poi, gli anticorpi se li devono fare!

3) avere instaurato un rapporto di piena fiducia con chi dovrà occuparsi della piccolo/del piccolo.

Nel mio caso, il nido che abbiamo scelto è già stato testato con il primo figlio e questo, ovviamente, mi da molta serenità perché, conoscendolo, so cosa aspettarmi e so che posso fidarmi.

4) aver già affiancato anche la persona che dovrà occuparsi della bimba in nostra assenza.

Favorire una buona reciproca conoscenza è importantissimo per evitare di farsi venire le ansie quando il nostro cucciolo si troverà da solo con la persona delegata.

5) preparare anche noi stesse a quel momento.

Pensare anche a noi mamme è importante.

Infatti ricordo di aver versato qualche lacrima i primi giorni in cui, finito l’inserimento al nido, dovetti lasciare il mio bimbo, per più di qualche ora.

Consiglio di iniziare gradualmente a distaccarsi dalla nostra creatura, in modo che non sia un trauma per il piccolo, ma soprattutto per noi stesse.

6) tenere sempre alta l’attenzione sui segnali che i nostri bimbi ci mandano quando torniamo a casa.

Ricordo che il mio piccolo era felicissimo di poter andare a giocare con altri bimbi al nido. Questo, naturalmente, mi aveva dato la sicurezza che stessi facendo la scelta appropriate per il mio piccolo. Al contempo mi consentì  di affrontare la situazione del distacco con maggiore serenità.

Ma è ovvio che se così non fosse stato ed avessi invece avvertito qualche malumore da parte del mio bimbo, avrei dovuto affrontare la situazione, individuando una soluzione alternativa, come, ad esempio, ricorrendo ad una tata fidata.

7) imparare a delegare.

Io sono una di quelle persone che ha sempre portato avanti la teoria del cosiddetto “chi fa per sè, fa per tre!”.

Ma quando si è fisicamente distanti, bisogna essere in grado di delegare gli altri per l’accudimento dei propri bimbi e, se non si è psicologicamente pronti a farlo, potrebbe rivelarsi molto frustrante la lontananza.

8) sapersi autogestire e saper porre dei limiti.

Ricordo che, quando rientrai al lavoro, dopo la prima gravidanza, non riuscii quasi mai ad usufruire delle due ore di allattamento.

Sicuramente c’era molto lavoro da sbrigare ed io dovevo riprendere il giusto ritmo. Con il senno del poi, però, tutto questo non poteva giustificare la mia rinuncia ad un diritto di tutte le lavoratrice madri.

9) chiedere non costa nulla.

Un’altra cosa che si può pensare di fare è chiedere al proprio datore di lavoro se c’è la possibilità di usufruire di un orario ridotto o del telelavoro, almeno per I primi periodi, quando ancora la presenza della mamma è fondamentale.

10) ultimo consiglio: allontaniamo i sensi di colpa!

Sembra facile a dirsi, ma poi, inevitabilmente, questi verranno a galla, perchè ci sembrerà di trascurare I nostri bimbi. Ma non cadiamo in questo errore, perchè se il lavoro ci consente di realizzarci come donne, saremo anche mamme serene.

E poi ricordiamoci che non stiamo lavorando per la gloria.

Nella maggior parte dei casi, realizzazione personale a parte, lavoriamo per contribuire al sostentamento della nostra famiglia.

E con questo concludo, augurando buon lavoro a tutte le neo mamme!

 

 

Da dove partire per cambiare lavoro

Una scelta consapevole

Quante volte ci è capitato di dire: “Basta! Sono stufo! Ora mi cerco un nuovo lavoro!”.
Prima di prendere decisioni avventate, e, per così dire “di pancia”, sarebbe più opportuno fare un bilancio della situazione e cercare di prendere una decisione basata su una scelta razionale.

Da dove partire, quindi, per cambiare lavoro?

La Ruota del Lavoro

Forse già conosci la ruota della vita, con la quale si valuta il proprio livello di soddisfazione in vari ambiti, come ad esempio: la vita affettiva, il lavoro in generale, le attività sociali, le finanze, ecc.
Ti propongo il medesimo approccio anche per il lavoro.
Ho pertanto creato la seguente Ruota del Lavoro: (altro…)

Strategie per giornate più produttive

Strategie per giornate più produttive

Individuare strategie per giornate più produttive, utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

Ultimamente mi sono chiesta se è vero che una mamma che sta a casa abbia più tempo a disposizione.

Domanda che mi era sorta spontanea quando ero a casa per la maternità, in attesa di accogliere tra le braccia la mia bimba.

La sensazione che avevo era che il tempo mi scivolasse tra le mani più velocemente rispetto a quando lavoravo.

Quando lavoravo,  immaginavo cosa avrei potuto fare stando a casa.

Mi ero ripromessa di riuscire a mettere ordine a quei cassetti che di solito è meglio non aprire.

Immaginavo quanto sarebbe stato bello poter andare a far la spesa tutte le mattina.

Pensavo che avrei avuto più tempo per rilassarmi un po’. Per leggere un libro, ascoltare della musica e per andare in piscina tutti i giorni.

Immaginavo di riuscire ad andare a prendere il mio bimbo a scuola molto presto, rispetto al solito.

Pensavo anche che avrei avuto parecchio tempo da dedicare a questo blog.

Ecco, in realtà tutto questo non è successa ed anzi mi sono ritrovata ad essere più in affanno di prima!

Mancanza di tempo o di organizzazione?

Con il passare dei giorni è affiorata in me una maggiore consapevolezza. Non si trattava di mancanza di tempo, ma di  mancanza di organizzazione della giornata.

Quando lavoro, nel mio caso full time e mi reco in ufficio tutti i giorni, il tempo è scandito in maniera più precisa e routinaria. So che devo uscire di casa ad una certa ora per riuscire ad essere in ufficio in orario.

So che arriverò a casa alle 18.30/19.00 e che quindi avrò solo il tempo da dedicare alla cena.

So che devo aver fatto la spesa il Sabato mattina per riuscire ad avere gli ingredienti per le cene.

Ma quando lavoro sogno di fare molte cose che poi non riesco sistematicamente a realizzare.

Per poi consolarmi dicendo a me stessa che non ho il tempo per farle! Insomma ho una buona scusa!

Per questo ho deciso di riflettere su quali strategie avrei potuto usare per riuscire ad avere giornate più produttive.

Strategie per giornate più produttive

  • Darsi degli obiettivi mensili, settimanali, giornalieri.
  • Declinare gli obiettivi in azioni concrete.
  • Pianificare! Usare strumenti di organizzazione e pianificazione per il mese, la settimana, la giornata.
  • Usare una To Do List e decidere le priorità della giornata.
  • Schematizzare una giornata tipo, con gli orari.
  • Individuare i detrattori di tempo (Social Networks, telefonate, giri a zonzo per negozi).
  • Evitare distrazioni quando si sta svolgendo un compito.

Per mettere in pratica le strategie per giornate più produttive, ho recentemente scoperto un modo di organizzarsi utilizzando il metodo del “Bullet Journal”.

In rete si possono trovare tantissimi esempi di questo metodo. Quello che mi ha colpito è che ciascuno di noi la può personalizzare, come meglio ritiene si addica alle proprie esigenze.

Un vero “Bullet Journal” è tutto scritto a mano, spesso con una splendida calligrafia e molta fantasia. Allego quì il sito del Bullet Journal in Italiano ( https://bulletjournal.it/), dove potete trovare molti articoli interessanti ed esempi.

Prendendo spunto da più fonti, ho cercato di adattare il metodo del “bullet journal” alle mie esigenze, prima tra tutte, disporre di uno strumento di pianificazione ed organizzazione semplice, efficace e poco dispendioso in termini di tempo. Quindi ho creato delle pagine preformate da stampare ed inserire in un’agenda ad anelli (tipo l’agenda “filofax”), da utilizzare nella maniera più efficace possibile.

Allego quì, le pagine del mio “Bullet Journal”, che potete scaricare e stampare in formato A5.

My Bullet Journal

 

 

 

 

 

Rientro al lavoro dopo la maternità

giovanna_mezzogiorno_1<<È stata una lunga pausa, da una parte voluta e dall’altra forzata. La maternità è una gioia, ma che fatica. Con due gemelli poi è ancora un’altra storia. Dopo il parto non ero in grado di rimettermi subito a lavorare, lo ammetto: la gravidanza mi ha distrutta, ho impiegato tre anni per riprendermi>>.

Giovanna Mezzogiorno Confessa: “La Gravidanza mi ha Distrutta”

Prendo spunto dalla dichiarazione di Giovanna Mezzogiorno per affrontare il tema del rientro al lavoro dopo la maternità.

Il senso di inadeguatezza quando si rientra al lavoro dopo la maternita’

Ricordo che anche il mio rientro al lavoro dopo la maternità fu piuttosto faticoso, sebbene abbia avuto la possibilità di utilizzare sia il  congedo obbligatorio che quello facoltativo.

Ricordo la difficoltà di riprendere a lavorare otto ore di fila; la stanchezza quando rientravo a casa, con la necessità di essere presente al 100% per la mia famiglia.

Svolgendo un lavoro d’ufficio, ricordo la difficoltà inziale a riprendere il ritmo, la giusta concentrazione.

La sensazione che provavo era come quando avevo cominciato a lavorare per la prima volta. Sentivo un brivido corrermi lungo la schiena, mentre mi irrigidivo al pensiero di dover fare cose che prima della maternità mi parevano del tutto normali e molto semplici. Mi sentivo come quando si impara a guidare. Devi stare con gli occhi ben aperti e pensare a quale marcia inserire. Nulla mi veniva più in automatico, come prima.

Pensavo di non essere più adeguata per un ruolo che pure già svolgevo da tanti anni.

Che cosa cambia rispetto a prima?

In fin conti si era trattata di una pausa di circa nove mesi. Cosa poteva essere cambiato in un arco temporale così breve?

Eppure molte cose mi sembravano cambiate, soprattutto sentivo le persone cambiate o forse ero solo cambiata io. E quello che prima non vedevo nei miei colleghi e nella competitiva realtà multinazionale, adesso lo guardavo con occhi nuovi e diversi.

C’è voluto un po’ di mesi prima che riuscissi nuovamente a sentirmi un ingranaggio funzionante di questo grande orologio, che è l’azienda nella quale lavoro, fatta di obiettivi da raggiungere e da superare, di regole da rispettare quasi fosse un credo religioso.

Mi pareva di deludere le aspetattive dei mie Capi. Io che ero sempre stata molto efficiente, dopo questo periodi di assenza, durante il quale avevo completamente cambiato vita e “staccato la spina”, mi sembrava di non riuscire più ad integrarmi, come prima.

Allo stesso tempo provavo un senso di forte frustazione perchè il mio cuore e il mio pensiero erano verso il mio piccolo, che avevo deciso di lasciare alle cure di altri per rientrare al lavoro.

I pensieri autolimitanti al cambiamento

Più volte, dopo il rientro dalla maternità, mi è capitato di chiedermi che cosa ci facessi lì. Ma poi mettevo a tacere questa vocina perché la mia parte razionale mi ricordava quanto ero e sono fortunata ad avere un buon posto di lavoro.

Ecco. La sicurezza del posto di lavoro. Questo, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio pensiero autolimitante. Il mio pensiero ostacolo. Il pensiero che mi frena nel cambiare. Il  pensiero alibi per allontanarmi da quello che mi fa paura e cercare nuove strade.

Eppure, allo stesso tempo, lo sento come un’àncora di salvezza.

Quale possibile alternativa?

Ma L’alternativa? C’è un’alternativa a tutto questo?

A dire il vero ne sono ancora alla ricerca, anche perché mi piace il lavoro che svolgo. E’ un lavoro che mi realizza. Un lavoro al quale sono grata perchè siamo cresciuti insieme e mi ha fatto crescere non solo professionalmente, ma anche come persona.

Ora però è forse arrivato il tempo di cambiare qualcosa…..

Caratteristiche della leadership

clinton-vs-trumpUn’importante lezione dalle presidenziali americane 2016

La sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali del 2016 e la conseguente vittoria di Donald Trump, mi hanno fatto riflettere su alcune caratteristiche della leadership, che possono servire non solo ad un politico ma anche ad un manager aziendale, uomo o donna che sia.

L’energia, la forza psicologica e fisica che serve ad un Leader

Abbiamo visto quanta energia serva per calcare I palchi dei comizi. La forza psicologica per riuscire ad andare avanti, sempre e comunque, nonostante I forti e costanti stress psicologici.

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Anche la forza fisica ha giocato un ruolo importante nella sfida presidenziale. I “tour de force” a cui erano costretti I due candidati alla Casa Bianca hanno portato a qualche malore, soprattutto nel caso di Hillary.

Caratteristiche della leadership fondamentali anche per I Managers.

L’empatia e la capacità di comprendere I bisogni del nostro target

La capacità di “mettersi nei panni degli altri”, la capacità di capire I bisogni del popolo Americano pare abbiano giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni.

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E Trump (contro ogni pronostico) sembra essere riuscito molto meglio in questo aspetto rispetto alla Clinton. E’ riuscito a cogliere e a cavalcare la rabbia e la voglia di cambiamento del popolo Americano.

Non dare mai nulla per scontato

Neppure che un avversario improbabile come Donald Trump possa vincere le elezioni.

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Hillary, ad esempio, non si è neppure presentata in alcuni Stati pensando di averli già in pugno, essendo questi storicamente democratici.

La comunicazione e l’utilizzo dei social media

Si è detto spesso che Hillary, nella Sua comunicazione, è apparsa troppo algida. Al contrario di Donald Trump, un po’ sbruffone, arrogante ed irriverente. Eppure Trump ha fatto breccia nel popolo Americano. Perchè? Forse perchè si è mostrato, nel modo di pensare, più simile ad un Americano medio, rispetto all’altisonante Hillary.

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Forse è sembrato più umano e più vicino ad un Americano, nonostante sia un ricco milionario. Per la serie: essere se stessi nel bene e nel male paga sempre!

E poi, un ruolo fondamentale è stato giocato anche dai social media, che Trump ha saputo usare in maniera molto abile e a suo favore.

Questo ha dimostrato che ormai non si può più prescindere da una comunicazione non solo frontale, ma che sappia utilizzare in maniera sapiente anche tutti gli altri canali, come I social.

Avere il coraggio di andare contro corrente

Proporre innovazioni, uscire dagli schemi, andare contro il sistema esistente parrebbe una chiave di successo, almeno così si è dimostrata nella fase elettorale, per ottenere un buon seguito di americani.

Circondarsi di sponors altisonanti può non servire a nulla, se manca l’autenticità

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Abbiamo visto popolari esponenti della musica, della cultura, dello spettacolo accanto ad Hillary per perorare la sua causa. Eppure a nulla è servito, a dimostrazione che la gente apprezza di più l’autenticità di un leader, che un imponente spettacolo pirotecnico.

Monitorare l’andamento delle nostre attività

Sognare in grande è fondamentale per un leader, perchè solo sognando in grande si possono realizzare grandi cose. Ma queste elezioni hanno dimostrato che è altrettanto importante riuscire sempre a monitorare la realtà, rimanendo sospesi tra il sognare grandi eventi e mantenere sempre I piedi per terra.

L’ottimismo non può assolutamente mancare ad un Leader, ma va calibrato con la capacità di saper leggere gli accadimenti e la realtà che ci circonda.

Sono incinta! E ora come lo dico al mio Capo?

pregnant-422982_1920Solitamente, quando si scopre di essere in dolce attesa, si raggiunge uno stato di grazia ed eccitazione, come se si toccasse il Cielo con un dito.

Al contempo, però, si avvicendano in noi pensieri che possono offuscare questo momento di gioia. “E adesso come farò con il lavoro? Come farò a comunicarlo al mio Capo? Come la prenderanno? E cosa succederà al mio contratto di lavoro?”

E se anche avevamo tanto desiderato il momento in cui sarebbe arrivata la cicogna, la realtà ci riporta con I piedi per terra. Paure ed ansie possono avvicendarsi in noi per un futuro che  sappiamo ci cambierà la vita per sempre.

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Ma talvolta l’entusiasmo è tale che vorremmo gridare al mondo intero che siamo in dolce attesa. Vorremmo farlo sapere sia agli amici che ai conoscenti e, magari, anche ai colleghi di lavoro.

Così almeno ho fatto io durante la prima gravidanza. Solo successivamente ho compreso l’importanza di frenare questo impulso. E’ opportuno attendere un po’ prima di comunicare a tutti una notizia così intima ed importante.

E sul lavoro come comportarsi?

1. In caso di rischi per la salute del feto.

Se si svolge un lavoro che può comportare  dei rischi per la salute del feto dobbiamo informare il prima possibile il datore di lavoro. Potremo così essere spostate ad altra mansione o accedere all’aspettativa anticipata.

2. In caso si svolga un lavoro d’ufficio

Se però si svolge un lavoro d’ufficio si può aspettare almeno il terzo mese prima di comunicarlo. In questo modo avremo superato il primo trimestre che è il periodo più critico della gravidanza.

Avremo così avuto il tempo di metabolizzare, prima di tutto, noi stesse, questa grande novità. Inoltre questo lasso di tempo ci sarà servito per ritrovare il nostro equilibrio, dopo la sorpresa inziale.

3. In caso di gravidanza a rischio

Ci sono poi casi in cui il ginecologo prescrive quasi da subito l’astensione dal lavoro (gravidanza a rischio). In questa situazione sarà necessario informare immediatamente il datore di lavoro. Dopo di chè si procederà con le pratiche burocratiche per entrare in aspettativa anticipate. Queste andranno comunque espletate in tempi brevissimi. Possibilmente il giorno stesso o quello dopo la data del certificato rilasciato dal nostro ginecologo.

Per Approfondimenti: INPS

Il momento migliore per comunicare la gravidanza

Se però tutto procede bene fin da subito sarà possibile, come detto in precedenza, aspettare almeno il terzo mese. Questo consentirà di creare uno spazio temporale ed anche  emozionale tra la grande scoperta ed il momento in cui informeremo il nostro datore di lavoro.

La reazione del Capo alla notizia della gravidanza

Solitamente la notizia della maternità viene accolta con un sorriso e qualche frase di circostanza da parte del proprio Capo. Subito a seguire, magari, ci sentiremo chiedere: “quando nascerà? Quando intendi fermarti? E per quanto tempo intendi assentarti dal lavoro?”.

Se alla prima domanda è abbastanza facile rispondere avendo la data presunta del parto, per le altre è sicuramente difficile. Le altre  risposte infatti dipenderanno da un fattore imprescindibile: la salute nostra e del bambino che portiamo in grembo.

 

Come Comunicare al Datore di Lavoro che siamo in dolce attesa?

Partendo dal presupposto che la legislazione italiana tutela la maternità, non dovremmo temere alcuna sorta di ripercussione.

1. Dare visibilità al datore di lavoro

Forti abbastanza di quanto sopra possiamo permetterci di comunicare, con una certa serenità, il nostro stato. Potremmo anche prospettare eventuali tempistiche, auspicando, ovviamente, che tutto proceda per il meglio.

Daremo così una certa visibilità al nostro datore di lavoro. Questa comunicazione gli consentirà di organizzarsi con una sostituzione di maternità o una redistribuzione interna dei carichi di lavoro.

2. Comunicare come ci sentiamo

Spesso poi, se continueremo a lavorare fino al settimo o addirittura all’ottavo mese, capiterà che il nostro Capo ci possa trattare come se  nulla fosse cambiato. Ci potrebbero venir richieste le stesse energie e lo stesso impegno che mettevano prima della gravidanza.

In alcuni casi può darsi che continuare così non ci pesi. In altri, invece, potremo renderci conto fin  da subito che la stanchezza, le nausee, le cefalee ed il senso di spossatezza generale  ci ostacolano nel riuscire a  lavorare con la stessa concentrazione di prima.

In questo caso sarà opportuno informare il nostro Superiore di come ci sentiamo. L’obiettivo sarà quello di cercare, se possibile, un accordo sul trovare modalità di lavoro meno stressanti.

3. Dare la propria disponibilità in caso di astensione anticipata

Nel caso poi si verifichi l’esigenza di doversi assentare prima del congedo obbligatorio (1 o 2 mesi precedenti la data del parto), consiglierei di dimostrare al datore di lavoro la nostra buona volontà, dando la disponibilità telefonica di supportare i colleghi o chi ci sostituirà nel nostro ruolo.

Questo a noi consentirà di distaccarci dalla nostra routine lavorativa in modo meno traumatico. Allo stesso tempo aiuterà il nostro datore di lavoro nel riorganizzare il nostro lavoro.

E voi che tipo di esperienze avete avuto nel momento in cui avete dovuto comunicare al vostro Capo che eravate in dolce attesa?

 


Le competenze di una mamma

Questo Video mi ha emozionata e mi ha fatto ulteriormente riflettere sull’importanza di non dimenticarci MAI quante sono le competenze di una mamma.

Si tratta di competenze trasversali, quali la capacità di organizzazione, la comunicazione, la capacità di motivare gli altri, la capacità di lavorare sotto stress, la capacità di utilizzare le risorse disponibili nel modo migliore, la capacità di svolgere più attività contemporaneamente.

Quando ci accingiamo a scrivere il nostro CV dovremmo ricordarci sempre delle esperienze extra lavorative, come, in questo caso, l’essere mamma.

Dovremmo pensare a noi stesse a 360 gradi, cercando di focalizzare la nostra attenzione su tutte le conoscenze e capacità che derivano dalla nostra vita e dalle nostre esperienze.

Soprattutto per le mamme che intendono rientrare nel mondo del lavoro, sarebbe opportuno tenere sempre conto delle competenze che maturiamo nel gestire una famiglia….In fin dei conti è un po’ come gestire una piccolo impresa e noi, solitamente, ne siamo l’Amministratore Delegato!! 🙂

Organizzare le faccende di casa, gestire marito e figli, monitorare le entrate e le uscite finanziarie, prendersi cura della salute fisica e dell’umore di tutti i componenti della nostra famiglia, organizzare eventi  è, a tutti gli effetti, un lavoro che ci porta a sviluppare capacità che forse nemmeno immaginavamo di avere durante la nostra precedente vita da singles!

Competenze trasversali non solo per le mamme

Naturalmente il discorso delle competenze trasversali può estendersi in maniera più ampia e quindi non riguardare solo l’esperienza di mamma, ma anche gli hobbies e le attività di volontariato nelle quali mettiamo in campo capacità che potrebbero servire ai nostri potenziali datori di lavoro.

Ecco che allora soprattutto per i giovani e per coloro che vogliono rientrare nel mercato del lavoro, dopo un periodo, più o meno lungo, è sempre consigliabile prendere in considerazione tutte le possibili esperienze che hanno generato  valore nella nostra vita e che, come tali, potremmo rivenderci, nel caso in cui se ne presenti l’opportunità.

Lavorare da casa: una scelta possibile?

phone-1209230_1280Spesso mi è capitato di sognare come sarebbe stato bello poter preparare una presentazione da casa, redigere un report, scrivere delle lettere e svolgere molto altro ancora del mio lavoro, da casa, riuscendo così  a conciliare il lavoro con gli impegni familiari. In parte il sogno si è avverato perché, per motivi personali,  mi trovo a sperimentare questa modalità di lavoro ed ora sono pertanto in grado di  valutarne i pro e i contro.

Mi sento di dire che, data l’odierna tecnologia, è un modo di lavorare assolutamente fattibile.

Infatti, grazie ad una buona connessione internet, un PC ed uno smartphone è possibile svolgere un lavoro di ufficio come se si fosse in Azienda.

È comunque pur vero che la relazione frontale a me manca, perchè, per quanto il telefono sia un utile strumento per la comunicazione verbale, purtroppo senza l’ausilio dell’incontro dal vivo, ci perdiamo una parte importante della comunicazione e, soprattutto, della relazione. Fortunatamente, anche in questo caso, la tecnologia ci viene incontro con Skype od altri sistemi simili, ma, per me, non è sicuramente la stessa cosa che un bell’incontro dal vivo.

Questo aspetto però potrebbe essere facilmente superato optando per un buon compromesso tra la presenza in Azienda ed il lavorare da casa, come già avviene in molte realtà che hanno adottato l’Home Office.

Il lavoro da casa, dal punto di vista dei Capi

Quello che però, a mio avviso, vedo essere uno degli aspetti più complessi per accettare questa nuova forma di lavoro risiede nella capacità dei Capi di fidarsi dei propri collaboratori, oltre alla predisposizione e capacità di delegare e quindi di definire, in maniera accurata, le aspettative e gli obiettivi da raggiungere.

A ciò aggiungerei il bisogno di molti Capi di avere sempre i propri collaboratori sotto controllo e perennemente disponibili, esercitando uno stile di comunicazione e di leadership poco stimolante soprattutto per i Collaboratori più capaci.

I vantaggi del lavoro da casa

Eppure, nonostante le perplessità che sicuramente possono avere molti Capi su questa nuova modalità di lavoro, ho potuto sperimentare quanto si sia più produttivi quando si consente al dipendente di poter lavorare da casa.

Difatti, lontano da distrazioni, continue interruzioni telefoniche, riunioni estenuanti, spesso il lavoro viene eseguito con maggiore concentrazione e quindi in maniera più efficace e profittevole, con notevole beneficio per l’Azienda stessa.

Oltre a questo, naturalmente nel lavorare da casa c’è un notevole beneficio per il lavoratore.

Il poter andare a prendere i propri figli a scuola, (cosa, ad esempio, per me impossibile, lavorando a distanza di 30 Km da casa e percorrendo una strada spesso molto trafficata); il poter dedicare un po’ più di tempo ad un’attività fisica, recuperando proprio quell’oretta persa in macchina per raggiungere il posto di lavoro; la possibilità di fare la spesa al mattino (magari anche online, perchè sei a casa e quindi hai la possibilità di fartela recapitare presso la tua abitazione!). Ebbene tutto questo è un valore aggiunto che le Aziende virtuose possono concedere ai propri dipendenti e che, nelle nostre vite frenetiche, non ha prezzo.

Ovviamente, quanto sopra non vuol dire: “Che bello, oggi sono in ferie e faccio quello che voglio”, ma piuttosto significa poter organizzare il proprio lavoro in maniera autonoma, iniziando, ad esempio, a lavorare  prima delle canoniche 8.00 o 9.00 del mattino, oppure molto più tardi la sera, senza naturalmente tralasciare gli orari in cui sia necessario essere diponibili e reperibili.

Ecco, tutto questo comporta però un bel cambiamento di mentalità da parte sia dei datori di lavoro che dei lavoratori.

E, se per i Capi già ho parlato, è bene riflettere anche sul cambiamento che riguarda i Collaboratori.

Il lavoro da casa per i Collaboratori: un grande cambiamento

A questi ultimi, in una modalità di Home Office, si richiede un grande senso di responsabilità a portare a termine le attività. Si richiede la maturità necessaria per affrontare il proprio lavoro in maniera molto più autonoma ed organizzata, proprio come se si fosse dei liberi professionisti.

Ed è questo il grande cambiamento: non più lavoratori dipendenti, ovvero lavoratori che aspettano “direttive” dai propri Capi, ma professionisti che mettono al servizio dell’Azienda le proprie competenze e la propria serietà.

Sono pertanto dell’idea che, per poter svolgere il lavoro da casa, siano necessarie alcune competenze trasversali fondamentali, come un’ottima capacità di organizzazione e propensione al raggiungimento degli obiettivi; una buona capacità di comunicazione scritta e verbale; la capacità di autoregolarsi ed imporsi i ritmi di lavoro sia per ottemperare alle necessità dell’Azienda, sia per rispondere alle nostre necessità. Dalla mia esperienza, ad esempio, mi è capitato di saltare la pausa pranzo, perchè troppo presa da un lavoro che volevo assolutamente finire.

Dalle mie riflessioni, concludo dicendo che, sebbene ritenga che oggi giorno, per molte professionalità, è sicuramente possibile lavorare in modalità Home Office, bisogna fare i conti con il grande cambiamento di mentalità che la formula del lavoro da casa impone ai Capi, ma, mi sento di dire, soprattutto ai Collaboratori, perchè se i Capi la fiducia devono provare a darla, ai Collaboratori spetta il compito di riuscire a meritarsela.

Come affrontare la ripresa del lavoro dopo le vacanze

Consigli e strategia per il primo giorno di rientro in ufficio

imageSettembre è il mese della ripresa delle nostre attività ed i ritmi tornano ad essere quelli di sempre. Chi torna al lavoro spesso lo fa con il “freno a mano ancora tirato” un po’ per le abitudini del relax vacanziero, un po’ per l’idea della routine e della fatica quotidiana che ci aspetta.

Come fare allora a ricaricarci di energia positiva?

Vi racconto la mia strategia

Innanzitutto cerco sempre di arrivare almeno un giorno prima dalle ferie, in modo da avere il tempo di organizzarmi a casa, prima di rincominciare con il lavoro.  In questa giornata, mi dedico alle faccende domestiche, in modo da riprendere contatto con la realtà del “fare” quotidiano e per prepararmi alla settimana lavorativa. Il giorno seguente, se è già giornata di ritorno al lavoro, cerco di arrivare abbastanza presto.

Come iniziare il primo giorno in ufficio

La prima giornata in ufficio è dedicata alla pianificazione e all’organizzazione.
Per prima cosa mi concentro sulle mails, filtrando per i mittenti che ritengo prioritari. Questo mi consente di eliminare velocemente l’eventuale spam. Successivamente, in tutta calma, prima dell’arrivo di colleghi e capi che, solitamente, introducono altre variabili, mi dedico alla lettura della posta elettronica ricevuta, in base alla priorità dell’oggetto della mail.

Per quelle che esigono una risposta urgente inserisco un “quick flag” e comincio a stilare la lista delle cose da fare. Quest’ultima  tiene conto delle mails e della posta cartacea arrivata, oltre delle eventuali attività che erano state rimandate alla ripresa lavorativa ed anche dei primi inputs che, già dal primo giorno lavorativo, iniziano ad arrivare dai miei Clienti interni.
Questa prima analisi mi consente di programmare le varie attività dividendole secondo il seguente criterio: importanti ma non urgenti; importanti ed urgenti; poco importanti ma urgenti; né importanti né urgenti.

Fatto questo screening, definisco le priorità con la scadenza richiesta. Per le attività importanti ed urgenti, di solito la deadline non deve superare la prima settimana dal rientro. Per le altre la tempistica varia a seconda delle necessità.
In generale, poi, per tutte le attività definisco chi deve occuparsene, ovvero se è possibile delegare o se ho necessità di un team di colleghi oppure se devo occuparmene io, in maniera autonoma.

Conclusioni

In conclusione posso dire che questa prima giornata di pianificazione mi consente di riprendere in modo soft la mia quotidianità e, soprattutto, di ripartire con organizzazione e focalizzazione sugli obiettivi da raggiungere a breve e/o a medio termine…..sempre pronta, naturalmente, a far fronte ad eventuali cambiamenti di programma….
E voi che strategia usate per ripartire con la giusta marcia?