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Consigli per richiedere il part-time

Quante mamme lavoratrici sognano un lavoro part-time?

Scommetto che siamo in tante.

Infatti un lavoro part-time consente sia di avere un’occupazione e quindi un guadagno seppur inferiore ad un lavoro full time, sia di poter dedicare parte della giornata alla propria famiglia.

Il tutto nell’ottica di un migliore work life balance.

I diritti delle neo mamme

Il rientro al lavoro dopo la maternità è solitamente vissuto dalle neo mamme con una certa apprensione.

Ma, fortunatamente, possiamo contare su alcuni istituti che ci consentono di riprendere gradualmente contatto con l’ambiente di lavoro.

Fino al compimento del primo anno del bambino le neo mamme lavoratrici hanno diritto a due ore di allattamento al giorno.

Ci viene poi incontro  la normativa del Decreto 81/2015 e successivamente il Job Act che offrono la possibilità di rinunciare al congedo parentale per ottenere in cambio sei mesi di lavoro part-time.

Un’altra interessante novità è la possibilità di poter sfruttare il congedo parentale ad ore, spalmandolo sul proprio orario di lavoro, con la possibilità, quindi, di costruirsi un part time sulle proprie esigenze.

In base alla mia recente esperienza, mi permetto di aggiungere una piccola postilla sul congedo parentale per chi lavora dal lunedì al venerdì.

Come evitare che nel computo del congedo parentale vengano inclusi anche i sabati e le domeniche.

Si possono utilizzare le ferie per coprire le giornate di lunedì e di venerdì, sfruttando così il congedo parentale solo da martedì a giovedì. In questo modo andremo a “risparmiare” giornate di congedo parentale da poter utilizzare successivamente. 😜

Ma cosa fare una volta terminate le ore previste per l’allattamento e le ore di congedo parentale?

Una necessaria premessa

Prima di procedere con i consigli per richiedere il part time ci tengo a  precisare un aspetto.

Con l’ottenimento della riduzione dell’orario si potrebbe andare incontro ad un ridimensionamento del proprio ruolo.

Carriera e part time sono difficilmente compatibili

Questo, almeno, è quanto accade nelle realtà aziendali in cui si viene retribuiti più per il tempo che si lavora che per l’effettiva efficacia del nostro lavoro.

In molte Aziende si è rimasti ancorati al concetto di retribuzione per ora di lavoro, anzichè a quello di compenso in funzione degli obiettivi raggiunti.

Quello che, solitamente,  viene retribuito, nel rapporto di lavoro dipendente non è tanto la professionalità, quanto piuttosto il tempo che dedichiamo al lavoro.

Sono certa che se la mentalità delle imprese si orientasse sempre più verso una retribuzione basata sull’efficacia e l’efficienza del lavoro, piuttosto che sul tempo che mettiamo a disposizione dell’organizzazione nella quale lavoriamo, forme di flessibilità dell’orario sarebbero accolte con più facilità e meno stress per chi si trova a dover gestire il personale.

Detto questo, vediamo alcuni consigli per richiedere il part time.

Consigli per richiedere il part time

1. Affrontare l’argomento con il proprio diretto responsabile.

Prima di recarsi all’ufficio personale, è opportuno un colloquio con il proprio capo per permetterci di capire alcuni importanti aspetti.

Ad esempio ci potrebbe aiutare a capire il momento che sta attraversando l’azienda.

Infatti se è un momento di difficoltà, l’Azienda stessa potrebbe essere interessata a concedere qualche part-time in più.

Oltre a questo il nostro capo ci potrà aiutare a capire se, per il ruolo che svolgiamo e l’organico presente all’interno del reparto nel quale lavoriamo, sia possibile una trasformazione del contratto di lavoro da full time a part time.

E’ ovvio, infatti, che, se siamo solo noi a svolgere un certo lavoro e magari anche di responsabilità, sarà assai difficile che possano concederci il part time, a meno che non si vengano a creare le giuste condizioni.

Per “giuste condizioni” intendo, ad esempio, una redistribuzione del nostro carico di lavoro. Oppure l’assunzione di una figura di back up per il nostro ruolo. In alternativa il nostro spostamento ad un’altra mansione.

2. Mettersi nei panni dell’Azienda.

Se si vuole richiedere una trasformazione del proprio contratto di lavoro da full time a part time dobbiamo avere chiaro che, se non ricorrono particolari motivi di interesse per l’Azienda a concederlo, stiamo creando un problema organizzativo al quale la nostra Società dovrà far fronte.

Per questo è importante presentarsi già con qualche possibile proposta che possa venire incontro alle esigenze dell’azienda.

Dimostrare un atteggiamento aperto e propositivo, può essere assai apprezzato.

Ad esempio rendendosi disponibili a lavorare durante la pausa pranzo.

Oppure garantendo la nostra disponibilità a portare del lavoro a casa da terminare alla sera.

Ed ancora potrebbe essere utile far presente alcune innovazioni per velocizzare determinate attività del nostro ruolo.

Riusciremo così a dimostrare che quanto veniva svolto in 8 ore giornaliere può essere portato a termine anche in minor tempo.

Quanto sopra sono solo alcune esemplificazioni per sottolineare un concetto di fondo. Assicurare, in maniera ovviamente realistica, al nostro interlocutore aziendale, che, con la trasformazione da full time a part time, si cercherà di arrecare il minor disagio possibile all’azienda, garantendo sempre una buona qualità del nostro lavoro.

3. Negoziare

Potrebbe accadere che sia necessario negoziare la riduzione dell’orario.

Intendo dire che l’Azienda potrebbe non accettare da subito una riduzione del 50% dell’orario, ma magari solo del 30%.  Consideratelo già un buon inizio per negoziare, in futuro, un’ulteriore riduzione di orario, se necessaria.

Nell’ambito della negoziazione, potrebbe essere utile partire con una richiesta di part time solo per un determinato periodo, piuttosto che per un tempo indeterminato.

Questa apertura da parte del lavoratore a prendere in considerazione una ripresa a tempo pieno fornisce all’azienda un ulteriore punto di incontro per poter concedere il part time.

L’interlocutore aziendale si sentirà più sereno nella concessione, sapendo di poter riconvertire, un domani, il part time in full time.

4. Motivare la richiesta

A parte per i casi previsti dal Decreto 81/2015, che ha ampliato il target di lavoratori ai quali può essere concessa la trasformazione del contratto da full time a part time, è opportuno, a mio avviso, presentare delle motivazioni concrete e sostenibili, circostanziando le necessità che ci spingono ad avanzare tale richiesta.

Concludo facendo presente che, salvo i casi previsti dalla normativa di riferimento sul contratto di lavoro part time, l’Azienda non è obbligata a concedere la trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale.

Al contempo è sempre necessario l’accordo del lavoratore per trasformare un full time in part time.

Rientro al lavoro dopo la maternità

giovanna_mezzogiorno_1<<È stata una lunga pausa, da una parte voluta e dall’altra forzata. La maternità è una gioia, ma che fatica. Con due gemelli poi è ancora un’altra storia. Dopo il parto non ero in grado di rimettermi subito a lavorare, lo ammetto: la gravidanza mi ha distrutta, ho impiegato tre anni per riprendermi>>.

Giovanna Mezzogiorno Confessa: “La Gravidanza mi ha Distrutta”

Prendo spunto dalla dichiarazione di Giovanna Mezzogiorno per affrontare il tema del rientro al lavoro dopo la maternità.

Il senso di inadeguatezza quando si rientra al lavoro dopo la maternita’

Ricordo che anche il mio rientro al lavoro dopo la maternità fu piuttosto faticoso, sebbene abbia avuto la possibilità di utilizzare sia il  congedo obbligatorio che quello facoltativo.

Ricordo la difficoltà di riprendere a lavorare otto ore di fila; la stanchezza quando rientravo a casa, con la necessità di essere presente al 100% per la mia famiglia.

Svolgendo un lavoro d’ufficio, ricordo la difficoltà inziale a riprendere il ritmo, la giusta concentrazione.

La sensazione che provavo era come quando avevo cominciato a lavorare per la prima volta. Sentivo un brivido corrermi lungo la schiena, mentre mi irrigidivo al pensiero di dover fare cose che prima della maternità mi parevano del tutto normali e molto semplici. Mi sentivo come quando si impara a guidare. Devi stare con gli occhi ben aperti e pensare a quale marcia inserire. Nulla mi veniva più in automatico, come prima.

Pensavo di non essere più adeguata per un ruolo che pure già svolgevo da tanti anni.

Che cosa cambia rispetto a prima?

In fin conti si era trattata di una pausa di circa nove mesi. Cosa poteva essere cambiato in un arco temporale così breve?

Eppure molte cose mi sembravano cambiate, soprattutto sentivo le persone cambiate o forse ero solo cambiata io. E quello che prima non vedevo nei miei colleghi e nella competitiva realtà multinazionale, adesso lo guardavo con occhi nuovi e diversi.

C’è voluto un po’ di mesi prima che riuscissi nuovamente a sentirmi un ingranaggio funzionante di questo grande orologio, che è l’azienda nella quale lavoro, fatta di obiettivi da raggiungere e da superare, di regole da rispettare quasi fosse un credo religioso.

Mi pareva di deludere le aspetattive dei mie Capi. Io che ero sempre stata molto efficiente, dopo questo periodi di assenza, durante il quale avevo completamente cambiato vita e “staccato la spina”, mi sembrava di non riuscire più ad integrarmi, come prima.

Allo stesso tempo provavo un senso di forte frustazione perchè il mio cuore e il mio pensiero erano verso il mio piccolo, che avevo deciso di lasciare alle cure di altri per rientrare al lavoro.

I pensieri autolimitanti al cambiamento

Più volte, dopo il rientro dalla maternità, mi è capitato di chiedermi che cosa ci facessi lì. Ma poi mettevo a tacere questa vocina perché la mia parte razionale mi ricordava quanto ero e sono fortunata ad avere un buon posto di lavoro.

Ecco. La sicurezza del posto di lavoro. Questo, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio pensiero autolimitante. Il mio pensiero ostacolo. Il pensiero che mi frena nel cambiare. Il  pensiero alibi per allontanarmi da quello che mi fa paura e cercare nuove strade.

Eppure, allo stesso tempo, lo sento come un’àncora di salvezza.

Quale possibile alternativa?

Ma L’alternativa? C’è un’alternativa a tutto questo?

A dire il vero ne sono ancora alla ricerca, anche perché mi piace il lavoro che svolgo. E’ un lavoro che mi realizza. Un lavoro al quale sono grata perchè siamo cresciuti insieme e mi ha fatto crescere non solo professionalmente, ma anche come persona.

Ora però è forse arrivato il tempo di cambiare qualcosa…..

Come trovare l’equilibrio tra lavoro e famiglia

balance-716342_1280Chi, tra noi donne, non ha mai pensato a come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia?

Io faccio parte di quelle donne che sono alla costante ricerca del proprio bilanciamento, con continui sensi di colpa e perenne frustrazione di non riuscire mai ad accontentare tutti, tra cui anche me stessa!

Al lavoro hai capi, clienti interni e/o esterni, colleghi e collaboratori…ognuno di loro con le proprie esigenze alle quali intendi dare una risposta. A casa hai una famiglia alla quale vorresti dare il meglio di te stessa, stanchezza permettendo.
Non avendo ancora trovato una ricetta magica, provo a condividere con voi alcune idee, in parte sperimentate su me stessa, in parte ancora in fase di testing…
Per prima cosa suggerirei di iniziare a trovare il proprio bilanciamento in ciascuna delle due aree (lavoro e vita privata), separatamente.

10 Consigli su come trovare il proprio equilibrio tra lavoro e famiglia

Cosa possiamo fare per alleggerire il nostro carico in entrambe le aree?
1) fare “pulizia ed ordine” tra le attività che abbiamo. Quindi possiamo decidere di eliminare qualcosa oppure di delegarlo o di condividerlo in un team per trovare supporto
2) tra le attività che rimangono (e presumo siano la maggioranza!) diamo a ciascuna di loro una priorità da 1 a 5 e pianifichiamole in base al criterio di importanza e/o urgenza
3) impariamo a dire di no o, quantomeno, a dare una risposta ma indicando una tempistica di risposta che dovremo essere certe di riuscire a rispettare!
4) troviamo il coraggio di chiedere ai nostri capi se ci possono essere opportunità per ridurre l’orario di lavoro (magari ci potrebbero bastare uno/due pomeriggi alla settimana per andare a prendere i bambini a scuola)
5) impariamo a fare le “to do lists” sia per il lavoro che per la vita privata (io ci sto provando e, devo dire, che funzionano!)
6) alziamoci mezz’ora prima la mattina…potrebbe essere sicuramente una valida risorsa per trovare del tempo da dedicare a se stesse, ma, per me, al momento, impraticabile!…considerando che il mio piccolo di quasi due anni si sveglia ancora molte volte per notte
7) troviamo delle persone che collaborino con noi, di cui ci fidiamo e alle quali non abbiamo problemi a delegare alcune attività lavorative o extra lavorative
8) cerchiamo di avere sempre a portata di mano dei back up per la tata, la colf ed anche per la nonna malata!
9) selezioniamo la persona giusta per il posto giusto, sia che si tratti di collaboratrice professionale, sia che si tratti di colf o tata
10) teniamo un’agenda con possibilità di condividere sia gli impegni di lavoro che quelli privati, così da avere sotto mano sempre tutti gli appuntamenti
Insomma, come si dice…”chi fa per se fa per tre!!”
E voi mamme lavoratrici quali trucchi/strategie usate per trovate il vostro work life balance?

Mamme: scegliere la propria strada

 



imageCi sono donne, mogli, madri che si trovano a vivere questo dilemma: lavorare o rimanere a casa?

Alcune staranno pensando che, talvolta, è molto meglio averlo questo dilemma, che non averlo. Infatti c’è chi deve lavorare per necessità e preferirebbe stare a casa con i propri figli e chi invece vorrebbe lavorare, ma non riesce a trovare il lavoro ed è quindi costretta a rimanere a casa.

Premesso che ritengo ci sia del buono in entrambe le opzioni, sono dell’idea che forse c’è il modo di riuscire a fare una scelta, senza che questa venga subita.

DEFINIRE LA PROPRIA STRATEGIA

Prima di saltare alle conclusione, prendendo in considerazione delle eventuali soluzioni, che però potrebbero farci prendere degli abbagli, è necessario analizzare la situazione nella quale ci troviamo.

Per questo suggerisco uno strumento molto utile che è la L’ANALISI SWOT.

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L’analisi SWOT è uno strumento che viene usato nella formulazione della gestione strategica. Può aiutare ad identificare le Forze (Strengths), Debolezze (Weaknesses), Opportunità (Opportunities) e le Minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo. L’analisi può riguardare l’ambiente interno (analizzando punti di forza e debolezza) o esterno di un’organizzazione (analizzando minacce ed opportunità).

LE FASI DELL’ANALISI SWOT APPLICATE ALLA NOSTRA SCELTA

Innanzitutto è opportuno partire da un obiettivo chiaro, ovvero qual è il nostro stato desiderato.

Definito l’obiettivo, si potrebbero presentare varie opzioni.

Prendiamo in considerazione una delle opzioni ed analizziamone i punti di forza, ponendoci le seguenti domande:

  • Quali vantaggi/benefici avrebbe per me questa scelta?
  • Che cosa cambierebbe in positivo nella mia vita?
  • Cosa potrei fare che oggi non faccio?

Passiamo poi ad analizzare i punti di debolezza, chiedendoci:

  • Quali ostacoli interni comporta questa scelta? Ad esempio la paura di non farcela.
  • Quali svantaggi posso avere?
  • Quali rinunce comporta?

Vediamo ora le opportunità, ovvero quali possibilità esterne si possono verificare:

  • Quali nuovi scenari positivi si possono presentare?
  • Cosa potrei imparare di nuovo?
  • Quali risorse esterne potrebbero supportarmi nella mia scelta?

Infine vediamo le minacce, vale a dire i rischi esterni ai quali si potrebbe andare ad incorrere con la propria scelta:

  • Quali ostacoli esterni potrei incontrare? Ad esempio il pensiero contrario di amici e parenti.
  • C’è qualcosa a cui dovrei rinunciare in via temporanea e/o definitiva?
  • Cosa potrei perdere?

Valutare i dati emersi

Una volta completata l’analisi SWOT, sarà necessario mettere insieme tutti i dati raccolti e osservarli attentamente per creare una strategia o un piano d’azione, che si concentri su ciascuna delle quattro aree.
Per riassumere:
– è necessario mantenere, costruire o far leva sui punti di forza;
– è necessario risolvere o eliminare i punti di debolezza;
– è necessario dare priorità o ottimizzare le opportunità;
– è necessario contrastare o ridurre le minacce.
Obiettivo dell’analisi SWOT, è quello di creare una nuova strategia che consenta di utilizzare le Opportunità e presidiare le Minacce, non perdendo di vista l’obiettivo finale.