Sono incinta! E ora come lo dico al mio Capo?

pregnant-422982_1920Solitamente, quando si scopre di essere in dolce attesa, si raggiunge uno stato di grazia ed eccitazione, come se si toccasse il Cielo con un dito.

Al contempo, però, si avvicendano in noi pensieri che possono offuscare questo momento di gioia. “E adesso come farò con il lavoro? Come farò a comunicarlo al mio Capo? Come la prenderanno? E cosa succederà al mio contratto di lavoro?”

E se anche avevamo tanto desiderato il momento in cui sarebbe arrivata la cicogna, la realtà ci riporta con I piedi per terra. Paure ed ansie possono avvicendarsi in noi per un futuro che  sappiamo ci cambierà la vita per sempre.

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Ma talvolta l’entusiasmo è tale che vorremmo gridare al mondo intero che siamo in dolce attesa. Vorremmo farlo sapere sia agli amici che ai conoscenti e, magari, anche ai colleghi di lavoro.

Così almeno ho fatto io durante la prima gravidanza. Solo successivamente ho compreso l’importanza di frenare questo impulso. E’ opportuno attendere un po’ prima di comunicare a tutti una notizia così intima ed importante.

E sul lavoro come comportarsi?

1. In caso di rischi per la salute del feto.

Se si svolge un lavoro che può comportare  dei rischi per la salute del feto dobbiamo informare il prima possibile il datore di lavoro. Potremo così essere spostate ad altra mansione o accedere all’aspettativa anticipata.

2. In caso si svolga un lavoro d’ufficio

Se però si svolge un lavoro d’ufficio si può aspettare almeno il terzo mese prima di comunicarlo. In questo modo avremo superato il primo trimestre che è il periodo più critico della gravidanza.

Avremo così avuto il tempo di metabolizzare, prima di tutto, noi stesse, questa grande novità. Inoltre questo lasso di tempo ci sarà servito per ritrovare il nostro equilibrio, dopo la sorpresa inziale.

3. In caso di gravidanza a rischio

Ci sono poi casi in cui il ginecologo prescrive quasi da subito l’astensione dal lavoro (gravidanza a rischio). In questa situazione sarà necessario informare immediatamente il datore di lavoro. Dopo di chè si procederà con le pratiche burocratiche per entrare in aspettativa anticipate. Queste andranno comunque espletate in tempi brevissimi. Possibilmente il giorno stesso o quello dopo la data del certificato rilasciato dal nostro ginecologo.

Per Approfondimenti: INPS

Il momento migliore per comunicare la gravidanza

Se però tutto procede bene fin da subito sarà possibile, come detto in precedenza, aspettare almeno il terzo mese. Questo consentirà di creare uno spazio temporale ed anche  emozionale tra la grande scoperta ed il momento in cui informeremo il nostro datore di lavoro.

La reazione del Capo alla notizia della gravidanza

Solitamente la notizia della maternità viene accolta con un sorriso e qualche frase di circostanza da parte del proprio Capo. Subito a seguire, magari, ci sentiremo chiedere: “quando nascerà? Quando intendi fermarti? E per quanto tempo intendi assentarti dal lavoro?”.

Se alla prima domanda è abbastanza facile rispondere avendo la data presunta del parto, per le altre è sicuramente difficile. Le altre  risposte infatti dipenderanno da un fattore imprescindibile: la salute nostra e del bambino che portiamo in grembo.

 

Come Comunicare al Datore di Lavoro che siamo in dolce attesa?

Partendo dal presupposto che la legislazione italiana tutela la maternità, non dovremmo temere alcuna sorta di ripercussione.

1. Dare visibilità al datore di lavoro

Forti abbastanza di quanto sopra possiamo permetterci di comunicare, con una certa serenità, il nostro stato. Potremmo anche prospettare eventuali tempistiche, auspicando, ovviamente, che tutto proceda per il meglio.

Daremo così una certa visibilità al nostro datore di lavoro. Questa comunicazione gli consentirà di organizzarsi con una sostituzione di maternità o una redistribuzione interna dei carichi di lavoro.

2. Comunicare come ci sentiamo

Spesso poi, se continueremo a lavorare fino al settimo o addirittura all’ottavo mese, capiterà che il nostro Capo ci possa trattare come se  nulla fosse cambiato. Ci potrebbero venir richieste le stesse energie e lo stesso impegno che mettevano prima della gravidanza.

In alcuni casi può darsi che continuare così non ci pesi. In altri, invece, potremo renderci conto fin  da subito che la stanchezza, le nausee, le cefalee ed il senso di spossatezza generale  ci ostacolano nel riuscire a  lavorare con la stessa concentrazione di prima.

In questo caso sarà opportuno informare il nostro Superiore di come ci sentiamo. L’obiettivo sarà quello di cercare, se possibile, un accordo sul trovare modalità di lavoro meno stressanti.

3. Dare la propria disponibilità in caso di astensione anticipata

Nel caso poi si verifichi l’esigenza di doversi assentare prima del congedo obbligatorio (1 o 2 mesi precedenti la data del parto), consiglierei di dimostrare al datore di lavoro la nostra buona volontà, dando la disponibilità telefonica di supportare i colleghi o chi ci sostituirà nel nostro ruolo.

Questo a noi consentirà di distaccarci dalla nostra routine lavorativa in modo meno traumatico. Allo stesso tempo aiuterà il nostro datore di lavoro nel riorganizzare il nostro lavoro.

E voi che tipo di esperienze avete avuto nel momento in cui avete dovuto comunicare al vostro Capo che eravate in dolce attesa?

 


Le competenze di una mamma

Questo Video mi ha emozionata e mi ha fatto ulteriormente riflettere sull’importanza di non dimenticarci MAI quante sono le competenze di una mamma.

Si tratta di competenze trasversali, quali la capacità di organizzazione, la comunicazione, la capacità di motivare gli altri, la capacità di lavorare sotto stress, la capacità di utilizzare le risorse disponibili nel modo migliore, la capacità di svolgere più attività contemporaneamente.

Quando ci accingiamo a scrivere il nostro CV dovremmo ricordarci sempre delle esperienze extra lavorative, come, in questo caso, l’essere mamma.

Dovremmo pensare a noi stesse a 360 gradi, cercando di focalizzare la nostra attenzione su tutte le conoscenze e capacità che derivano dalla nostra vita e dalle nostre esperienze.

Soprattutto per le mamme che intendono rientrare nel mondo del lavoro, sarebbe opportuno tenere sempre conto delle competenze che maturiamo nel gestire una famiglia….In fin dei conti è un po’ come gestire una piccolo impresa e noi, solitamente, ne siamo l’Amministratore Delegato!! 🙂

Organizzare le faccende di casa, gestire marito e figli, monitorare le entrate e le uscite finanziarie, prendersi cura della salute fisica e dell’umore di tutti i componenti della nostra famiglia, organizzare eventi  è, a tutti gli effetti, un lavoro che ci porta a sviluppare capacità che forse nemmeno immaginavamo di avere durante la nostra precedente vita da singles!

Competenze trasversali non solo per le mamme

Naturalmente il discorso delle competenze trasversali può estendersi in maniera più ampia e quindi non riguardare solo l’esperienza di mamma, ma anche gli hobbies e le attività di volontariato nelle quali mettiamo in campo capacità che potrebbero servire ai nostri potenziali datori di lavoro.

Ecco che allora soprattutto per i giovani e per coloro che vogliono rientrare nel mercato del lavoro, dopo un periodo, più o meno lungo, è sempre consigliabile prendere in considerazione tutte le possibili esperienze che hanno generato  valore nella nostra vita e che, come tali, potremmo rivenderci, nel caso in cui se ne presenti l’opportunità.

Lavorare da casa: una scelta possibile?

phone-1209230_1280Spesso mi è capitato di sognare come sarebbe stato bello poter preparare una presentazione da casa, redigere un report, scrivere delle lettere e svolgere molto altro ancora del mio lavoro, da casa, riuscendo così  a conciliare il lavoro con gli impegni familiari. In parte il sogno si è avverato perché, per motivi personali,  mi trovo a sperimentare questa modalità di lavoro ed ora sono pertanto in grado di  valutarne i pro e i contro.

Mi sento di dire che, data l’odierna tecnologia, è un modo di lavorare assolutamente fattibile.

Infatti, grazie ad una buona connessione internet, un PC ed uno smartphone è possibile svolgere un lavoro di ufficio come se si fosse in Azienda.

È comunque pur vero che la relazione frontale a me manca, perchè, per quanto il telefono sia un utile strumento per la comunicazione verbale, purtroppo senza l’ausilio dell’incontro dal vivo, ci perdiamo una parte importante della comunicazione e, soprattutto, della relazione. Fortunatamente, anche in questo caso, la tecnologia ci viene incontro con Skype od altri sistemi simili, ma, per me, non è sicuramente la stessa cosa che un bell’incontro dal vivo.

Questo aspetto però potrebbe essere facilmente superato optando per un buon compromesso tra la presenza in Azienda ed il lavorare da casa, come già avviene in molte realtà che hanno adottato l’Home Office.

Il lavoro da casa, dal punto di vista dei Capi

Quello che però, a mio avviso, vedo essere uno degli aspetti più complessi per accettare questa nuova forma di lavoro risiede nella capacità dei Capi di fidarsi dei propri collaboratori, oltre alla predisposizione e capacità di delegare e quindi di definire, in maniera accurata, le aspettative e gli obiettivi da raggiungere.

A ciò aggiungerei il bisogno di molti Capi di avere sempre i propri collaboratori sotto controllo e perennemente disponibili, esercitando uno stile di comunicazione e di leadership poco stimolante soprattutto per i Collaboratori più capaci.

I vantaggi del lavoro da casa

Eppure, nonostante le perplessità che sicuramente possono avere molti Capi su questa nuova modalità di lavoro, ho potuto sperimentare quanto si sia più produttivi quando si consente al dipendente di poter lavorare da casa.

Difatti, lontano da distrazioni, continue interruzioni telefoniche, riunioni estenuanti, spesso il lavoro viene eseguito con maggiore concentrazione e quindi in maniera più efficace e profittevole, con notevole beneficio per l’Azienda stessa.

Oltre a questo, naturalmente nel lavorare da casa c’è un notevole beneficio per il lavoratore.

Il poter andare a prendere i propri figli a scuola, (cosa, ad esempio, per me impossibile, lavorando a distanza di 30 Km da casa e percorrendo una strada spesso molto trafficata); il poter dedicare un po’ più di tempo ad un’attività fisica, recuperando proprio quell’oretta persa in macchina per raggiungere il posto di lavoro; la possibilità di fare la spesa al mattino (magari anche online, perchè sei a casa e quindi hai la possibilità di fartela recapitare presso la tua abitazione!). Ebbene tutto questo è un valore aggiunto che le Aziende virtuose possono concedere ai propri dipendenti e che, nelle nostre vite frenetiche, non ha prezzo.

Ovviamente, quanto sopra non vuol dire: “Che bello, oggi sono in ferie e faccio quello che voglio”, ma piuttosto significa poter organizzare il proprio lavoro in maniera autonoma, iniziando, ad esempio, a lavorare  prima delle canoniche 8.00 o 9.00 del mattino, oppure molto più tardi la sera, senza naturalmente tralasciare gli orari in cui sia necessario essere diponibili e reperibili.

Ecco, tutto questo comporta però un bel cambiamento di mentalità da parte sia dei datori di lavoro che dei lavoratori.

E, se per i Capi già ho parlato, è bene riflettere anche sul cambiamento che riguarda i Collaboratori.

Il lavoro da casa per i Collaboratori: un grande cambiamento

A questi ultimi, in una modalità di Home Office, si richiede un grande senso di responsabilità a portare a termine le attività. Si richiede la maturità necessaria per affrontare il proprio lavoro in maniera molto più autonoma ed organizzata, proprio come se si fosse dei liberi professionisti.

Ed è questo il grande cambiamento: non più lavoratori dipendenti, ovvero lavoratori che aspettano “direttive” dai propri Capi, ma professionisti che mettono al servizio dell’Azienda le proprie competenze e la propria serietà.

Sono pertanto dell’idea che, per poter svolgere il lavoro da casa, siano necessarie alcune competenze trasversali fondamentali, come un’ottima capacità di organizzazione e propensione al raggiungimento degli obiettivi; una buona capacità di comunicazione scritta e verbale; la capacità di autoregolarsi ed imporsi i ritmi di lavoro sia per ottemperare alle necessità dell’Azienda, sia per rispondere alle nostre necessità. Dalla mia esperienza, ad esempio, mi è capitato di saltare la pausa pranzo, perchè troppo presa da un lavoro che volevo assolutamente finire.

Dalle mie riflessioni, concludo dicendo che, sebbene ritenga che oggi giorno, per molte professionalità, è sicuramente possibile lavorare in modalità Home Office, bisogna fare i conti con il grande cambiamento di mentalità che la formula del lavoro da casa impone ai Capi, ma, mi sento di dire, soprattutto ai Collaboratori, perchè se i Capi la fiducia devono provare a darla, ai Collaboratori spetta il compito di riuscire a meritarsela.

Come affrontare la ripresa del lavoro dopo le vacanze

Consigli e strategia per il primo giorno di rientro in ufficio

imageSettembre è il mese della ripresa delle nostre attività ed i ritmi tornano ad essere quelli di sempre. Chi torna al lavoro spesso lo fa con il “freno a mano ancora tirato” un po’ per le abitudini del relax vacanziero, un po’ per l’idea della routine e della fatica quotidiana che ci aspetta.

Come fare allora a ricaricarci di energia positiva?

Vi racconto la mia strategia

Innanzitutto cerco sempre di arrivare almeno un giorno prima dalle ferie, in modo da avere il tempo di organizzarmi a casa, prima di rincominciare con il lavoro.  In questa giornata, mi dedico alle faccende domestiche, in modo da riprendere contatto con la realtà del “fare” quotidiano e per prepararmi alla settimana lavorativa. Il giorno seguente, se è già giornata di ritorno al lavoro, cerco di arrivare abbastanza presto.

Come iniziare il primo giorno in ufficio

La prima giornata in ufficio è dedicata alla pianificazione e all’organizzazione.
Per prima cosa mi concentro sulle mails, filtrando per i mittenti che ritengo prioritari. Questo mi consente di eliminare velocemente l’eventuale spam. Successivamente, in tutta calma, prima dell’arrivo di colleghi e capi che, solitamente, introducono altre variabili, mi dedico alla lettura della posta elettronica ricevuta, in base alla priorità dell’oggetto della mail.

Per quelle che esigono una risposta urgente inserisco un “quick flag” e comincio a stilare la lista delle cose da fare. Quest’ultima  tiene conto delle mails e della posta cartacea arrivata, oltre delle eventuali attività che erano state rimandate alla ripresa lavorativa ed anche dei primi inputs che, già dal primo giorno lavorativo, iniziano ad arrivare dai miei Clienti interni.
Questa prima analisi mi consente di programmare le varie attività dividendole secondo il seguente criterio: importanti ma non urgenti; importanti ed urgenti; poco importanti ma urgenti; né importanti né urgenti.

Fatto questo screening, definisco le priorità con la scadenza richiesta. Per le attività importanti ed urgenti, di solito la deadline non deve superare la prima settimana dal rientro. Per le altre la tempistica varia a seconda delle necessità.
In generale, poi, per tutte le attività definisco chi deve occuparsene, ovvero se è possibile delegare o se ho necessità di un team di colleghi oppure se devo occuparmene io, in maniera autonoma.

Conclusioni

In conclusione posso dire che questa prima giornata di pianificazione mi consente di riprendere in modo soft la mia quotidianità e, soprattutto, di ripartire con organizzazione e focalizzazione sugli obiettivi da raggiungere a breve e/o a medio termine…..sempre pronta, naturalmente, a far fronte ad eventuali cambiamenti di programma….
E voi che strategia usate per ripartire con la giusta marcia?

Come trovare l’equilibrio tra lavoro e famiglia

balance-716342_1280Chi, tra noi donne, non ha mai pensato a come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia?

Io faccio parte di quelle donne che sono alla costante ricerca del proprio bilanciamento, con continui sensi di colpa e perenne frustrazione di non riuscire mai ad accontentare tutti, tra cui anche me stessa!

Al lavoro hai capi, clienti interni e/o esterni, colleghi e collaboratori…ognuno di loro con le proprie esigenze alle quali intendi dare una risposta. A casa hai una famiglia alla quale vorresti dare il meglio di te stessa, stanchezza permettendo.
Non avendo ancora trovato una ricetta magica, provo a condividere con voi alcune idee, in parte sperimentate su me stessa, in parte ancora in fase di testing…
Per prima cosa suggerirei di iniziare a trovare il proprio bilanciamento in ciascuna delle due aree (lavoro e vita privata), separatamente.

10 Consigli su come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia

Cosa possiamo fare per alleggerire il nostro carico in entrambe le aree?
1) fare “pulizia ed ordine” tra le attività che abbiamo. Quindi possiamo decidere di eliminare qualcosa oppure di delegarlo o di condividerlo in un team per trovare supporto
2) tra le attività che rimangono (e presumo siano la maggioranza!) diamo a ciascuna di loro una priorità da 1 a 5 e pianifichiamole in base al criterio di importanza e/o urgenza
3) impariamo a dire di no o, quantomeno, a dare una risposta ma indicando una tempistica di risposta che dovremo essere certe di riuscire a rispettare!
4) troviamo il coraggio di chiedere ai nostri capi se ci possono essere opportunità per ridurre l’orario di lavoro (magari ci potrebbero bastare uno/due pomeriggi alla settimana per andare a prendere i bambini a scuola)
5) impariamo a fare le “to do lists” sia per il lavoro che per la vita privata (io ci sto provando e, devo dire, che funzionano!)
6) alziamoci mezz’ora prima la mattina…potrebbe essere sicuramente una valida risorsa per trovare del tempo da dedicare a se stesse, ma, per me, al momento, impraticabile!…considerando che il mio piccolo di quasi due anni si sveglia ancora molte volte per notte
7) troviamo delle persone che collaborino con noi, di cui ci fidiamo e alle quali non abbiamo problemi a delegare alcune attività lavorative o extra lavorative
8) cerchiamo di avere sempre a portata di mano dei back up per la tata, la colf ed anche per la nonna malata!
9) selezioniamo la persona giusta per il posto giusto, sia che si tratti di collaboratrice professionale, sia che si tratti di colf o tata
10) teniamo un’agenda con possibilità di condividere sia gli impegni di lavoro che quelli privati, così da avere sotto mano sempre tutti gli appuntamenti
Insomma, come si dice…”chi fa per se fa per tre!!”
E voi mamme lavoratrici quali trucchi/strategie usate per trovate il vostro work life balance?

Non è solo questione di soldi…

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Chi motiva chi? Ma soprattutto che cosa motiva le persone a svolgere con amore il proprio lavoro?
Alla prima domanda mi è facile rispondere: nessuno ci può motivare più di quanto possiamo fare noi stessi.
Ognuno di noi conosce bene le proprie leve motivazionali, indipendentemente da quello che fanno gli altri nei nostri confronti.
Dico ciò perché mi rendo conto che non sempre le organizzazioni nelle quali lavoriamo si rendono conto di cosa veramente motivi i propri collaboratori. Dove è che sbagliano? Probabilmente l’errore consiste nel non cercare di capire quali siano i reali bisogni delle persone.
Se solo cercassimo di approfondire questi bisogni, riusciremmo, probabilmente, a soddisfare di più i nostri collaboratori e questo li renderebbe persone più felici ed appagate e di riflesso anche le nostre organizzazioni lo sarebbero.
Talvolta addirittura tendiamo ad anticipare un bisogno di una persona, pensando di fare cosa gradita e non ci rendiamo conto che invece otteniamo solo l’effetto contrario perché il nostro gesto, pensiero non era stato esplicitato o richiesto dalla persona ma è nato solo dalla nostra presupponente convinzione che quello che abbiamo fatto era proprio quello che il collaboratore si aspettava dall’azienda.
Che cosa si può fare allora in ambito aziendale? Pensare solo all’aspetto della retribuzione fissa è sicuramente limitativo, soprattutto per quei dipendenti che hanno già raggiunto un range retributivo soddisfacente per la posizione ricoperta. Pertanto, appagato il bisogno di venir ricompensati in maniera equa per il valore del nostro lavoro, scatta la necessità, da parte dell’azienda, di trovare nuove e diverse leve motivazionali, come ad esempio:
1) Fornire obiettivi specifici, misurabili, legati al lavoro di ciascun dipendente, dando la possibilità ai dipendenti stessi di tracciarne l’andamento;

2) Legare il raggiungimento degli obiettivi ad un incentivo economico che abbia senso per la persona;

3) Offrire frequenti feedback ai propri collaboratori sulla prestazione, riconoscendone il merito;

4) Riconoscere e festeggiare i successi;

5) Dare possibilità di crescita, delegando;

6) Offrire opportunità di “Smart working”, nell’ottica di conferire una maggiore autonomia;

7) Prevedere percorsi di crescita, laddove possibile;

8) Fornire formazione, tramite attività di mentoring, coaching e training on the job;

9) Mettere a disposizione dei dipendenti benefit legati al welfare e al work life balance;

10) Stimolare lo spirito di gruppo per accrescere il senso di appartenenza e la conseguente motivazione a voler far parte del gruppo stesso.

Molte altre idee si potrebbero aggiungere alla mia lista, ma, riassumendo, ritengo che alla base della motivazione ci sia una spinta interiore personale, basata su un bisogno specifico, che le organizzazioni devono sforzarsi di conoscere per poter motivare in modo sempre più efficace.

Parola d’ordine: investire su noi stessi!


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Oggi ho avuto modo di apprezzare una giovane donna, alle prese con l’ormai annoso e purtroppo troppo diffuso problema delle scarse opportunità lavorative che, da diversi anni, attanaglia l’esistenza di molti di noi.

La storia di Miriam

A questa giovane ragazza, che, per privacy, darò il nome di Miriam, estetista qualificata, è stato sospeso il contratto di somministrazione (meglio conosciuto come contratto interinale) che aveva da un anno per lavorare all’interno di un centro estetico.

Le offerte di lavoro, nonostante il campo dell’estetica possa considerarsi forse ancora una pseudo isola felice, certamente non pullulano e non si trovano dietro ogni angolo di strada.

Miriam, infatti, a distanza di un anno e mezzo è ancora alla ricerca di un’occupazione che le consenta di avere un lavoro da dipendente…il punto forte che ho apprezzato di lei? Nonostante la difficoltà nel trovare un nuovo posto di lavoro, sa bene in che ambito vuole lavorare e sa che il suo talento è nel campo dell’estetica.

Per dirla in breve, Miriam ha un obiettivo chiaro verso cui mirare. Tutti i suoi sforzi e sacrifici vanno nella direzione che lei stessa si è prefissa, perché ci crede e conosce il suo talento.

Ma Miriam non si ferma qui. Lei sa che oggi ci sono particolari cure della persona che vanno di gran moda, tipo l’attività di ricostruzione unghie, la stesura dello smalto semi permanente e per questo decide di investire su se stessa frequentando corsi che le consentano di diversificare il suo curriculum. Molti penseranno:” beh che cosa c’è di strano o di particolare in questa storia?” Ve lo dico subito. Da osservatrice esterna noto quattro aspetti che, ad esempio, per chi si occupa di selezione del personale, fanno brillare gli occhi e fanno dire:” questa ragazza è in gamba!”.

Che cosa cercano i selezionatori

1) come già menzionato il fatto che Miriam abbia un obiettivo chiaro rispetto alla meta che vuole raggiungere;
2) è motivata ad andare avanti per la strada scelta, senza troppi ripensamenti (con ciò non intendo dire che i ripensamenti siano sempre sbagliati, anzi, alcune volte sono salutari e necessari!)…ha grinta da vendere!!
3) ha deciso di investire su se stessa con corsi di formazione che hanno attinenza rispetto alla strada che sta e che vuole percorrere;
4) diversifica il suo CV con attività che sa potrebbero interessare un potenziale datore di lavoro.

Ebbene, se credete che i quattro aspetti che ho descritto qui sopra, siano caratteristiche di chiunque, vi posso assicurare, da persona che bazzica nel campo delle risorse umane, ormai da qualche anno, che non è assolutamente così e che anzi, persone così sono merce rara! (Questo naturalmente è il mio vissuto rispetto alla mia esperienza).

E chi di voi è alla ricerca del primo lavoro o di una nuova attività, cosa ne pensa?

Mamme: scegliere la propria strada

 



imageCi sono donne, mogli, madri che si trovano a vivere questo dilemma: lavorare o rimanere a casa?

Alcune staranno pensando che, talvolta, è molto meglio averlo questo dilemma, che non averlo. Infatti c’è chi deve lavorare per necessità e preferirebbe stare a casa con i propri figli e chi invece vorrebbe lavorare, ma non riesce a trovare il lavoro ed è quindi costretta a rimanere a casa.

Premesso che ritengo ci sia del buono in entrambe le opzioni, sono dell’idea che forse c’è il modo di riuscire a fare una scelta, senza che questa venga subita.

DEFINIRE LA PROPRIA STRATEGIA

Prima di saltare alle conclusione, prendendo in considerazione delle eventuali soluzioni, che però potrebbero farci prendere degli abbagli, è necessario analizzare la situazione nella quale ci troviamo.

Per questo suggerisco uno strumento molto utile che è la L’ANALISI SWOT.

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L’analisi SWOT è uno strumento che viene usato nella formulazione della gestione strategica. Può aiutare ad identificare le Forze (Strengths), Debolezze (Weaknesses), Opportunità (Opportunities) e le Minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo. L’analisi può riguardare l’ambiente interno (analizzando punti di forza e debolezza) o esterno di un’organizzazione (analizzando minacce ed opportunità).

LE FASI DELL’ANALISI SWOT APPLICATE ALLA NOSTRA SCELTA

Innanzitutto è opportuno partire da un obiettivo chiaro, ovvero qual è il nostro stato desiderato.

Definito l’obiettivo, si potrebbero presentare varie opzioni.

Prendiamo in considerazione una delle opzioni ed analizziamone i punti di forza, ponendoci le seguenti domande:

  • Quali vantaggi/benefici avrebbe per me questa scelta?
  • Che cosa cambierebbe in positivo nella mia vita?
  • Cosa potrei fare che oggi non faccio?

Passiamo poi ad analizzare i punti di debolezza, chiedendoci:

  • Quali ostacoli interni comporta questa scelta? Ad esempio la paura di non farcela.
  • Quali svantaggi posso avere?
  • Quali rinunce comporta?

Vediamo ora le opportunità, ovvero quali possibilità esterne si possono verificare:

  • Quali nuovi scenari positivi si possono presentare?
  • Cosa potrei imparare di nuovo?
  • Quali risorse esterne potrebbero supportarmi nella mia scelta?

Infine vediamo le minacce, vale a dire i rischi esterni ai quali si potrebbe andare ad incorrere con la propria scelta:

  • Quali ostacoli esterni potrei incontrare? Ad esempio il pensiero contrario di amici e parenti.
  • C’è qualcosa a cui dovrei rinunciare in via temporanea e/o definitiva?
  • Cosa potrei perdere?

Valutare i dati emersi

Una volta completata l’analisi SWOT, sarà necessario mettere insieme tutti i dati raccolti e osservarli attentamente per creare una strategia o un piano d’azione, che si concentri su ciascuna delle quattro aree.
Per riassumere:
– è necessario mantenere, costruire o far leva sui punti di forza;
– è necessario risolvere o eliminare i punti di debolezza;
– è necessario dare priorità o ottimizzare le opportunità;
– è necessario contrastare o ridurre le minacce.
Obiettivo dell’analisi SWOT, è quello di creare una nuova strategia che consenta di utilizzare le Opportunità e presidiare le Minacce, non perdendo di vista l’obiettivo finale.

 

 

Come superare brillantemente il periodo di prova

handshake-440959_1280Il periodo di prova è un momento fondamentale nel rapporto di lavoro.

Come in tutte le relazioni, i primi momenti sono fondamentali per creare il rapporto di fiducia con il nuovo datore di lavoro.

Pertanto, durante il periodo di prova si tende a valutare soprattutto gli atteggiamenti/comportamenti, i valori e le potenzialità che la persona appena inserita in Azienda manifesta più o meno apertamente, prima ancora delle sue reali capacità.

Ecco che allora diventa fondamentale, per il nuovo inserito, agire dei comportamenti che siano in linea con le aspettative di un datore di lavoro che, solo già per il fatto di aver scelto proprio te e non un altro candidato, parte con dei buoni presupposti e delle ottime intenzioni nel voler confermare l’idea positiva che si era mentalmente costruito durante i colloqui.

Consiglio, quindi, nel rispetto della propria identità e unicità alcuni atteggiamenti da mostrare, pensando a quello che generalmente un datore di lavoro si può aspettare da un nuovo assunto:
1.Curiosità nei confronti della nuova realtà e apertura all’apprendimento, con una buona predisposizione all’ascolto attivo;
2.Capacità di proporsi ai nuovi colleghi con positività, portando anche un nuovo punto di vista;
3.Umiltà nell’interagire con l’organizzazione, ponendo domande, prima di agire;
4.Entusiasmo, grinta ed energia, mostrandosi disposti a prendere in carico dei compiti di responsabilità;
5.Capacità di imparare dai propri errori;
6.Integrarsi con più colleghi, senza limitarsi a quelli del proprio ufficio;
7.Dimostrare che si è persone affidabili, che fanno quello che dicono;
8.Mantenere un atteggiamento onesto e trasparente;
9.Chiedere frequenti feedback sul proprio operato, in modo da essere allineati alle aspettative del datore di lavoro.

Tutto questo, unito ad una manifestazione di volontà di voler fare bene il proprio lavoro e, ripeto, all’instaurarsi di un solido rapporto di fiducia è sicuramente la chiave del successo per superare brillantemente qualsiasi periodo di prova.

Concludo con l’augurare in bocca al lupo a tutte le nuove leve!