Come trovare l’equilibrio tra lavoro e famiglia

balance-716342_1280Chi, tra noi donne, non ha mai pensato a come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia?

Io faccio parte di quelle donne che sono alla costante ricerca del proprio bilanciamento, con continui sensi di colpa e perenne frustrazione di non riuscire mai ad accontentare tutti, tra cui anche me stessa!

Al lavoro hai capi, clienti interni e/o esterni, colleghi e collaboratori…ognuno di loro con le proprie esigenze alle quali intendi dare una risposta. A casa hai una famiglia alla quale vorresti dare il meglio di te stessa, stanchezza permettendo.
Non avendo ancora trovato una ricetta magica, provo a condividere con voi alcune idee, in parte sperimentate su me stessa, in parte ancora in fase di testing…
Per prima cosa suggerirei di iniziare a trovare il proprio bilanciamento in ciascuna delle due aree (lavoro e vita privata), separatamente.

10 Consigli su come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia

Cosa possiamo fare per alleggerire il nostro carico in entrambe le aree?
1) fare “pulizia ed ordine” tra le attività che abbiamo. Quindi possiamo decidere di eliminare qualcosa oppure di delegarlo o di condividerlo in un team per trovare supporto
2) tra le attività che rimangono (e presumo siano la maggioranza!) diamo a ciascuna di loro una priorità da 1 a 5 e pianifichiamole in base al criterio di importanza e/o urgenza
3) impariamo a dire di no o, quantomeno, a dare una risposta ma indicando una tempistica di risposta che dovremo essere certe di riuscire a rispettare!
4) troviamo il coraggio di chiedere ai nostri capi se ci possono essere opportunità per ridurre l’orario di lavoro (magari ci potrebbero bastare uno/due pomeriggi alla settimana per andare a prendere i bambini a scuola)
5) impariamo a fare le “to do lists” sia per il lavoro che per la vita privata (io ci sto provando e, devo dire, che funzionano!)
6) alziamoci mezz’ora prima la mattina…potrebbe essere sicuramente una valida risorsa per trovare del tempo da dedicare a se stesse, ma, per me, al momento, impraticabile!…considerando che il mio piccolo di quasi due anni si sveglia ancora molte volte per notte
7) troviamo delle persone che collaborino con noi, di cui ci fidiamo e alle quali non abbiamo problemi a delegare alcune attività lavorative o extra lavorative
8) cerchiamo di avere sempre a portata di mano dei back up per la tata, la colf ed anche per la nonna malata!
9) selezioniamo la persona giusta per il posto giusto, sia che si tratti di collaboratrice professionale, sia che si tratti di colf o tata
10) teniamo un’agenda con possibilità di condividere sia gli impegni di lavoro che quelli privati, così da avere sotto mano sempre tutti gli appuntamenti
Insomma, come si dice…”chi fa per se fa per tre!!”
E voi mamme lavoratrici quali trucchi/strategie usate per trovate il vostro work life balance?

Non è solo questione di soldi…

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Chi motiva chi? Ma soprattutto che cosa motiva le persone a svolgere con amore il proprio lavoro?
Alla prima domanda mi è facile rispondere: nessuno ci può motivare più di quanto possiamo fare noi stessi.
Ognuno di noi conosce bene le proprie leve motivazionali, indipendentemente da quello che fanno gli altri nei nostri confronti.
Dico ciò perché mi rendo conto che non sempre le organizzazioni nelle quali lavoriamo si rendono conto di cosa veramente motivi i propri collaboratori. Dove è che sbagliano? Probabilmente l’errore consiste nel non cercare di capire quali siano i reali bisogni delle persone.
Se solo cercassimo di approfondire questi bisogni, riusciremmo, probabilmente, a soddisfare di più i nostri collaboratori e questo li renderebbe persone più felici ed appagate e di riflesso anche le nostre organizzazioni lo sarebbero.
Talvolta addirittura tendiamo ad anticipare un bisogno di una persona, pensando di fare cosa gradita e non ci rendiamo conto che invece otteniamo solo l’effetto contrario perché il nostro gesto, pensiero non era stato esplicitato o richiesto dalla persona ma è nato solo dalla nostra presupponente convinzione che quello che abbiamo fatto era proprio quello che il collaboratore si aspettava dall’azienda.
Che cosa si può fare allora in ambito aziendale? Pensare solo all’aspetto della retribuzione fissa è sicuramente limitativo, soprattutto per quei dipendenti che hanno già raggiunto un range retributivo soddisfacente per la posizione ricoperta. Pertanto, appagato il bisogno di venir ricompensati in maniera equa per il valore del nostro lavoro, scatta la necessità, da parte dell’azienda, di trovare nuove e diverse leve motivazionali, come ad esempio:
1) Fornire obiettivi specifici, misurabili, legati al lavoro di ciascun dipendente, dando la possibilità ai dipendenti stessi di tracciarne l’andamento;

2) Legare il raggiungimento degli obiettivi ad un incentivo economico che abbia senso per la persona;

3) Offrire frequenti feedback ai propri collaboratori sulla prestazione, riconoscendone il merito;

4) Riconoscere e festeggiare i successi;

5) Dare possibilità di crescita, delegando;

6) Offrire opportunità di “Smart working”, nell’ottica di conferire una maggiore autonomia;

7) Prevedere percorsi di crescita, laddove possibile;

8) Fornire formazione, tramite attività di mentoring, coaching e training on the job;

9) Mettere a disposizione dei dipendenti benefit legati al welfare e al work life balance;

10) Stimolare lo spirito di gruppo per accrescere il senso di appartenenza e la conseguente motivazione a voler far parte del gruppo stesso.

Molte altre idee si potrebbero aggiungere alla mia lista, ma, riassumendo, ritengo che alla base della motivazione ci sia una spinta interiore personale, basata su un bisogno specifico, che le organizzazioni devono sforzarsi di conoscere per poter motivare in modo sempre più efficace.

Parola d’ordine: investire su noi stessi!


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Oggi ho avuto modo di apprezzare una giovane donna, alle prese con l’ormai annoso e purtroppo troppo diffuso problema delle scarse opportunità lavorative che, da diversi anni, attanaglia l’esistenza di molti di noi.

La storia di Miriam

A questa giovane ragazza, che, per privacy, darò il nome di Miriam, estetista qualificata, è stato sospeso il contratto di somministrazione (meglio conosciuto come contratto interinale) che aveva da un anno per lavorare all’interno di un centro estetico.

Le offerte di lavoro, nonostante il campo dell’estetica possa considerarsi forse ancora una pseudo isola felice, certamente non pullulano e non si trovano dietro ogni angolo di strada.

Miriam, infatti, a distanza di un anno e mezzo è ancora alla ricerca di un’occupazione che le consenta di avere un lavoro da dipendente…il punto forte che ho apprezzato di lei? Nonostante la difficoltà nel trovare un nuovo posto di lavoro, sa bene in che ambito vuole lavorare e sa che il suo talento è nel campo dell’estetica.

Per dirla in breve, Miriam ha un obiettivo chiaro verso cui mirare. Tutti i suoi sforzi e sacrifici vanno nella direzione che lei stessa si è prefissa, perché ci crede e conosce il suo talento.

Ma Miriam non si ferma qui. Lei sa che oggi ci sono particolari cure della persona che vanno di gran moda, tipo l’attività di ricostruzione unghie, la stesura dello smalto semi permanente e per questo decide di investire su se stessa frequentando corsi che le consentano di diversificare il suo curriculum. Molti penseranno:” beh che cosa c’è di strano o di particolare in questa storia?” Ve lo dico subito. Da osservatrice esterna noto quattro aspetti che, ad esempio, per chi si occupa di selezione del personale, fanno brillare gli occhi e fanno dire:” questa ragazza è in gamba!”.

Che cosa cercano i selezionatori

1) come già menzionato il fatto che Miriam abbia un obiettivo chiaro rispetto alla meta che vuole raggiungere;
2) è motivata ad andare avanti per la strada scelta, senza troppi ripensamenti (con ciò non intendo dire che i ripensamenti siano sempre sbagliati, anzi, alcune volte sono salutari e necessari!)…ha grinta da vendere!!
3) ha deciso di investire su se stessa con corsi di formazione che hanno attinenza rispetto alla strada che sta e che vuole percorrere;
4) diversifica il suo CV con attività che sa potrebbero interessare un potenziale datore di lavoro.

Ebbene, se credete che i quattro aspetti che ho descritto qui sopra, siano caratteristiche di chiunque, vi posso assicurare, da persona che bazzica nel campo delle risorse umane, ormai da qualche anno, che non è assolutamente così e che anzi, persone così sono merce rara! (Questo naturalmente è il mio vissuto rispetto alla mia esperienza).

E chi di voi è alla ricerca del primo lavoro o di una nuova attività, cosa ne pensa?

Mamme: scegliere la propria strada

 



imageCi sono donne, mogli, madri che si trovano a vivere questo dilemma: lavorare o rimanere a casa?

Alcune staranno pensando che, talvolta, è molto meglio averlo questo dilemma, che non averlo. Infatti c’è chi deve lavorare per necessità e preferirebbe stare a casa con i propri figli e chi invece vorrebbe lavorare, ma non riesce a trovare il lavoro ed è quindi costretta a rimanere a casa.

Premesso che ritengo ci sia del buono in entrambe le opzioni, sono dell’idea che forse c’è il modo di riuscire a fare una scelta, senza che questa venga subita.

DEFINIRE LA PROPRIA STRATEGIA

Prima di saltare alle conclusione, prendendo in considerazione delle eventuali soluzioni, che però potrebbero farci prendere degli abbagli, è necessario analizzare la situazione nella quale ci troviamo.

Per questo suggerisco uno strumento molto utile che è la L’ANALISI SWOT.

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L’analisi SWOT è uno strumento che viene usato nella formulazione della gestione strategica. Può aiutare ad identificare le Forze (Strengths), Debolezze (Weaknesses), Opportunità (Opportunities) e le Minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo. L’analisi può riguardare l’ambiente interno (analizzando punti di forza e debolezza) o esterno di un’organizzazione (analizzando minacce ed opportunità).

LE FASI DELL’ANALISI SWOT APPLICATE ALLA NOSTRA SCELTA

Innanzitutto è opportuno partire da un obiettivo chiaro, ovvero qual è il nostro stato desiderato.

Definito l’obiettivo, si potrebbero presentare varie opzioni.

Prendiamo in considerazione una delle opzioni ed analizziamone i punti di forza, ponendoci le seguenti domande:

  • Quali vantaggi/benefici avrebbe per me questa scelta?
  • Che cosa cambierebbe in positivo nella mia vita?
  • Cosa potrei fare che oggi non faccio?

Passiamo poi ad analizzare i punti di debolezza, chiedendoci:

  • Quali ostacoli interni comporta questa scelta? Ad esempio la paura di non farcela.
  • Quali svantaggi posso avere?
  • Quali rinunce comporta?

Vediamo ora le opportunità, ovvero quali possibilità esterne si possono verificare:

  • Quali nuovi scenari positivi si possono presentare?
  • Cosa potrei imparare di nuovo?
  • Quali risorse esterne potrebbero supportarmi nella mia scelta?

Infine vediamo le minacce, vale a dire i rischi esterni ai quali si potrebbe andare ad incorrere con la propria scelta:

  • Quali ostacoli esterni potrei incontrare? Ad esempio il pensiero contrario di amici e parenti.
  • C’è qualcosa a cui dovrei rinunciare in via temporanea e/o definitiva?
  • Cosa potrei perdere?

Valutare i dati emersi

Una volta completata l’analisi SWOT, sarà necessario mettere insieme tutti i dati raccolti e osservarli attentamente per creare una strategia o un piano d’azione, che si concentri su ciascuna delle quattro aree.
Per riassumere:
– è necessario mantenere, costruire o far leva sui punti di forza;
– è necessario risolvere o eliminare i punti di debolezza;
– è necessario dare priorità o ottimizzare le opportunità;
– è necessario contrastare o ridurre le minacce.
Obiettivo dell’analisi SWOT, è quello di creare una nuova strategia che consenta di utilizzare le Opportunità e presidiare le Minacce, non perdendo di vista l’obiettivo finale.

 

 

Come superare brillantemente il periodo di prova

handshake-440959_1280Il periodo di prova è un momento fondamentale nel rapporto di lavoro.

Come in tutte le relazioni, i primi momenti sono fondamentali per creare il rapporto di fiducia con il nuovo datore di lavoro.

Pertanto, durante il periodo di prova si tende a valutare soprattutto gli atteggiamenti/comportamenti, i valori e le potenzialità che la persona appena inserita in Azienda manifesta più o meno apertamente, prima ancora delle sue reali capacità.

Ecco che allora diventa fondamentale, per il nuovo inserito, agire dei comportamenti che siano in linea con le aspettative di un datore di lavoro che, solo già per il fatto di aver scelto proprio te e non un altro candidato, parte con dei buoni presupposti e delle ottime intenzioni nel voler confermare l’idea positiva che si era mentalmente costruito durante i colloqui.

Consiglio, quindi, nel rispetto della propria identità e unicità alcuni atteggiamenti da mostrare, pensando a quello che generalmente un datore di lavoro si può aspettare da un nuovo assunto:
1.Curiosità nei confronti della nuova realtà e apertura all’apprendimento, con una buona predisposizione all’ascolto attivo;
2.Capacità di proporsi ai nuovi colleghi con positività, portando anche un nuovo punto di vista;
3.Umiltà nell’interagire con l’organizzazione, ponendo domande, prima di agire;
4.Entusiasmo, grinta ed energia, mostrandosi disposti a prendere in carico dei compiti di responsabilità;
5.Capacità di imparare dai propri errori;
6.Integrarsi con più colleghi, senza limitarsi a quelli del proprio ufficio;
7.Dimostrare che si è persone affidabili, che fanno quello che dicono;
8.Mantenere un atteggiamento onesto e trasparente;
9.Chiedere frequenti feedback sul proprio operato, in modo da essere allineati alle aspettative del datore di lavoro.

Tutto questo, unito ad una manifestazione di volontà di voler fare bene il proprio lavoro e, ripeto, all’instaurarsi di un solido rapporto di fiducia è sicuramente la chiave del successo per superare brillantemente qualsiasi periodo di prova.

Concludo con l’augurare in bocca al lupo a tutte le nuove leve!

Il lavoro che vorrei: da dove partire

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Inizio il mio primo post proprio dal titolo del blog: “Il lavoro che vorrei…”.

office-381228_1280Quanti possono dire di svolgere il lavoro che hanno sempre desiderato di avere? Quanti giovani sono alla ricerca del primo lavoro, inconsapevoli, talvolta, di quello che vorrebbero fare? E chi invece un lavoro già ce l’ha, si può dire soddisfatto o forse pensa che da un’altra parte sarebbe meglio?

Inoltre, per noi donne, dopo la nascita dei figli, emergono esigenze diverse che ci fanno pensare che conciliare lavoro e famiglia sia una missione impossibile.

Sicuramente se chiedessi a ciascuno di voi quale potrebbe essere il lavoro dei vostri sogni, le risposte sarebbero molteplici e diversificate.
Forse vi starete chiedendo come fare allora a trovare il lavoro che tanto vi piacerebbe fare….ebbene, non ci sono formule magiche né tanto meno trattasi solo di pura fortuna…il segreto, se così si può dire, é quello di avere “talento” (uso questo termine in senso molto ampio, intendendolo anche come conoscenza, capacità nel saper fare) e poi sì, dare la possibilità al nostro talento di trovare un’occasione in cui potersi esprimere e mettersi alla prova.
Mi viene pertanto da dire che il primo passo consista proprio nel partire da una buona conoscenza di se stessi, in termini di capacità, conoscenze, ma anche di attitudini, di motivazioni, di aspetti caratteriali che ci possono guidare nella scelta di una direzione piuttosto che di un’altra. Tutto questo spesso è il risultato di quello che si indica, generalmente, come bilancio di competenze, argomento che sarà sicuramente oggetto di maggiori approfondimenti in successivi miei posts.

Ad una conoscenza approfondita di noi stessi, deve seguire una buona conoscenza di quello che ci offre il mercato o, se il lavoro dobbiamo costruircelo, dell’offerta che potremmo creare.

Ed infine dovremo trovare il modo di far combaciare le nostre attitudini, necessità, interessi e passioni con il lavoro che è attualmente disponibile, perchè ricordiamo che “Il Lavoro Che Vorrei” deve essere come un vestito confezionato appositamente per noi.